Roberto Capasso apre la rassegna “Le Theatre in Hiver”

TEATRO MARCOVALDO
Via Rispoli 61
Castellammare di Stabia (Napoli)

SUB EVENTI POMPEI
presenta
LE THEATRE
EN HIVER
III edizione
(PRIMA PARTE: Novembre-Dicembre 2015)
direzione artistica Adelaide Oliano
organizzazione Rosario Esposito

DOMENICA 15/11
PACCHIELLO
VENDITORE AMBULANTE DI TARALLI CALDI CALDI E DI GUAI NERI NERI
di Pasquale Ferro
diretto ed interpretato da Roberto Capasso
Lo spettacolo è un monologo che parte dalla favola per arrivare alla cruda realtà di una storia di usura e di ordinaria, ma non troppo, violenza, una violenza fisica ma anche psicologica, che il protagonista, Pacchiello, vive e rivive attraverso il ricordo di una vita distrutta e distruttiva, tra i suoni neomelodici evocativi di una Napoli contemporanea che porta sulle spalle una tradizione pesante da sostenere, come quella della festa dei Gigli che fa da sfondo alle vicende raccontate.
Pacchiello è un untore, e l’usura è un sistema, un mezzo necessario per “contagiare” le vittime debitrici. Un desiderio assoluto di condivisione della lordura della propria esistenza. Un uomo dimenticato dalla coscienza, ossessionato dal potere, vive i ricordi che gli passano accanto veloci come un treno, fino ad investirlo.
Un Riccardo III “neomelodico” trasportato in una Napoli ubriaca e senza pudore.
DOMENICA 22/11
BALAGANCIK Teatro
TINGEL CONTRO TANGEL
Liberamente tratto da Tingeltangel di Karl Valentin
Drammaturgia e Regia: Libero de Martino
con Donatella Faraone Mennella e Luigi Cesarano

Karl Valentin si esibiva tutte le sere nei Lachkeller (cantine delle risate) locali fumosi, ingombri di sedie e tavolini davanti a un pubblico di piccoli impiegati, casalinghe, commercianti, ma anche di artisti, scrittori ed intellettuali come Brecht e Hesse, Tucholsky e Polgar.
Aveva inconsapevolmente inventato, ciò che decenni dopo sarebbe stato chiamato il «teatro dell’assurdo». Valentin riusciva a tratteggiare con pochi cenni e con quell’aria distratta e quasi disinteressata, la gente comune: schivi impiegati, orchestrali o fotografi.
Riusciva con la sua immobilità e la quasi assenza di azione, ad innescare una serie di avvenimenti assurdi e comicamente surreali, dai quali diventava poi impossibile districarsi.
Una comicità graffiante, disarmante, a volte cattiva o persino demenziale, ma sempre attualissima. Gli attori diventano con lui clown musicali che in scena cantano, suonano, recitano e ballano per inscenare uno spettacolo divertente dove però la comicità si scontra con la realtà, tragica per l’epoca.
Un disperato tentativo di riportare alla ragione con l’ironia e la denuncia, un popolo e la sua classe dirigente annebbiata dalla sete di conquista.
Lo spettacolo racconta, scopre ed evidenzia quelle microverità della vita di tutti i giorni, di cui non si sa poi cosa farne, e ce le consegna pungenti e scoppiettanti mettendoci di fronte ad una crisi logica senza vie di uscita.
DOMENICA 29/11
SEBBEN CHE SIAMO DONNE
di e con Cinzia Mirabella
Dalla tradizione letteraria antica e contemporanea, una raccolta di personaggi femminili ai quali Cinzia Mirabella dà vita ed anima con la sua convincente interpretazione. Affascinata dalla dimensione narrativa del racconto, e coinvolta dall’opportunità di indagare e veicolare una visione del mondo tutta femminile. “Sebben che siamo donne” è un grido unico che non conosce solitudine e che gode del privilegio di una perenne condivisione di vita con tutte le altre donne.
DOMENICA 6/12
BADERIA Teatro
QUESTO SPAZIO NON E’ IN VENDITA
liberamente tratto da “Accessories” di Gloria Calderon Kellett
regia e drammaturgia Claudia Balsamo
con Angela Rosa D’Auria e Claudia Balsamo

