Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 139.422 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 25.

A Wuhan – la città dove è iniziata la pandemia da coronavirus – è finita ufficialmente la quarantena dopo 76 giorni di restrizioni e pesanti limitazioni agli spostamenti. Quando si iniziò a parlarne, alla fine di gennaio, sembrava incredibile che un’intera città si potesse fermare e che la stessa sospensione delle attività potesse essere estesa a intere zone della Cina in cui abitano decine di milioni di persone. All’epoca se ci avessero detto che qualche settimana dopo sarebbe toccato anche a noi avremmo faticato a crederci.

La decisione di riaprire la città è stata assunta dopo la graduale riduzione dei casi di contagio nell’Hubei, la provincia di cui Wuhan è capoluogo, e in altre zone della Cina. Martedì, per la prima volta le autorità non hanno annunciato nuovi morti a causa del coronavirus. Le stime e i dati forniti dal governo cinese sono stati messi più volte in dubbio, ma nel complesso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso sempre valutazioni positive nei confronti delle attività svolte per limitare il contagio nel paese.

Nelle ultime ore a Wuhan hanno riaperto molti negozi e sono state ripristinate le principali linee del trasporto pubblico. Tutti gli abitanti che dimostreranno di essere in buona salute e di non essere soggetti all’isolamento potranno tornare a lavorare e a viaggiare verso altre destinazioni. Ciascuno di loro dovrà utilizzare un codice identificativo tramite un’applicazione, che conserverà indicazioni sulla residenza, sui viaggi effettuati di recente e alcuni dettagli sulla sua storia medica.

Il governo cittadino ha condotto una campagna sui social network per gestire la riapertura, fornendo informazioni e dettagli su cosa è consentito o meno fare. Non tutto è infatti tornato come prima: scuole e università sono ancora chiuse, ci sono indicazioni per evitare gli assembramenti pubblici e per rimanere in casa il più possibile.

Insomma, un vero ritorno alla normalità – per come l’abbiamo sempre intesa fino all’inizio di quest’anno – appare ancora distante e si stanno prendendo tutte le precauzioni necessarie per evitare che aumentino nuovamente i contagi. Molti paesi occidentali, a cominciare dal nostro, osserveranno con interesse i prossimi giorni a Wuhan, per capire come e quando ridurre alcune restrizioni. In Italia se ne parla già da qualche settimana, ma finora il governo è stato molto cauto e un progetto chiaro e articolato non è stato ancora annunciato.

BEIJING, CHINA – APRIL 07: Chinese commuters wear protective masks as they walk in the central business district during rush hour on April 7, 2020 in Beijing, China. China recorded for the first time since January 21st no coronavirus-related deaths. With the pandemic hitting hard across the world, officially the number of coronavirus cases in China is dwindling, ever since the government imposed sweeping measures to keep the disease from spreading. For more than two months, millions of people across China have been restricted in how they move from their homes, while other cities have been locked down in ways that appeared severe at the time but are now being replicated in other countries trying to contain the virus. Officials believe the worst appears to be over in China, though there are concerns of another wave of infections as the government attempts to reboot the worlds second largest economy. In Beijing, it is mandatory to wear masks outdoors, some retail stores still operate on reduced hours, restaurants employ social distancing among patrons, and tourist attractions at risk of drawing large crowds remain closed or allow only limited access. Monitoring and enforcement of virus-related measures and the quarantine of anyone arriving to Beijing is carried out by neighborhood committees and a network of Communist Party volunteers who wear red arm bands. Since January, China has recorded more than 81,000 cases of COVID-19 and at least 3200 deaths, mostly in and around the city of Wuhan, in central Hubei province, where the outbreak first started. (Photo by Kevin Frayer/Getty Images)

In Italia, oggi
Secondo i dati comunicati oggi dalla Protezione Civile, il totale dei casi positivi rilevati dall’inizio dell’epidemia è 139.422, con un aumento di 3.836 rispetto a ieri, quando erano stati rilevati 3.039 casi in più rispetto al giorno precedente. I morti sono 17.669, quindi 542 in più rispetto al giorno precedente. Per quanto riguarda le terapie intensive, continua la riduzione del numero dei ricoverati: 3.693, cioè 99 in meno rispetto a ieri.

Le nostre teste, e amen ✍️

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Terapie intensive
Un gruppo di medici e ricercatori che lavorano in Lombardia ha pubblicato una prima indagine sulle caratteristiche e gli esiti di quasi 1.600 ricoveri nelle unità di terapia intensiva, effettuati nelle ultime settimane negli ospedali lombardi a causa delle infezioni da coronavirus. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica JAMA e mostra quanto la COVID-19 comporti lunghi periodi di degenza nelle terapie intensive, con un’incidenza piuttosto alta dei decessi soprattutto tra i pazienti più a rischio (quasi tutti anziani e con precedenti malattie). Molti pazienti restano intubati per settimane prima di migliorare, subendo ulteriori forti stress ai loro polmoni.

