Studio Azzurro – Il Colore dei gesti Sinfonia Mediterraneo

Qualche notizia in più sulla mostra di greenaway e studio azzurro che si e’ aperta nella sala dorica di palazzo reale di napoli
le foto sono di luciano pedicini

STUDIO AZZURRO
IL COLORE DEI GESTI
SINFONIA MEDITERRANEO

“Gli artigiani conservano il senso più felice del loro lavoro. E’ una classe proba, che non sbaglia la vita che fa da sé, che
ha i suoi maestri; è una classe nella quale ogni uomo è un individuo e non un numero, e non lavora soltanto ma opera, cioè crea, cioè lavora pensando, perché la cosa gli riesca bene, a lui, per lui, primo goditore del suo lavoro”. (Gio Ponti)

Modellare con abilità la materia e trarne oggetti dalle forme raffinate, che permangono nel tempo, è in realtà la matrice del design, la sua forma primaria che si affranca dalla semplice pratica artigianale per diventare arte del progetto. Nello stesso tempo la ritualità di gesti antichi e l’associazione con canto, suoni e ritmi ci riporta alle radici della forma teatrale.

Il colore dei gesti si forma nel corso dei viaggi attraverso il mare nostrum per le ricerche condotte per la realizzazione delle installazioni interattive del ciclo Meditazioni Mediterraneo. Studio Azzurro filma numerosi artigiani durante il loro lavoro: liutai, pescatori, sellai, fonditori, vetrai, cesellatori, vasai, tessitori, raccoglitori di olive, vinai, costruttori di barche, restauratori, bambolai, rilegatori, maniscalchi, conciatori. Ciascuno di essi, ripreso nel proprio ambiente, attraverso il primo piano delle mani intreccia un racconto di quei gesti e di quei suoni che danno letteralmente forma ai manufatti. E tutti insieme vanno a comporre un grande affresco che ora prende una forma “visibile” diventando installazione sonora oltre che visiva. Una riscrittura musicale di suoni e rumori generati dall’incontro della materia modellata e quei gesti che si ripetono attraverso i secoli come il ritmo cardiaco dell’intero territorio rivolto verso il mare Mediterraneo.

Il colore dei gesti – Sinfonia Mediterraneo

Progetto e realizzazione Studio Azzurro
Ideazione Fabio Cirifino, Paolo Rosa
Testi Laura Marcolini
Montaggio video Silvia Pellizzari
Composizioni musicali e sonore Tommaso Leddi, Alberto Morelli
Progetto scenografico Daniele De Palma
Organizzazione generale Carmen Leopardi
commissionato e prodotto da CRT MILANO | Centro Ricerche Teatrali
in collaborazione con Triennale di Milano | Triennale Design Museum
programmazione multimediale Matteo Massocco e Valeria Palermo allestimento scenico realizzato da Marco Teatro

STUDIO AZZURRO

Studio Azzurro è un gruppo di ricerca artistica di Milano, che si esprime con i linguaggi delle nuove tecnologie. È stato fondato nel 1982 da Fabio Cirifino (fotografia), Paolo Rosa (arti visive e cinema) e Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione). Nel 1995 si è unito al gruppo Stefano Roveda, esperto in sistemi interattivi.

Da più di venti anni, Studio Azzurro indaga le possibilità poetiche ed espressive di questi mezzi che così tanto incidono nelle relazioni di questa epoca. Attraverso video-ambienti, ambienti sensibili e interattivi, performance teatrali e film, ha segnato un percorso che è riconosciuto in tutto il mondo. Oltre che in opere sperimentali, l’attività del gruppo si lega ad esperienze più divulgative come la progettazioni di musei e di esposizioni tematiche, di riconosciuto valore culturale. Ha così creato un contesto comunicativo che veda una attiva e significativa partecipazione dello spettatore all’interno di un impianto narrativo, ispirato a una ipertestualità e ad una continua oscillazione tra elementi reali e virtuali.

PETER GREENAWAY

ATOMIC BOMBS ON THE PLANET EARTH

Il filmmaker e artista visivo Peter Greenaway – autore di film indimenticabili quali Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante e I misteri dei giardini di Compton House – negli ultimi anni si è spesso allontanato dalla pratica cinematografica tradizionale e ha dato vita a nuove forme che coinvolgono gli spettatori in esperienze originali grazie anche all’utilizzo delle tecnologie più avanzate nel campo dell’immagine elettronica.

In questa nuova installazione con cinque grandi schermi realizzata per la prima volta alle Scuderie di Palazzo Reale a Napoli l’artista raccoglie in una successione sistematica le immagini di tutte le deflagrazioni nucleari avvenute nella storia del nostro pianeta. Il sonoro delle esplosioni si intreccia a una base strumentale, per dimostrare la potenza e la violenza dell’invenzione di Oppenheimer, unico personaggio cui viene data voce.

Atomic Bombs on the Planet Earth
di Peter Greenaway
installazione multimediale commissionata dal Forum delle Culture

Scuderie di Palazzo Reale a Napoli

Prima assoluta

PETER GREENAWAY

Peter Greenaway nasce a Newport in Galles nel 1942.

Nel 1962 con l’idea di diventare pittore studia alla Walthamstow College of Art a Londra. Nel 1965 entra al Central Office Information, un organismo governativo con cui collaborerà per una decina d’anni, come tecnico del montaggio e in seguito come regista.

