ROMA. E’ CADUTO IL SIPARIO SUL 1 MAGGIO, GIUNTO QUEST’ANNO ALLA 28^ EDIZIONE. di

 di Paolo Pozzuoli

ROMA. E’ caduto il sipario sulle manifestazioni  che hanno caratterizzato il 1 maggio, giunto quest’anno alla 28^ edizione.  Uno solo il tema, “SICUREZZA: IL CUORE DEL LAVORO”, due le manifestazioni principali. A Prato e a Roma.Prato, la novità. Roma la tradizione. A Prato in piazza Duomo i segretari generali della Cgil Susanna Camusso, della Cisl Annamaria Furlan, della Uil Carmelo Barbagallo.                                                 C’è chi ha detto che «La somma di mancati investimenti e precarietà ha determinato disattenzione alle norme di sicurezza sul lavoro e, nonostante tanta tecnologia, non la si usa per creare le condizioni di sicurezza. Inoltre c’è tanta ricattabilità che deriva dalla disoccupazione e dalla precarietà»,  sicchè, «L’aumento dei controlli è una delle strade per risolvere il problema»; e chi ha sottolineato che «Ci sono troppi morti per il lavoro, troppi lutti nelle famiglie. È una cosa inaccettabile, è un bollettino di guerra che nessuno può più accettare; per questo, più investimenti per la sicurezza, più prevenzione e più controlli»; e chi, ancora, nel ricordare che «Oggi siamo allo stesso livello di mortalità del 1911 e questo vuol dire che non stiamo facendo nulla», ha affermato che «Si mette al primo posto il profitto trascurando, omettendo di investire di più sulla sicurezza sul lavoro,  e comunque è necessario aumentare le sanzioni»; e, in ultimo, chi ha rammentato che «La crescita del lavoro e la sua qualità restano necessariamente centrali per ogni strategia di governo. Il lavoro è la priorità». Infine, Papa Francesco, nel ricordare che la chiesa celebra la festa di San Giuseppe Lavoratore, ha osservato che  ‘garantire l’accesso al lavoro resta l’ obiettivo prioritario; ai lavoratori e alle famiglie va data priorità e comunque “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare RESTA L’UOMO”. A Roma, nella piazza S. Siovanni in Laterano, in programma, come da tradizione consolidata, il “concertone”, evento dell’anno, giunto alla 28^ edizione. Anche qui, stesso tema “SICUREZZA: IL CUORE DEL LAVORO”, ben visibile e leggibile sulla parte più alta del palco. Ma, dalla “sicurezza” della “festa del lavoro” alla “festa della musica”, il passo è stato breve. Il palco, infatti, ha accolto due bravi presentatori (Ambra Angiolini e Lodo Guenzi), un’arpista affermata (Micol Picchioni), una famosa pianista (la coreana Sun Hee You), 50 straordinari maestri dell’orchestra filarmonica marchigiana, tanti artisti, giovani e big, per tutti i gusti delle migliaia di fan, studenti, ragazzi, adolescenti, arrivati da ogni dove per partecipare a tale evento  e poter dire ‘io c’ero’.                                                                Verso le ore 16:30, i bravi presentatori hanno scandito, snoccialando anche numeri impietosi (questi sì da far rabbrividire da lasciare l’amaro in bocca), parole di vasto e rilevante effetto senza però alcun cenno ad eventuali rimedi finalizzati – non diciamo tendenti ad eliminare ogni tipo di infortunio sui luoghi di lavoro – ma quantomeno a ridurne la portata. Tutto questo fra la totale indifferenza degli astanti, per la maggior parte giovani, venuti qui in piazza S. Giovanni per provare dal vivo l’ebbrezza, l’essenza, il significato del concertone, classico, tradizionale evento del 1 maggio. Quasi contemporaneamente all’inizio dello spettacolo, poco più lontano, in piazza S. Silvestro, vicinissima al Parlamento, venivano posizionate centinaia di sagome, rigorosamente ‘bianche’, simboleggianti i tanti caduti sul lavoro che continuano a metterci a dura prova, a sollecitare la nostra sensibilità, a richiamare  l’attenzione dell’opinione pubblica sugli infortuni sul lavoro e, in particolare, sugli eventi mortali che non accennano a diminuire. Anzi, negli ultimi tempi abbiamo appreso – ed è sconvolgente, pazzesco, da rimanere allibiti, senza parole – che diversi lavoratori hanno contratto neoplasie non con l’esposizione diretta al rischio lavorativo, bensì indirettamente, attraverso cioè quei mezzi di protezione individuali di cui erano stati forniti (scarpe antinfortunistiche e taluni grembiuli anti raggi x?), rivelatisi non elementi protettivi bensì veicoli di trasmissione di agenti neoplastici. Vanificata dunque la finalità! Come detto, dalla  “SICUREZZA: IL CUORE DEL LAVORO”, si è  repentinamente passati alla “festa della musica”. E la domanda, rimasta, purtroppo, senza risposta è: quale delle due è la nota stonata in questa giornata pregna di significato? Una cosa è certa: il lavoro su cui è fondata la nostra Repubblica, anche se, mai come oggi, è da creare, da inventare, comunque non può prescindere dalla sicurezza e nemmeno dalla prevenzione; pertanto, non ci può essere lavoro senza mettere in campo, attuare in parallelo le norme di prevenzione. E neppure in quel lavoro che quotidianamente facciamo nelle nostre case, comunemente detto ‘faccende domestiche’ non possiamo non attuare le norme di prevenzione.  