Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 9.172 casi positivi in Italia.
Sono le 19.La nostra esistenza dipende da un tubo. La trachea mette in comunicazione la laringe con i bronchi e ci permette di fare entrare e uscire l’aria dai polmoni, in ogni istante di ogni giorno, per tutta la vita. Anche adesso, mentre state leggendo queste parole, l’aria passa attraverso la vostra trachea, gonfia i polmoni e ossigena il sangue. A volte, però, serve un altro tubo.Da giorni la vita di centinaia di persone ricoverate nei reparti di terapia intensiva degli ospedali di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per gravi polmoniti da coronavirus dipende da un tubo che attraversa le loro corde vocali, e nel quale viene pompata aria per aiutarli a respirare. Da soli non ce la farebbero perché i loro polmoni sono infiammati e hanno ferite che faticano a rimarginarsi. Sono “gli intubati” di cui si parla spesso sui giornali e nelle statistiche: sappiamo che esistono, ma senza avere un’idea precisa di cosa significhi davvero vivere per settimane con un tubo in gola.

Per intubare i pazienti, è necessario sottoporli ad anestesia generale, una condizione in cui ogni singolo paziente rimane poi per diversi giorni. L’anestesia serve sia per facilitare l’inserimento del tubo nella trachea, sia per evitare che i pazienti siano coscienti e cerchino di contrastare involontariamente la respirazione indotta dal ventilatore (il macchinario collegato al tubo che immette e preleva aria inducendo i polmoni a gonfiarsi e sgonfiarsi). Se i pazienti cercassero di respirare mentre c’è la macchina attiva, rischierebbero di peggiorare ulteriormente le condizioni dei loro polmoni.

Oltre agli anestetici, i rianimatori (gli anestesisti che lavorano in terapia intensiva si chiamano così) somministrano farmaci miorilassanti, che servono cioè a rilassare la muscolatura, in modo che i polmoni restino flosci e reagiscano meglio alla ventilazione. I farmaci incidono su buona parte della muscolatura dei pazienti, che quindi possono essere spostati periodicamente a pancia in giù (“pronazione”), in una posizione che può migliorare l’ossigenazione dei polmoni. È una procedura molto delicata che richiede l’intervento di 4 o 5 persone, a seconda della stazza e delle condizioni di ogni paziente.

Dopo qualche giorno, se le condizioni migliorano, il rianimatore può disporre un progressivo risveglio del paziente, anche se ancora intubato. In questo modo si può valutare il recupero nella capacità di respirare autonomamente e si può utilizzare il ventilatore come aiuto: la macchina rileva quando il paziente inspira o espira e lo aiuta a trasportare la giusta quantità d’aria per fare lavorare correttamente i polmoni. Se tutto procede bene, dopo una o più settimane, il paziente può uscire dalla terapia intensiva e proseguire altrove la convalescenza.

Insomma, l’intubazione è una cosa seria e richiede la costante presenza del personale medico: per questo viene effettuata nei reparti di terapia intensiva, dove ci sono strumenti e risorse per intervenire tempestivamente nel caso di imprevisti. Il problema è che con l’attuale sovraccarico degli ospedali, le terapie intensive sono quasi al colmo, soprattutto in Lombardia. La situazione più difficile è a Bergamo, la provincia lombarda con più casi da coronavirus (il sindaco è molto preoccupato): i posti letto per i casi gravi di COVID-19 sono stati portati da 32 a 40 nelle ultime ore, ma questo ha implicato un’ulteriore riduzione dei posti letto per chi ha altri problemi di salute.

Anche per questo motivo meno persone contagiate fanno la differenza: perché significa che ci saranno meno casi gravi da coronavirus da trattare in ospedale, e quindi più risorse (medici, posti in terapia intensiva, ventilatori) da destinare ai pazienti.
Il comportamento più efficace per ridurre i contagi, nella situazione attuale, è proprio rimanere a casa e ridurre moltissimo i contatti sociali. Vale per gli anziani e i più esposti perché con altre malattie, ma anche per chi è più giovane e sano, che può comunque trasmettere il coronavirus agli altri.

La situazione in Italia
La Protezione Civile ha comunicato che i casi positivi da coronavirus in Italia dall’inizio dell’epidemia sono 9.172 e i morti 463, 97 in più di ieri quando i nuovi erano stati 133. I casi continuano ad aumentare, nelle ultime 24 ore se ne sono aggiunti 1.792. In Lombardia ci sono quasi 4.500 pazienti attualmente positivi al coronavirus, in Emilia-Romagna quasi 1.300 e quasi 700 in Veneto. Le persone in terapia intensiva sono 733, di cui 440 solo in Lombardia.

Lavoro
Il nuovo decreto del governo per contenere i contagi, emesso l’8 marzo, ha introdotto alcuni inviti e raccomandazioni per il mondo del lavoro, ma senza obblighi. In assenza di indicazioni formali, i datori di lavoro si stanno regolando in autonomia tramite la contrattazione privata con i lavoratori, ma ci sono numerose segnalazioni di resistenze ad applicare le indicazioni. In linea di massima, per i lavoratori nelle zone isolate (Lombardia più altre 14 province) ci sono tre possibilità: lavorare da casa, continuare a lavorare in ufficio o in fabbrica, prendere ferie. Per ora Assolombarda, associazione territoriale di Confindustria, ha detto in sostanza che le persone possono (e devono) continuare a lavorare, e che possono spostarsi per raggiungere il loro posto di lavoro, anche se ci sono le limitazioni agli spostamenti indicate nel decreto.

