Sorrento my love

A cura di Matilde Maisto

Da cosa prende il nome la costa sorrentina? È piuttosto facile, da Sorrento, forse il più celebre comune del napoletano, situato in una posizione “strategica” sia dal punto di vista geografico sia per attirare il turismo. Spiagge e hotel attrezzati di tutto punto, infatti, qui non mancano di certo.
Anche l’aspetto esterno conta. Il centro, avvolto dal verde, domina il mare da una sporgenza posta a quasi cinquanta metri di altezza. Coloro che decidono di trascorrere le loro vacanze a Sorrento, il cui nome starebbe a indicare secondo qualche studioso una “confluenza di acque”, si trovano ad apprezzare una località marina ma anche a scoprirne aspetti storici noti e meno noti. Rivale per un po’ della vicina Amalfi, fu un ducato conteso, a lungo dipese dai Normanni e nel XVI secolo subì perfino un saccheggio turco.
È inoltre il luogo in cui nacque un letterato illustre come Torquato Tasso. Chi ama le testimonianze del passato sarà certamente interessato a una visita al museo Correale di Terranova, tra reperti dell’era precristiana e magnifici dipinti.

Gli appassionati di architettura riscontrano a loro volta motivi di curiosità nel duomo quattrocentesco, la cattedrale di san Filippo e San Giacomo, senza dimenticare altre chiese, basiliche e santuari. Naturalmente ci si imbatte pure in palazzi e ville (o resti di esse) davvero suggestivi, per il carico di anni che si portano. Da notare inoltre la presenza di parchi e giardini con viste spettacolari. E bisogna assolutamente fare una puntata al centrale Vallone dei Mulini, uno spiazzo che conserva le rovine di una segheria munita appunto di mulino.
Marina Grande è uno degli angoli più belli. Zona di raduno dei pescatori, è ovviamente dotata di una stupenda spiaggia. Un posto così baciato dal sole non può non godere del meglio dell’agricoltura mediterranea. Da un agrume in particolare, il limone, proviene un limoncello rinomato, ma anche il ramo dolciario possiede una buona notorietà.

Golosità sorrentine
Le guide turistichedi Sorrento, dopo avervi fatto girare in lungo e in largo, non possono tralasciare di farvi ristorare in qualche locale tipico. Già, perché qui si mangia davvero bene, e non stiamo parlando semplicemente di gnocchi alla sorrentina, che magari sono più famosi del resto.
I prodotti caseari, come la mozzarella di Agerola, i caprignetti o le burrine del vicino Vico Equense, risultano molto richiesti, ma da queste parti si fa pure della pasta (di Gragnano) assolutamente da provare e un olio pregiato. Poi, dai frantoi alle cantine il passo può essere breve, poiché il vino del luogo si fa apprezzare a sua volta. Nella cucina sorrentina, inoltre, a parte le specialità di pesce che in una simile città affacciata sul mare non possono sicuramente mancare e si chiamano, giusto per fare qualche nome, ravioli all’aragosta o scialatelli ai frutti di mare, s’incontrano gustosi salami e salsicce. Quanto ai dolci, oltre agli immancabili babà – che però sono al limoncello – bisogna citare almeno la torta Santa Rosa e le melanzane alla cioccolata. Se poi preferite una pizza, è chiaro che siete nel territorio ideale!
Con una simile prospettiva di abbuffate, è indicato organizzarsi per qualche rilassante passeggiata sul lungomare, anche solo per ammirare le splendide vedute che questo importante centro campano offre ai suoi visitatori. E d’altronde, essendo meta di molti viaggiatori non solo estivi, non è difficile imbattersi in qualche simpatico bar o in pittoreschi negozi. Probabilmente, è opportuno metterlo in conto, quando si va in giro.
Per girare agevolmente, oltre al bus marittimo denominato Metrò del Mare, ci si può servire degli aliscafi, che portano velocemente a Napoli e a Positano, nonché a Ischia e Capri. Il posto è così suggestivo che è stato eletto come sede per gli Incontri Internazionali del Cinema, dove i professionisti del settore fanno il punto della situazione.

