Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 74.386 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 28.

John Snow era un medico di York e non era per nulla convinto della teoria dei miasmi e dell’aria “cattiva”, secondo la quale malattie come la peste nera fossero causate da “particelle” nocive presenti nell’aria e nei gas (i miasmi, appunto) prodotti dalla decomposizione degli organismi. Il nostro era noto per avere una certa inventiva: nel 1841, per esempio, aveva presentato nel corso di una conferenza un respiratore artificiale per neonati, con un ingegnoso meccanismo che non solo permetteva di far entrare nuova aria dal naso, ma anche di prelevare dalla bocca quella espirata.

All’epoca di Snow, Londra doveva fare i conti con ricorrenti epidemie di colera, una malattia causata da diversi tipi di Vibrio cholerae, un batterio che si sviluppa in acqua e alimenti contaminati con feci umane, e che causa seri problemi al tratto intestinale, talvolta letali. Oggi basta un buon antibiotico per curarlo, ma nella prima metà dell’Ottocento non era nemmeno chiaro che cosa causasse la malattia, che imperversava in molte città europee.

Snow si interessò alle epidemie di colera a Londra, intuendo che la malattia non fosse trasmessa dall’aria “cattiva”, ma dall’acqua contaminata. Ci arrivò per gradi, analizzando la diffusione geografica della malattia e la sua incidenza tra la popolazione che usava pompe pubbliche e private. Nel 1849 pubblicò un primo saggio sulle modalità di trasmissione del colera, in un momento storico in cui la teoria dei germi non era ancora completamente riconosciuta, e avrebbe richiesto anni per affermarsi grazie alle ricerche del francese Louis Pasteur nel 1861.

Nel 1854, Snow ebbe modo di perfezionare la sua teoria analizzando la grave epidemia di colera che stava interessando Broad Street, una via del quartiere londinese di Soho. Nell’estate, erano morte 127 persone e un terzo della popolazione aveva abbandonato il quartiere. Intervistando diversi abitanti, Snow scoprì che i contagi si erano concentrati nelle vicinanze di una pompa, e spinse l’amministrazione locale a rimuoverne la maniglia, in modo che non fosse più utilizzata. I casi di colera diminuirono e la crisi sanitaria rientrò.

In seguito Snow ammise di non essere certo che la rimozione della maniglia avesse influito sulla riduzione dei contagi, perché non si poteva escludere che i casi stessero già diminuendo grazie alla fuga della popolazione. La sua stessa teoria fu duramente contestata dalle autorità sanitarie locali, che infine ripristinarono la maniglia.

Un anno dopo le sue ricerche, Snow pubblicò una seconda edizione del suo saggio, allegando la storia di Broad Street e una mappa che illustrava la distribuzione geografica dei casi di colera a Soho. Quella mappa è convenzionalmente riconosciuta come il punto di inizio dell’epidemiologia, scienza che in un certo senso nacque prima che fossero chiari alla totalità dei medici e degli scienziati le cause delle malattie infettive.

È grazie alle intuizioni e alle basi messe da Snow se oggi migliaia di epidemiologi in giro per il mondo studiano e si confrontano sull’attuale pandemia da coronavirus, per comprendere le sue evoluzioni e le tecniche più adeguate per arginare la sua diffusione. A Soho, all’incrocio tra l’attuale Broadwick e Lexington Street, la riproduzione di una pompa pubblica ricorda il lavoro di Snow e il suo contributo nell’arginare l’epidemia di colera nel quartiere a metà Ottocento. Potete scoprire il resto della sua notevole storia, che s’intreccia con la nostra, qui.

La mappa pubblicata da John Snow con i casi di colera a Broad Street rilevati nel 1854

Oggi in Italia
Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia, oggi pomeriggio il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, non ha partecipato alla conferenza stampa con gli aggiornamenti sul coronavirus: ha la febbre e per precauzione si è messo in isolamento in attesa dell’esito dei test. Al suo posto si sono presentati i dirigenti Luigi D’Angelo e Agostino Miozzo.

Dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi al coronavirus rilevati in Italia sono 74.386, quindi 5.210 in più di ieri, quando erano stati 5.249 in più del giorno precedente. Le persone risultate positive e morte sono 683 in più di ieri, per un totale di 7.503. I ricoverati in terapia intensiva sono 3.489, cioè 93 più di ieri. Le persone date come “guarite” dall’inizio dell’epidemia sono 9.326, un migliaio in più nelle ultime 24 ore. Il tasso grezzo di letalità – cioè la percentuale di persone morte tra le risultate positive – è del 10,1 per cento. I ricoverati nelle terapie intensive sono poco meno del 5 per cento dei casi totali finora rilevati.

Perché ogni giorno ci sono due numeri diversi sull’aumento dei contagi 🧮

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha reso noto che sette medici sono morti negli ultimi tre giorni a causa del coronavirus, portando il totale dei decessi tra i medici a 30.