Il suo primo film The Draughtman’s Contract (I misteri del giardino di Compton House), che ultimerà nel 1982, ottiene un enorme successo di critica e lo rivela a livello internazionale, accreditandolo come uno dei registi più originali e importanti della nostra epoca.

Tra i suoi film successivi: The Belly of an architect (Il ventre dell’architetto, 1987); Drowning by numbers (Giochi nell’acqua, 1988); The Cook, The Thief, His Wife and Her Lover (Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, 1989); Prospero’s Books (1991); The Pillow book (I racconti del cuscino, 1995) e Eight & A Half Woman (Otto donne e mezza, 1999). Nightwatching è stato presentato alla Biennale di Venezia 2007, mentre Goltzius / The Pelican Company ha avuto la sua prima assoluta al Festival del cinema di Roma.

Il suo modo di fare cinema sperimenta molteplici mezzi espressivi, che contraddistinguono anche il suo lavoro come curatore e ideatore di mostre e installazioni in tutta Europa, da Palazzo Fortuny a Venezia e la galleria Joan Miro di Barcellona, al Boymans-van Beuningen di Rotterdam e il Louvre a Parigi. Ha realizzato 12 film e circa 50 tra cortometraggi e documentari, regolarmente nominati ai Festival di Cannes, Venezia e Berlino. È autore di libri, di libretti d’opera e ha collaborato con compositori quali Michael Nyman, Glen Branca, Wim Mertens, Jean-Baptiste Barrière, Philip Glass, Louis Andriessen, Borut Krzisnik e David Lang.

Nel 1994 firma la sua prima regia lirica Rosa, A Horse Drama, di cui è anche librettista. Nel 1997 inventa la prop-opera 100 Objects to Represent the World. L’opera Writing to Vermeer (1999) è andata in scena ad Amsterdam, Adelaide e New York.

In collaborazione con Saskia Boddeke recentemente ha ideato la mostra Children of Uranium (Genova e Napoli, 2005) e lo spettacolo teatrale Rembrandt’s mirror (Rotterdam, 2007).

«L’installazione mi ha preso molto tempo per la ricerca non facile delle immagini di tutte le oltre duemila esplosioni nucleari che si sono succedute sul nostro pianeta ed ha raggiunto la sua forma definitive quasi in contemporanea con il terremoto e lo tsunami che hanno investito il Giappone, con il conseguente disastro nucleare. Io sono un figlio dell’uranio. Sono nato tre anni prima della bomba atomica sganciata su Hiroshima, ho raggiunto la maturità nel 1963 al culmine della campagna europea per il disarmo nucleare. La porzione centrale della mia vita l’ho vissuta nei 44 anni della Guerra Fredda. Il confronto tra superpotenze atomiche — la sua politica, le sue minacce, le sue speranze e le sue paure — hanno formato la mia vita e le mie convinzioni. Mi fece voltare le spalle a ogni fondamentalismo, a ogni credenza rigida, mi guidò verso un credo di tolleranza. I giovani di oggi potrebbero avere ansie grandi per il riscaldamento globale, per l’inquinamento mondiale e la sovrappopolazione. Le ansie dei giovani negli anni Cinquanta e Sessanta e Settanta erano per la fine del mondo; si profilava la minaccia del passaggio dalla guerra fredda a quella atomica, quando le discussioni deterrenti erano mal gestite o soggette a stupidità, malignità o a qualche incidente.

Con il petrolio che si profetizza esaurito nell’arco di 12 anni e senza una vera alternativa disponibile — 40mila pale a vento sono necessarie a San Francisco per avere luce per una sola notte — l’uranio è realtà e metafora di cui non potremo fare a meno. Inevitabilmente, quando il petrolio sarà finito, torneremo a usarne il potenziale energetico. Ma non dovremo mai dimenticare il suo potere di creare Armageddon. Il nucleare solleva ancora una volta i fantasmi delle nostre paure. La minaccia della bomba atomica e di tutti i suoi parenti è tornata nelle bacheche, in aula a scuola, nella sala del consiglio e in camera da letto.

Nella ricerca di preparazione di questa installazione, sono stato davvero sorpreso nello scoprire che l’umanità aveva volontariamente lasciato esplodere moltissime bombe nucleari sul nostro pianeta: un totale di 2.201 esplosioni atomiche registrate tra il 1945 e il 1996, ma tale è la segretezza e la capacità di nascondere le prove, che ci costringe a pensare che probabilmente le esplosioni furono molte di più.

Abbiamo fatto un film sulla base di quelle oltre 2.000 bombe sganciate di cui abbiamo verificato l’esistenza, ma questa è la prima volta che questo lavoro sarà presentato nella forma di installazione multischermo che avevo originariamente pensato. Ero affascinato nel fare una lista di questi dati, per presentarli al pubblico in sostanza, senza commento, per far capire che vi è stato tanto nel secolo scorso un vero e proprio bombardamento atomico sul nostro pianeta.
L’attualità, se possibile, rende ancora più drammatico il messaggio, le catastrofi naturali che ci ricordano quanto sia fragile la patina della nostra civiltà, ci viene ricordato ancora una volta (come se potessimo mai averlo dimenticato): presentare tutto ciò che riguarda potenza atomica e il significato che l’uranio ha come elemento emotivo, è sicuramente salutare.

rosa romano
ufficio comunicazione e stampa
Soprintendenza per i BAPSAE di Napoli e provincia
responsabile Annalisa Porzio
0815808328

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