Senza impianti che funzionano, Caserta non avrà più campioni

 A Stilelibero puntata dedicata agli sport meno noti: dal tchoukball allo speedcubing,
passando dal football americano al rugby. Tutti accomunati dalla carenza di strutture
Primiani, presidente dell’Unitel: in passato si è costruito troppo e senza nessun criterio

CASERTA. Senza impianti funzionati e aperti a tutti, Caserta non avrà più campioni. È questo il rischio emerso nel corso della prima puntata del 2016 di Stilelibero, la trasmissione radiofonica di approfondimento ideata da Claudio Lombardi e da Antonio Salvati e condotta da Salvati, ogni martedì, a partire dalle 16, dagli studi di New Radio Network (www.newradionetwork.com), a Maddaloni (Caserta). “Figli di uno sport minore” è stato il titolo della due ore di confronto, dove si sono alternati i rappresentanti di sport meno noti ma spesso da un palmares invidiabile. Tutti accomunati dalla difficoltà di trovare strutture idonee e alla loro portata economica, visto che quasi sempre sono gli stessi atleti a finanziare la loro attività.

Strutture: le opportunità della legge, gli errori della politica
Sul tema dell’impiantistica è intervenuto Bernardino Primiani, presidente dell’Unitel (Unione nazionale italiana dei tecnici degli enti locali): «Negli anni passati si è costruito troppo e male. Pensare di fare in una piccola area quattro campi di calcio non ha senso, meglio uno e riuscire a gestirlo. Solo dove esistono società sportive ricche gli impianti hanno conservato la loro funzionalità, comunque riferita esclusivamente alla società sportiva che in quel momento è in auge. Lasciando gli sport cosiddetti minori ai margini. Il legislatore ha comunque dato un’opportunità – ha concluso il presidente Primiani – con la legge 147, che favorisce finanziamenti agli imprenditori che insieme a una società sportiva intendono promuovere la costruzione o la gestione di un impianto. Il Comune di Napoli, in tal senso, si è espresso con una delibera di giunta mettendo a disposizione il proprio patrimonio di impianti sportivi». Non esista a definire «imbarazzante» la situazione degli impianti sportivi a Caserta, Armando Serpe, giornalista ed editore della testata Sportcasertano.it e Tuttocasertana.it: «La situazione degli impianti sportivi a Caserta non delle migliori. A partire dallo stadio Pinto, che non è idoneo alla serie B nel cui campionato la Casertana spera di giocare il prossimo anno». E aggiunge: «Qualcuno dimentica la vicenda del Diamante di San Clemente, costruito negli anni Novanta, e considerato uno degli impianti più funzionali d’Europa e oggi, misteriosamente, ridotto a un cumulo di macerie. E ancora il campo sportivo Commaia, al rione Acquaviva, che non esiste più. Due anni fa fu indetta una gara per riqualificarlo, ma all’apertura delle buste tutto finì in una bolla di sapone». Per Serpe: «Caserta non ha campioni da diverso tempo e i tanti casertani in giro tra serie B e serie C non sono cresciuti negli impianti della città. Il problema non riguarda solo il calcio, ma tutti gli sport e le istituzioni stanno a guardare».

Subbuteo & Tchoukball: il futuro è nei pulcini
Passione, entusiasmo, sacrifici (spesso anche economici), ma tante soddisfazioni sconosciute alle masse. È quello che accomuna tutti gli sportivi che si sono susseguiti ai microfoni di Stilelibero. Come Massimo Bolognino, soprannominato il «Maradona del Subbuteo», che con sei titoli mondiali individuali e venti a squadra, è considerato l’atleta più forte al mondo nella storia del calcio da tavolo. «Ho vinto sei titoli mondiali individuali e oltre venti titoli con gli Eagles Napoli, ma se non vado a lavorare non mangio. Gli impianti? Dopo tanto girovagare, siamo stati fortunati e abbiamo una sede al Polifunzionale di Soccavo. Paghiamo solo le spese vive e per questo facciamo scuola di Subbuteo gratis a tutti i bambini che vengono da noi». Impegno nelle scuole anche per Carlo Buonavita, coach-giocatore dell’Atletico PKH Caserta, team di tchoukball. Il tchoukball è una disciplina inventata negli anni Settanta dal medico sportivo svizzero Hermann Brandt. Gioco spettacolare ma caratterizzato dalla totale mancanza di contatto fisico visto che gli atleti non possono in alcun modo ostacolarsi nel corso dello svolgimento dell’azione. «Tanta passione e tanti sacrifici, anche economici, per continuare ad allenarci», spiega Buoanvita. «Il futuro? Cerchiamo di diffondere il tchoukball nelle scuole. Ai giovani dico che questa disciplina arricchisce sia dal punto di vista atletico, sia dal punto di vista della mentalità».

Dal rugby al football americano: l’avversario è il pregiudizio
Impegno nel sociale al centro dell’attività dello Spartacus Rugby Social Club del presidente Giuseppe D’Addona: «Il rugby è uno sport leale, dove le regole vengono rispettate in campo e poi, con il terzo tempo, tutti insieme si fa festa davanti a una birra. Lo Spartacus Rugby nasce nel 2014 e abbiamo messo Social nel nome del club perché vogliamo essere protagonisti anche nella società che viviamo e che ci circonda. Basti pensare alle collaborazioni che abbiamo in atto con le scuole e con casa Iris, una casa-famiglia di Santa Maria Capua Vetere». «Le strutture? – risponde il presidente D’Addona – noi risolviamo il problema girando molto alla ricerca di impianti in grado di ospitarci e combattendo contro i pregiudizi degli amministratori. L’anno scorso abbiamo giocato a San Tammaro, contribuendo alle spese. Oggi siamo a Santa Maria Capua Vetere, nel campo rionale delle Iacp». «È la dittatura del calcio che oggi in Italia toglie spazio a tutti sia come impiantistica che come interesse e anche come risonanza sui media», spiega Giovanni Marino, vicecaporedattore di Repubblica e autore di Playbook, il fortunato blog di Repubblica, dove Marino diffonde i segreti del mondo del football americano. «Nei primi anni Ottanta in Italia c’erano anche diecimila persone a vedere una partita di football americano», spiega Marino che sulla questione dell’impiantistica rivela un simpatico aneddoto: «Tempo fa Joe Montana, il più grande giocatore di tutti i tempi, venne a Trieste a insegnare football e gli fu vietato l’utilizzo del campo perché l’Udinese giocava un’amichevole agostana. Dovette accontentarsi di un campo di periferia».

Speedcubing: fare sport è un rompicapo
Particolare l’esperienza raccontata da Angelo Piccolella, speedcuber, che si sta preparando al prossimo Europeo che si svolgerà a Praga. Lo speedcubing è la disciplina sportiva, dove i concorrenti si affrontano nella risoluzione del Cubo di Rubik e dei poliedri magici in generale nel minor tempo possibile. «Mi alleno tutti i giorni per un paio di ore con cubo e timer per risolvere sempre più velocemente il rompicapo. I miei record? Nel classico 3×3 impiego 7 secondi e 40 centesimi a casa e 9 secondi e 64 centesimi in gara. La passione è nata cinque anni fa, in classe, al liceo. Con un cubo portato da un amico». Piccolella è stato, il 3 gennaio, tra gli organizzatori del “Capodrise Open 2016”, gara nazionale di risoluzione del cubo di Rubik, nel corso del quale è stato stabilito il record italiano nel «Pyraminx», la variante piramidale del cubo magico: 2 secondi e 96!

Caserta, 6 Gennaio 2016

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