Sinossi
In un tempo non definibile sono possibili senz’altro solo universi perfetti, uomini e donne perfette, senza anima.
Può capitare di vivere così, ma può capitare a due automi di cominciare a sognare e…
“Questo spazio non è in vendita” è la seconda produzione teatrale di BADERIA TEATRO, liberamente ispirato ai monologhi di “Accessories” di Gloria Calderon Kellett (anche autrice e coproduttrice della fortunata serie americana “How I Met Your Mother”).
In scena due automi che aiuteranno il mondo nella ricerca della donna perfetta, rivestendo passo passo diverse personalità

Note di regia
La scena è un interno bianco, asettica, nessun elemento che possa creare un gioco di colori o che possa suscitare emozioni nello spettatore.
Una scena sempre più vicina alla vita di tutti i giorni, dove la finzione e l’ideale di perfezione annullano tutto il resto.
Una clinica, due automi, qualche elemento che appare e scompare in scena come esca per la provocazione suscitando così qualche reazione. Oggetti familiari che appartengono al quotidiano, un mazzo di fiori, un velo da sposa, un anello, una fotografia e infine tante scarpe pronte per essere indossate così come i sentimenti e le emozioni vissute.
Un intreccio di monologhi ironici dal ritmo serrato: la fidanzata lasciata in discoteca, la sposa esausta alla sua prima notte di nozze, l’esuberante casalinga anni cinquanta, la reginetta di bellezza che invece vorrebbe essere brutta e tante altre figure femminili, modelli in cui rispecchiarsi o distanziarsi. Sarà questo spettacolo la rivincita degli uomini sulle donne?
Claudia Balsamo
DOMENICA 13/12
UNA LAMPA
Un’invettiva scritta e diretta da Roberto Azzurro
con Fabio Brescia e Roberto Azzurro
Tutto ciò che in qualsiasi altra città del mondo è ordinario a Napoli è straordinario.
E naturalmente viceversa.

Per molto tempo ho inseguito l’idea che soltanto uno scandalo può far sì che qualcuno si accorga di noi – sempreché abbiamo qualcosa di interessante e di irrinunciabile da mostrare –, si accorga di noi in termini eclatanti e profondi: bisogna fare uno scandalo, di qualsiasi tipo, ma uno scandalo. Poi, una bella mattina mi sono detto: lo scandalo non devo inventarlo, lo scandalo esiste già: e si chiama Napoli.
Anche la miccia, utile e perfetta a innescare il turbine, era pronta già, ed è ciò che mi capita continuamente durante il giorno, mentre sono in auto nel traffico, o dal giornalaio, o in fila alla posta, o al tabacchi per comprare un biglietto per l’autobus. Per meglio dire, dalla reazione che io ho in seguito a quello che mi capita. Ecco, il verbo che indica questo mio comportamento/atteggiamento è questo: inveire; la cui definizione è: lanciarsi, avventarsi con furore verbale contro qualcuno o qualcosa, investendolo con invettive, con rabbiose accuse giustificate o meno, parole di fuoco, oppure aggredendolo con vituperi, con parole violente e offese terribili.
L’unico dubbio che ancora sussiste, stavolta, è se – in riferimento a questo progetto che nasce in solitaria e si apre all’accoppiata (sì, accoppiata è perfetto) sia più giusta la parola sodale o la parola complice, nel momento in cui bisogna immaginare che il progetto “Unalampa” vede accostarsi all’invettore Roberto Azzurro il poliedrico, novello invettore anch’egli, Fabio Brescia. Insieme, stavolta, inveiscono, polemizzano, urlano, cantano, e si/ci divertono, correndo insieme da una sponda all’altra di rabbie appassionate, di clamori sussurrati, di esplosioni inevitabili, per raccontare, commentare, odiare, e poi amare, e poi sfinire, e poi inveire, contro questo posto straordinariamente bello e straordinariamente impossibile che fu chiamato Napoli.
E di Teatro in Teatro, questa invettiva sta viaggiando esplosiva, pronta a dimostrare che molti sono disposti ancora a indignarsi e ad alzare la voce per farsi sentire con parole forse nuove, forse inusuali, ma accorate e prepotenti, sincere, amorevoli e dolorose, seppur rabbiose e minacciose.
E a dimostrazione che affinché il teatro avvenga è necessario soltanto un testo interessante,e qualcuno che lo “dica” in maniera interessante, di Teatro in Teatro, UNALAMPA si adatta a qualsiasi “situazione” e spazio, che sia il grande teatro dove c’è il “campo lungo” e il piccolo teatro dove però si può godere il primo piano. Ecco, e il nostro primo piano verbale è pronto per l’accogliente TEATRO ARCAS.
Questa invettiva è divisa in sette canti. Sette urli, sette dolori, sette anche comici sberleffi. Insomma sette momenti di rabbiosa riflessione anche, punteggiati da musicalità note, da memorie imprescindibili di una napoletanità onorata ma ormai vecchia e stantia, che si crogiola e annega in una oleografia ormai soltanto nociva e deleteria. Centrale, poi, è il terzo canto, in cui convergono tutte le parole e i versi dei grandi scrittori che hanno fatto viaggiare Napoli nel mondo attraverso le loro opere di volta in volta teatrali, letterarie, poetiche e meravigliosamente musicali. Per finire nell’incendio/incubo/sogno, nell’auspicato martirio di liberazione, tra le lacrime e il comico sberleffo che ritorna imprescindibile.
Questa volta UNALAMPA avrà due voci, due urli che si intersecheranno, sovrapporranno, incroceranno, in un unico tornado verbale, in una giostra impazzita e trascinante, in un delirio lucido e furente.
Ci sono illustri predecessori che hanno al loro attivo prestigiose invettive, ci perdonino se ci infiliamo in punta di piedi – ma mica tanto – in un elenco di grande rilevanza, ma è irrinunciabile: è frutto di un giuramento, fatto una volta mentre ero imbottigliato nel traffico, a un incrocio, dove sono rimasto per circa un’ora e mezza – e non a Zurigo, chiaramente, ma a Napoli.
Certo, pensai una volta liberatomi da quell’imbuto ferroso dell’ingorgo automobilistico – imbuto vivacizzato da un’umanità bestemmiante e anch’essa inveente e in più brutta e grassa, (mi chiedo dove siano i bei napoletani e le belle napoletane di una volta) – certo, pensai, è una fortuna che sia da considerarsi obsoleto o improprio l’uso che estende il verbo inveire ad azioni di una violenza che travalica le parole per sfociare in animosità fisica, altrimenti è certo che quando pronuncerò l’ultima terribile battuta della mia invettiva – da napoletano – contro Napoli e i Napoletani, e che titolerò “Unalampa”, è certo che la suddetta UNALAMPA rischierà di finire in rissa. O in festa, chissà. Noi napoletani siamo sempre così imprevedibili.
Roberto Azzurro