Da Prato ci è giunta l’eco degli interventi delle più alte cariche dei sindacati confederali. Belle parole, pronunciate con particolare enfasi ed anche con malcelato sdegno (invocato quel lavoro da anni carente, evanescente, auspicata una maggior tutela per i lavoratori sui vari cantieri, laboratori, opifici, capannoni, posto l’accento sul lavoro nero, sull’esagerato numero di irregolarità riscontrate presso numerose aziende, ecc.), atte a scatenare prolungati applausi. Per i rimedi, e senza voler guardare una volta tanto in ‘casa’ propria, il riferimento è sempre in ‘casa’ altrui: aumento dei controlli sui luoghi di lavoro con ispezioni mirate da parte dei competenti organi istituzionali ed aumento delle sanzioni. Bene. In epoca non sospetta, assistendo all’(ab)uso di statuire sanzioni sempre di maggiore entità, con un sofferto velo di ironia, proprio su questa testata, abbiamo azzardato “l’Italia è diventata una Repubblica fondata sulle sanzioni”. L’aumento o inasprimento delle sanzioni non è affatto un deterrente. E non fa nessun effetto sull’imprenditore improvvisato, a volte soltanto un prestanome (e ci vogliono anni e processi prima di venirne a capo), un povero disgraziato quasi sempre nullatenente – e ce ne sono tanti – che dovrebbe accollarsi tutti gli oneri previsti. Si crea soltanto un contenzioso senza soluzione pratica. L’osservanza delle norme di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere a totale carico dell’impresa che appalta i lavori. Non può cadere sulle altre piccole aziende subappaltatrici. Certamente di grande efficacia, validità e giovamento i corsi di formazione e informazione con il solito diplomino finale. Ma la pratica? Quanti di essi vengono fatti anche sul campo, sui posti dove si è chiamati ad operare? (in proposito, si rammenta che una volta esisteva un centro formazione per le maestranze edili dove si recavano i lavoratori per sottoporsi alle prove pratiche propedeutiche alle assunzioni). E c’era anche sui cantieri edili il libro-giornale: il diario del cantiere su cui veniva meticolosamente annotato ogni minimo intervento. Abbiamo altresì scritto – e lo ribadiamo – che un sistema di videosorveglianza potrebbe essere la panacea sui cantieri di lavoro. Ed un sincero plauso merita il Campidoglio per aver commissionato – una felice e interessante intuizione, un esempio da seguire – delle macchine che captano eventuoli buchi e/o i primi accenni di presumibili frane al di sotto del manto stradale. Ecco, il balsamo, il rimedio idoneo alla prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro: realizzare, inventare macchine, strumenti che abbiano funzioni simili alle tac e/o ai metal detector, tali da rilevare nell’immediato tutto quanto potrebbe nuocere all’integrità fisica ed alla salute del lavoratore (dalle viti arrugginite ai bulloni deteriorati e/o  allentati, ecc.). Concludiamo evidenziando l’ultima piaga registrata nel mondo del lavoro:  quella concernente i contratti sottoscritti dai lavoratori che entrano a far parte delle cooperative di lavoro. Sfidiamo ad alzare la mano chi ignora cosa si cela dentro le tante cooperative di lavoro che proliferano all’interno di vasti capannoni dove vengono effettuate movimentazioni di merci (dagli alimentari ai cosiddetti prodotti per la casa, ai tanti altri prodotti con mezzi meccanici intestati ad altre aziende): tutti i lavoratori – non è escluso che, pur di essere occupati ed acquisire così una retribuzione mensile, certa ma modesta e, probabilmente senza poter rendersene conto – hanno sottoscritto contratti da soci; il che sta a significare una paga di gran lunga inferiore ai contratti sindacali e prestazioni lavorative che prescindono da ogni plausibile orario di lavoro. E sfidiamo ad alzare la mano chi, neanche per sentito dire, ha saputo di infortuni di una certa gravità che hanno colpito diversi soci-lavoratori. Ecco, questa è la piaga, il nuovo marcio da estirpare. Chi ha facoltà, il compito di intervenire ed il potere di annullare tali contratti sottoscritti in qualità di soci-lavoratori?  Purtroppo, il variegato mondo del lavoro, gli infortunati e le vittime mortali sui luoghi di lavoro non sono – come vorremmo – soggetti a quelle attenzioni  quotidiane che sono dovute e meritano. Ci si ricorda soltanto due volte l’anno, in occasione di due importanti ricorrenze: 1 maggio (festa del lavoro) e 2^ domenica di ottobre (giornata dedicata alle vittime sul lavoro), indetta dall’Anmil (AssociazioneAnazionaleMutilati ed Invalidi sul Lavoro).

                                                            Paolo Pozzuoli

 

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