Fonte: Grand Tour Sorrento Coast

Visitando Sorrento è “quasi obbligatorio” trascorrere una serata al Teatro Tasso per assistere al “Sorrento Musical”.

Il Sorrento Musical prende spunto dalla “Tarantella”, danza tipica delle regioni meridionali nata in un imprecisato e lontanissimo passato. È tale la suggestione che si sprigiona dalla musica trascinante al cui ritmo si “intrecciano” i ballerini, che musicisti insigni come Rossini ne restarono a tal punto affascinati da dedicare ad essa composizioni superbe.
Nel tempo, purtroppo, il significato primigenio della Tarantella è andato perdendosi ed essa si è trasformata in uno ripetitivo spettacolo per turisti.
Nel tentativo di farne rinascere la vivacità genuina, i proprietari del Teatro Tasso, da un decennio hanno iniziato una ricerca nel folklore locale alla scoperta di ambienti e personaggi che hanno ricevuto, attraverso una gelosa tradizione familiare, il prezioso patrimonio delle esatte movenze e dello spirito del ballo.

Dal 1999 hanno allestito il Sorrento Musical: uno spettacolo che racconta momenti e luoghi di un’intera giornata della Sorrento ottocentesca Lo spettacolo non è una rassegna delle canzoni e dei balli della tradizione degli ultimi due secoli: è una vera e propria ricostruzione delle situazioni quotidiane di lavoro o di festa nella penisola sorrentina del tempo che fu.

Lo spettatore vedrà l’alba sorgere a Marina Grande ¬ borgo dei pescatori perfettamente ricostruito dalle fedeli scenografie ¬ dove prima di partire per la pesca un rito di sapore pagano invoca abbondanza. Il mare sarà il protagonista di tutta la prima parte, ad esso sono dedicate tutte le canzoni e ad esso sono ispirate tutte le storie che le melodie raccontano.La seconda scena condurrà lo spettatore nella piazza che, con l’arrivo delle bancarelle, diventa mercato. Voci e suoni tipici della compravendita si trasformano, come per magia, in canti e balli improvvisati e spontanei che traducono la frenesia gioiosa degli scambi.
Le ore passano e la cessata attività mercantile della mattina regala un’immagine pomeridiana alla piazza ove la gente passeggia o discute seduta nei caffè. Gli schiamazzi della mattina cedono il passo ai sussurri delle confidenze e dei pettegolezzi, dei desideri e delle dichiarazioni sulle note delle splendide canzoni che tutto il mondo conosce ed apprezza.
Un orecchio attento può scoprire che quelle canzoni recano in loro il segno stesso della storia, sono la memoria del tempo passato e testimonianza della ricchezza delle radici culturali di questa terra. Ad esempio nel folkloristico ballo con i bastoni c’è traccia dei lontanissimi influssi moreschi, mentre nella tammurrita nera (che narra dell’inaspettata nascita di un bimbo di colore dato alla luce da una donna napoletana durante l’ultimo periodo della seconda guerra mondiale) si trova l’ironica allusione degli esiti della permanenza a Napoli dell’esercito americano.
Calano le prime ombre sulla scena: è quasi sera. È il momento adatto per dare vigore alla voce del cuore. Tutte le canzoni di questa parte hanno come protagonista l’amore: da quello del soldato lontano durante la grande guerra (O surdato nnammurato) alla serenata del marinaio sotto la luna, per finire ¬ omaggio a Rossini ¬ col corteggiamento di gatti innamorati composto esclusivamente da “umanissimi” miagolii.
Un pirotecnico spettacolo, sullo sfondo di un golfo illuminato dagli adobbi della festa, chiude il Musical: i personaggi, ballerini e cantanti, vestiti per l’occasione ballano allegramente col pubblico chiedendo congedo e un applauso.

Nelle foto: Panorama Sorrento – Museo Correale di Terranova – Cattedrale di San Filippo e San Giacomo – Villa crawford – Vallone dei Mulini – Marina Grande – Teatro Tasso – Momenti del Musical

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