Ripartire con la cultura Le Ciampate del diavolo a Tora e Piccilli

Quarantaquattresima tappa

Un’interessante visita guidata per conoscere Tora e Piccilli, un delizioso borgo in provincia di Caserta, sull’antica bocca laterale del vulcano di Roccamonfina, ormai spento. In esclusiva per i soci e gli amici del Tci.

Il borgo è, tra l’altro, famoso per un sito paleontologico di inestimabile valore, conosciuto come le Ciampate del diavolo, una serie di orme (sono più di cento e appartengono a due individui) risalenti a circa 350.000 anni fa, impresse su di un banco tufaceo del medio Pleistocene.

Tora e Piccilli: è un delizioso borgo in provincia di Caserta. Sorge sull’antica bocca laterale del vulcano di Roccamonfina, ormai spento, all’interno del parco regionale di Roccamonfina – Foce del Garigliano.

La zona, fu abitata dapprima dalle popolazioni italiche degli Ausoni – Aurunci, poi dai Sanniti, ai quali si deve la fondazione del primo nucleo di fortificazioni in località Tora – Presenzano denominato Rufrae, di cui oggi rimangono alcune rovine. Nel III secolo a.C. il territorio fu colonizzato dai romani. Sul finire del VI secolo, il paese divenne possedimento della contea longobarda di Teano. Si deve ai Normanni, durante il XII secolo, la prima fortificazione del centro abitato di Tora, ai tempi del regno di Guglielmo d’Altavilla. Ai tempi di Federico II divenne feudataria di Tora la potente famiglia ducale dei Marzano di Sessa, durante il regno aragonese il possedimento passò ai nobili Galluccio.

Nel 1627 a causa di continui dissidi l’università di Piccilli si separò dal ducato di Tora e le due comunità furono riunite in un’unica entità amministrativa solamente nel 1807.

Vittima, del brigantaggio dopo la sconfitta delle truppe borboniche e delle vessazioni dei Tedeschi dopo l’armistizio del 1943, il paese ospitò prima come colonia di lavoro e poi nascose, per sottrarli alle deportazioni dei tedeschi, circa cinquanta ebrei napoletani che trovarono rifugio nei boschi grazie alla collaborazione e al silenzio di tutti gli abitanti, compreso lo stesso podestà. È l’unico episodio in Italia che si conosca in cui una intera comunità si schiera a favore degli ebrei. Per questo episodio di solidarietà collettiva nel 2005 il Comune di Tora e Piccilli è stato insignito della medaglia d’argento al valore civile.

Fuori dal centro fortificato di Tora sorge, sull’attuale via Roma, e di fronte alla villa comunale, il palazzo ducale fatto costruire dalla famiglia dei Galluccio intorno alla metà del Settecento. In sostituzione del vecchio palazzo che sorgeva tra le mura del castello. L’edificio, di notevoli dimensioni, presenta una facciata semplice, con loggia a esedra e un portale realizzato in stile rinascimentale. Fu acquistato dalla famiglia Falco nel 1876.

Ciampate del Diavolo: in questo luogo, magico e suggestivo, per secoli si è parlato di una strana presenza: gli abitanti erano ormai abituati a convivere spalla a spalla con un’inusuale vicino di casa, il diavolo.

In località Foresta le Ciampate del Diavolo consistono in orme risalenti a circa 350.000 anni fa, impresse su di un banco tufaceo del medio Pleistocene. Appartengono a due individui. Le orme sono più di cento, 56 sono quelle riguardanti le due piste principali e visibili nel sito. Misurano in media 20 centimetri per 10 centimetri e sono da ricondurre a uomini non più alti di un metro e mezzo.

Il sito paleontologico conserva tesori di valore inestimabile: le due passeggiate sul tufo, lungo un pendio inclinato, e la traccia di quello che è stato riconosciuto come tra i più antichi sentieri preistorici al mondo percorso dall’uomo. Sul sentiero, ancora oggi segnato sulle cartografie IGM, una sovrapposizione di tracce in entrambi i sensi di marcia: uomini, ma anche animali. Un antico deposito piroclastico del vulcano Roccamonfina è all’origine delle tracce lasciate dai nostri progenitori, con tutta probabilità appartenenti alla specie Homo heidelbergensis, vissuta fra 600 e 100 mila anni fa, dello stesso ramo evolutivo dell’uomo di Neanderthal. Le orme, che fuoriescono dal sentiero sono le più evidenti e sono state studiate anche con tecniche di criminologia forense. Appaiono come impronte impresse sulla neve e rivelano una quantità incredibile di informazioni. Sulla pista “A”, su un percorso in discesa a zig zag, sono chiare le zone d’impatto, le forme dell’avampiede, dell’alluce, del secondo e terzo dito, dell’arco plantare. La traccia svela un bipedismo abituale.

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