Controlli
Ma chi controlla gli spostamenti nelle zone isolate? Dopo una giornata di incertezze, domenica sera la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha diffuso una direttiva nella quale si spiega che gli spostamenti possono essere motivati tramite autocertificazione, una soluzione che secondo diversi osservatori riduce la portata dei provvedimenti per isolare le zone dove ci sono più casi da coronavirus. Non è nemmeno chiaro quanto saranno rigorosi i controlli e come saranno svolti sulle strade e sui mezzi di trasporto pubblico. Nel caso dei treni, sappiamo che saranno di competenza della polizia ferroviaria. Resta comunque il divieto di spostamento per le persone risultate positive al coronavirus e in autoisolamento.

Carceri
Nel pomeriggio di domenica, a Modena è iniziata una rivolta nel carcere di Sant’Anna: sono morti sei detenuti. Dinamiche e ragioni della rivolta non sono ancora chiare, diversi giornali hanno segnalato che possa essere iniziata in seguito al nuovo decreto per limitare la diffusione del coronavirus: sarebbero stati sospesi fino al 22 marzo i colloqui con i familiari all’interno delle carceri, sostituiti con videochiamate via Skype e telefonate. Queste misure sarebbero contenute in una circolare del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria, non ancora resa pubblica online.

Borse
Le incertezze sull’epidemia da coronavirus si riflettono anche sulle borse: quella di Milano oggi ha raggiunto il -11 per cento, prima di riprendersi lievemente; a Wall Street, la borsa di New York, le contrattazioni sono state sospese per alcuni minuti sempre a causa dei ribassi eccessivi. L’andamento negativo delle borse non è dovuto solamente al coronavirus, ma anche alla decisione dell’Arabia Saudita di aumentare la produzione di petrolio per danneggiare Russia e Stati Uniti.

Solidarietà digitale
Dal 4 marzo l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) ha attivato un programma a sostegno delle zone con più contagi da coronavirus, con agevolazioni per incrementare le possibilità di lavorare, informarsi e leggere libri senza dover uscire di casa. Al programma stanno partecipando diverse aziende, tra cui il Gruppo GEDI (editore di Repubblica e La Stampa, tra gli altri), Amazon, Tim, Vodafone e Microsoft. Non ci sono notizie su piani per espanderlo alle nuove zone isolate.

TOKYO, JAPAN – MARCH 05: People wearing face masks walk past the Tokyo 2020 Olympic Stadium on March 5, 2020 in Tokyo, Japan. An increasing number of events and sporting fixtures are being cancelled or postponed around Japan while some businesses are closing or asking their employees or work from home as Covid-19 cases continue to grow and concerns mount over the possibility that the epidemic will force the postponement or even cancellation of the Tokyo Olympics. (Photo by Carl Court/Getty Images)

Sport
Gli Europei di calcio e le Olimpiadi estive di Tokyo sono i due maggiori eventi sportivi del 2020: inizieranno rispettivamente il 12 giugno e il 24 luglio o – meglio – dovrebbero iniziare.
Entrambi dovrebbero attirare milioni di persone nei numerosi luoghi che li ospiteranno: una prospettiva che in uno scenario completamente nuovo – come quello che stiamo vivendo in questi giorni con la diffusione del coronavirus – sta inevitabilmente preoccupando gli organizzatori. Per ora non sono cancellati o rinviati, ma gli organizzatori dei rispettivi eventi sono molto cauti nel fare previsioni. Olimpiadi ed Europei sarebbero i due eventi più grandi a saltare, dopo gli innumerevoli eventi, saloni e fiere annullati in giro per il mondo.
Intanto il CONI ha sospeso tutte le attività sportive fino al 3 aprile, fatta eccezione per la Serie A e la Serie B per le quali serve un decreto.

Europa
Dopo l’Italia, i paesi europei con più persone contagiate da coronavirus sono la Francia e la Germania, rispettivamente con 1.126 e 1.112 casi registrati. La Spagna ha almeno 370 positivi secondo il ministero della Sanità, ma i giornali locali e altre fonti ne riportano più di 900. Per il momento le misure per contenere la diffusione del virus in questi paesi sono piuttosto limitate, ma non è detto che restino tali: i numeri in Germania e Francia oggi sono simili a quelli italiani del primo marzo, otto giorni fa, quando c’erano già le “zone rosse” e le regioni più interessate avevano già chiuso scuole, cinema e teatri, e sospeso eventi e iniziative di aggregazione.
Gli altri stati europei dove si sta diffondendo il contagio sono la Svizzera con 330 casi, il Regno Unito con 278 casi, i Paesi Bassi con 265, la Svezia con 203 e il Belgio con 200. In diversi altri paesi come in Norvegia, Austria, Grecia, Islanda, Danimarca, Repubblica Ceca, Portogallo, Finlandia e Irlanda si cominciano a registrare in questi giorni i primi casi. I casi totali nel mondo sono oltre 110mila dall’inizio dell’epidemia.

Cosa fare
Nella newsletter straordinaria (nel senso che non era prevista, anche se poi in tanti di voi l’hanno apprezzata e segnalata, grazie) di domenica ci siamo permessi di indugiare sui comportamenti corretti da tenere per ridurre il contagio, ricordando la necessità di impegnarci tutti anche nelle piccole cose. Abbiamo messo in ordine quelle raccomandazioni, scrivendole nel modo più semplice possibile: le trovate qui e potete condividerle, o stamparle e appenderle nell’androne di casa.

Siate casalinghi, ma creativi.
Ci sentiamo domani. Ciao!

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