Nerola
Lo scorso 25 marzo il comune di Nerola, in provincia di Roma, è stato dichiarato “zona rossa” e dunque isolato, dopo che erano state scoperte decine di casi di contagio da coronavirus, una percentuale molto alta sul totale della popolazione. La città si è trasformata in un “laboratorio”, o in qualcosa che ci assomiglia molto: è stato avviato infatti, con la supervisione dell’Istituto Spallanzani, un programma sperimentale per verificare l’affidabilità di alcuni nuovi test per rilevare l’infezione da coronavirus, e per costruire modelli statistici più accurati sull’effettiva quantità di contagiati.

La lezione cinese sulla ripresa graduale ✍️

Lavoro
Dallo scorso 25 marzo il governo ha stabilito la chiusura di tutte le attività produttive e i servizi non essenziali. Non è facile sapere con esattezza quante persone escano ancora di casa per andare al lavoro, ed è ancora più complicato stimare quanti siano al lavoro da casa. Secondo i primi calcoli effettuati dall’ISTAT, il decreto dovrebbe avere comportato la chiusura o l’obbligo di lavoro da casa per circa metà delle aziende italiane. In realtà, nuovi conti mostrano che soltanto un terzo della produzione italiana è stata realmente fermata ed è possibile che circa metà dei lavoratori italiani continui a recarsi al lavoro, mentre la percentuale crescerebbe ancora comprendendo chi lavora da casa.

Migranti
Il governo ha stabilito che i porti italiani non possono più essere considerati “porti sicuri” dove portare i migranti soccorsi in mare, a causa della diffusione del coronavirus. Il provvedimento approvato martedì però sarà valido solo per alcune navi: all’articolo 1, il decreto stabilisce infatti che i porti italiani non saranno considerati sicuri «per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR italiana». In poche parole, i porti italiani non saranno disponibili per le ONG che soccorrono le persone nel Mediterraneo, come hanno fatto notare le ONG stesse e gli esperti che si occupano di immigrazione.

Pecore al pascolo in un prato vicino ad alcuni aerei fermi all’aeroporto di Avalon
(EPA/MICHAEL DODGE/ansa)

Pecore al pascolo in un prato vicino ad alcuni aerei fermi all’aeroporto di Avalon, Australia (EPA/MICHAEL DODGE/ansa)

Le altre conseguenze del coronavirus
La pandemia da coronavirus sta interessando tutti i principali settori dell’economia, ma ce ne sono alcuni che finora hanno ricevuto meno attenzioni rispetto ad altri. Le restrizioni hanno per esempio determinato una riduzione dei matrimoni, il rinvio o l’annullamento di moltissimi concerti, la riduzione del fatturato per le applicazioni per gli incontri, minori produzioni cinematografiche, una riduzione nell’ascolto dei podcast con effetti per un settore che stava mostrando ottimi segnali di crescita e seri problemi economici per alcune categorie sportive. Lo abbiamo raccontato nel dettaglio qui.

Tre cose dal mondo
1. Trump dice che l’OMS è «filo-cinese» e ha dunque minacciato di sospenderne i finanziamenti.
2. Nell’ultima riunione dell’Eurogruppo non è stato trovato un accordo sulle soluzioni europee per la crisi provocata dal coronavirus.
3. Jack Dorsey, CEO di Twitter, donerà l’equivalente in azioni di un miliardo di dollari in un fondo contro il coronavirus.

Dieci lezioni del Post sul giornalismo (coronavirus compreso) 🤓

Virtuosi
La strategia adottata dalla Nuova Zelanda per contenere la diffusione dei contagi da coronavirus si sta rivelando una delle più efficaci al mondo. Dopo due settimane di rigide restrizioni in tutto il paese, il numero di nuovi infettati è in costante calo dopo aver raggiunto il massimo di 98 persone il 2 aprile. Un articolo del Washington Post l’ha definita una strategia “di eliminazione”, anziché “di contenimento” come quella degli Stati Uniti e di altri paesi europei. Il governo ha adottato quasi da subito le misure più restrittive possibili, nonostante i casi rilevati fossero relativamente pochi. Il fatto che la Nuova Zelanda sia composta da due isole con pochi milioni di abitanti contribuisce a rendere l’isolamento nazionale particolarmente efficace.

Noi ci sentiamo domani, isolati ma vicini. Ciao!

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