DOMENICA 20/12
FACCIO BUM
di Pippo Cangiano
regia Giovanni Merano
con Francesco Saverio Esposito
Note d’autore:
“Faccio Bum” è un testo comico scritto con una sequenza di “battute” che vengono fuori dai concetti parossistici e surreali del protagonista. Nasconde però, in modo originale, una struttura drammaturgica profonda che espone il disagio di un uomo che non vede più futuro nella sua vita. La disperazione di chi non trova niente e nessuno da incolpare per appigliarsi ancora ad un lembo di vita. Il profondo sconforto che avverte chi sente d’essere stato abbandonato al proprio destino, ma la leggerezza del gioco discorsivo ammanta il tutto con divertente frivolezza.
Pippo Cangiano
DOMENICA 27/12
Compagnia LE MOLECOLE
TRADIMENTI
da Harold Pinter
drammaturgia e regia Carmine De Martino Andolfi
con Pietro Robertazzi, Carmine De Martino Andolfi, Antonetta Capriglione.
Note artistiche:
Adattamento che italianizza personaggi e ambientazione della celebre commedia dal titolo Tradimenti (1978) del premio Nobel inglese Harold Pinter di cui conserva quei dialoghi serrati dai quali emerge l’ipocrisia dei rapporti personali e professionali.
In nove quadri si riavvolge il nastro della storia clandestina tra Emma, sposata con Roberto, e Luca, miglior amico dell’uomo, partendo dall’appuntamento tra i due ex amanti in un locale due anni dopo la fine del loro rapporto fino al momento che sigla l’inizio della relazione.
Lo spettacolo mostra – tra scatole bianche semiaperte e bottiglie e bicchieri che invadono la scena – personaggi poco amabili, a volte leggeri, quasi vacui, a volte sarcastici, le cui parole vengono smentite dai fatti, il non detto svelato dalle pause e dai silenzi, scena dopo scena: è un viaggio alla ricerca della propria identità, alla ricerca di un tempo perduto nel quale è necessario bere per parlarsi davvero e per aprire scatole immaginarie, piene di ricordi.

 

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