Coronavirus e app
Domani scade un bando di appena tre giorni deciso dalla ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, nell’ambito di “Innova per l’Italia”, un’iniziativa più ampia dedicata a università, centri di ricerca, aziende ed enti per: «fornire un contributo nell’ambito dei dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del coronavirus». Il bando è rivolto a produttori di app per il controllo a distanza delle condizioni di salute dei pazienti, e per la sorveglianza “attiva” degli spostamenti in modo da ridurre le catene dei contagi. L’idea è di ripetere esperienze sperimentate in alcuni paesi asiatici come la Corea del Sud, anche se non ci sono ancora prove scientifiche chiare circa l’utilità del tracciamento digitale. Alcune app candidate sembrano promettenti, ma hanno davanti grandi sfide tecniche e non poche preoccupazioni per la tutela della privacy, di noi tutti.

Bloccati
Un centinaio di persone è rimasto bloccato nel porto di Villa San Giovanni, il comune nei pressi di Reggio Calabria da cui partono i traghetti per la Sicilia. Sono persone residenti in Sicilia che lavorano in altre regioni d’Italia, ma le autorità siciliane vorrebbero che fossero messe in quarantena in Calabria.

Commercio elettronico e scioperi
Tra le attività lavorative che secondo il decreto del governo del 22 marzo possono continuare a essere svolte, nonostante le restrizioni, ci sono i servizi postali e le attività dei corrieri. È però una buona idea comprarsi un paio di scarpe, una maglietta, un gioco di società e tante altre cose che difficilmente possono essere considerate essenziali quanto gli alimentari e i prodotti per l’igiene personale? Secondo i principali sindacati che rappresentano i lavoratori dei trasporti, della logistica e dei corrieri, la risposta è no. Per questo stanno cercando di ottenere regole più rigide sui prodotti che possono essere spediti (e più in generale sulle attività produttive da mantenere o meno attive). Anche se le cose dovessero rimanere come sono oggi, però, la vendita di prodotti online e la loro spedizione sono cambiate in questi giorni in diverse parti d’Italia.

Mezzo mondo fermo 📷

Lettera
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e altri otto leader europei hanno scritto una lettera al Consiglio Europeo (l’organo che comprende i capi di stato e di governo dell’Unione Europea) per chiedere che siano introdotti i cosiddetti “eurobond”, cioè titoli di stato che dovrebbe emettere l’Unione Europea. È una proposta vecchia di diversi anni, che ciclicamente emerge nel dibattito politico europeo. Nel testo si dice che l’Unione Europea dovrebbe «lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri», per «finanziare, in tutti gli Stati Membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale».

Spagna
Nelle ultime 24 ore in Spagna sono morte 738 persone a causa del coronavirus, portando il numero complessivo a 3.434. Il paese ha superato per numero di morti da COVID-19 la Cina, dove sono state registrate ufficialmente 3.281 morti, ed è diventata il secondo paese al mondo per decessi nell’epidemia da coronavirus dopo l’Italia.

epaselect epa08317268 Workers have lunch while sitting 1.5 meters away from others at the joint-venture Dongfeng Honda in Wuhan, Hubei province, China, 23 March 2020 (issued 24 March 2020). The automaker says 95 percent of its labor force has returned to their posts after the long COVID-19 break. EPA/Yi Xin CHINA OUT

Operai in una fabbrica di automobili a Wuhan, in Cina, pranzano
a un metro e mezzo di distanza gli uni dagli altri (EPA/Yi Xin via ANSA)

Trump
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che vuole «riaprire» il paese, e quindi rimuovere le restrizioni per fermare il coronavirus, entro Pasqua: cioè fra meno di tre settimane. Negli ultimi giorni Trump aveva detto che «la cura» non doveva fare più male della malattia, in riferimento alla quarantena, e si era mostrato molto preoccupato per il crollo della borsa. Le sue dichiarazioni sono in contrasto con quelle degli esperti di salute pubblica degli stessi Stati Uniti.

Anthony Fauci, lo scienziato che corregge Trump 👨‍🔬

Senza olfatto
I sintomi più ricorrenti della COVID-19, la malattia causata dal coronavirus, sono febbre e tosse secca, ma nelle ultime settimane numerosi medici hanno segnalato – sulla base della loro esperienza con i pazienti – una quantità consistente di persone che perde il senso dell’olfatto e del gusto. Il problema sembra interessare tra il 30 e il 60 per cento dei pazienti, a seconda delle segnalazioni, e ha indotto diversi esperti a fare approfondimenti, perché potrebbe consentire di effettuare diagnosi più accurate della malattia. L’effetto è temporaneo.

Cinema e TV
Questa cosa sacrosanta del distanziamento sociale sta complicando le cose anche alle produzioni cinematografiche e televisive, dove non è immaginabile avere attori che recitano sempre a più di un metro di distanza e dove le maestranze non possono distanziarsi più di tanto sui set. Le case di produzione stanno cercando nuove soluzioni, anche per quanto riguarda la distribuzione dei film, privilegiando i servizi in streaming rispetto ai cinema, che potrebbero rimanere chiusi a lungo. Come in quasi tutti i settori industriali è presto per fare previsioni, ma per ora non c’è il rischio di una mancanza di contenuti su Netflix, Prime Video e gli altri.

That’s all, folks.
Ci sentiamo domani, ciao!

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