Sabato 11 marzo: Nunzia Antonino e Carlo Bruni portano in scena “Else”, liberamente ispirato all’opera di Arthur Schnitzler. al Teatro Nuovo di Napoli

Sabato 11 marzo 2017, Teatro Nuovo di Napoli

Else di Nunzia Antonino e Carlo Bruni

Debito, ricatto e onorabilità in un contesto contemporaneo, nuovamente immerso in una crisi culturale non dissimile da quella che ispirò Schnitzler

 

Un testo originale, un personaggio che ricorda un’antica eroina, uno stile che fonde il monologo interiore, la fantasticheria, l’azione, il dialogo e perfino la musica. Sono questi degli elementi che caratterizzano Else di Nunzia Antonino e Carlo Bruni, la nuova produzione della Compagnia La luna nel letto di Ruvo, che sarà in scena sabato 11 marzo 2017 alle ore 21.00 (in replica domenica 12) al Teatro Nuovo di Napoli.

L’opera, scritta da Carlo Bruni, regista e direttore artistico del teatro Garibaldi, e Nunzia Antonino, che ne è interprete, ripercorre la storia di Else, non più diciannovenne, in un contesto contemporaneo, in un mondo nuovamente immerso in una crisi culturale non dissimile da quella che ispirò Schnitzler, fonte di conflitti, ossessioni e follia.

Infatti, la narrazione, liberamente ispirata all’opera di Arthur Schnitzler La signorina Else, sulla base della traduzione di Giuseppe Farese, parte dall’adolescente in vacanza e dal suo dramma, alimentato da un debito del padre nei confronti di un laido signor Dorsday. Debito che lei è invitata a estinguere con “strumenti” ritenuti ormai comuni, perciò lontanissimi dal produrre scandalo, ma, ancora oggi, perfettamente in grado di alimentare le tragiche conseguenze svolte dal racconto.

“La nostra Else – chiariscono Carlo Bruni e Nunzia Antonino – non è la diciannovenne dell’originale, piuttosto lo è stata. Rimasta impigliata nella lettera che scatenò il dramma, è alle prese con lo stesso Veronal di allora: medicinale ormai però fuori moda, veleno inadeguato al ruolo e, dunque, anche inutile a domare il reiterato dolore. La nostra Else vive in un mondo sordo, immerso in una crisi culturale, non dissimile da quella che ispirò Schnitzler, fonte di ossessioni, nel migliore dei casi in grado di condurre alla follia”.

La storia, dunque, pare non essere cambiata. Non è impresa ardua ritrovare nei personaggi di ieri le norme comportamentali di oggi: dal padre della protagonista, avvocato equilibrista che cerca di tenersi stretto il posto nell’alta società nonostante i debiti accumulati, al signor von Dorsday, bravo a nascondere le sue perversioni dietro l’elegante doppiopetto. E la bella, quanto inutile, Else, che studia francese, piano, recitazione, ma, in fin dei conti, non sa come procurarsi da vivere.

Il tema del debito e del ricatto è alla base di questa messinscena, non solo per questioni strettamente letterarie. Else, infatti, è stata realizzata grazie all’amicizia con Giuseppe Farese, principale studioso italiano di Schnitzler, di cui ha tradotto tutte le opere, e dalla sollecitazione di un curioso bancario a indagare il peso che un debito può ancora avere sulle anime sensibili.

 

Else di Nunzia Antonino e Carlo Bruni

Napoli, Teatro Nuovo – sabato 11 e domenica 12 marzo 2017

Inizio spettacoli ore 21.00 (sabato), ore 18.30 (domenica)

Info e prenotazioni al numero 0814976267 email  botteghino@teatronuovonapoli.it

 

Sabato 11 e domenica 12 marzo 2017

Napoli, Teatro Nuovo

 

Tra il dire e il fare/la luna nel letto

con il sostegno di

Teatro Rossini di Gioia del Colle sistemaGaribaldi – Linea d’Onda

presentano

 

Else

liberamente ispirato all’opera di Arthur Schnitzler La signorina Else

sulla base della traduzione di Giuseppe Farese

di Nunzia Antonino e Carlo Bruni

 

con Nunzia Antonino

 

impianto scenico e regia Carlo Bruni

 

assistente alla regia Olga Mascolo, ricerca musicale Sergio Antonino

costumi Atelier 1900, allestimento Sebastiano Cascione, Michelangelo Volpe

struttura Michele Barile, elementi di arredo MISIA, foto di scena Patrizia Ricco.

 

si ringraziano per la complicità

Michelangelo Campanale, Pino Loconsole,

Saverio Massari, Maria Pascale, Katia Scarimbolo.

 

Fondandoci sulla novella di Arthur Schnitzler, scritta come monologo interiore nel 1924, sotto le stesse influenze che avrebbero dato corpo alla psicanalisi di Freud, siamo partiti dall’adolescente in vacanza e dal suo dramma, alimentato da un debito del padre nei confronti di un laido signor Dorsday.

Debito che lei è invitata a estinguere con “strumenti” ritenuti ormai comuni, perciò lontanissimi dal produrre scandalo, ma ancora oggi “perfettamente” in grado di alimentare le tragiche conseguenze svolte dal racconto.

La nostra direzione è condizionata dall’anagrafe: Else non è la diciannovenne dell’originale, piuttosto lo è stata. Rimasta impigliata nella lettera che scatenò il dramma, è alle prese con lo stesso Veronal di allora: medicinale ormai però fuori moda; veleno inadeguato al ruolo e dunque anche inutile a domare il reiterato dolore.

La nostra Else vive in un mondo sordo, immerso in una crisi culturale, non dissimile da quella che ispirò Schnitzler: fonte di ossessioni, nel migliore dei casi in grado di condurre alla follia. Hanno dato origine a questa ricerca: l’amicizia con Giuseppe Farese, traduttore dell’opera e la sollecitazione di un curioso bancario, interessato a indagare il peso che un debito può ancora avere sulle anime sensibili.

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