Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 211.938 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 13.Con oltre 14mila morti e oltre 78mila casi positivi rilevati, la Lombardia è una delle aree geografiche al mondo più colpite dalla pandemia da coronavirus. I dati registrati illustrano solo una parte dell’enorme impatto che la diffusione del contagio ha avuto in alcune province lombarde.

Dopo due mesi difficilissimi, con sacrifici e morti, ora la fase più acuta dell’emergenza sembra essere superata, anche se sapremo solo tra un paio di settimane se la “fase 2” appena iniziata avrà comportato un nuovo aumento dei contagi.

Nelle ultime settimane in molti si sono chiesti che cosa non abbia funzionato e hanno cercato risposte sulla gestione dell’epidemia nella regione più ricca e popolosa d’Italia. Se lo sono chiesto le decine di migliaia di persone che non hanno potuto salutare i loro familiari, morti nei reparti di terapia intensiva, nelle loro abitazioni o ancora nelle case di cura, senza molte spiegazioni. Si sono chieste, e ancora si chiedono, se fosse stato fatto tutto il possibile per salvarli. Le immagini dei convogli militari che trasportavano le salme fuori della regione per essere cremate sono diventate un simbolo eloquente in tutto il mondo dell’epidemia nel Nord Italia.

La Lombardia sembrava avere i requisiti per affrontare meglio di altre regioni italiane un contagio diffuso, grazie a un sistema sanitario ritenuto tra i migliori d’Italia e in Europa. Il sistema sanitario lombardo fu ampiamente rinnovato e riformato tra il 1995 e il 2013 dalla giunta di Roberto Formigoni, che sfruttò fortemente le riforme sanitarie decise negli anni Novanta per rendere gli ospedali sempre più simili ad aziende. Oggi circa metà della sanità lombarda è privata, e opera in gran parte in regime di convenzione con il pubblico.

Ci sono diversi indicatori per sospettare che questo sbilanciamento verso la sanità privata abbia influito sulla gestione dell’epidemia, con strutture poco adatte e organizzate per gestire le emergenze rispetto alle più redditizie attività sanitarie programmabili come: operazioni chirurgiche e visite di alta specializzazione, esami diagnostici e terapie mediche nel lungo periodo. Un dato per tutti in tal senso: anche se la sanità privata pesa per circa metà dell’intera sanità lombarda, possiede soltanto poco più di un quarto dei posti di terapia intensiva in regione. Ne ha risentito anche l’assistenza territoriale, a cominciare dai medici di famiglia, le prime sentinelle tra la comunità nel caso di un’epidemia.

Questi problemi strutturali della sanità in Lombardia si sono poi combinati con scelte politiche poco efficaci, che hanno portato a trascurare i rischi dell’epidemia nelle prime fasi della sua diffusione. Gli esempi sono molti: dal mancato contenimento nella bergamasca – dove l’istituzione di una zona rossa avrebbe potuto arginare il contagio – al numero insufficiente di test condotti sulla popolazione, passando per un’organizzazione carente del tracciamento dei contatti e per gravi sottovalutazioni dei rischi nelle RSA, senza contare la mancanza di coordinamento con i medici di famiglia sul territorio.

Abbiamo parlato con decine di medici, infermieri, politici, virologi, esperti e pazienti per scrivere una prima ricostruzione, il più dettagliata possibile, di quanto accaduto in Lombardia. Per settimane abbiamo raccolto testimonianze e segnalazioni, per un’inchiesta che trovate qui. È stata resa possibile anche grazie agli abbonati che ci aiutano a fare il Post, ma è liberamente accessibile a tutti e siamo contenti se la condividete, perché chi è meglio informato poi migliora il mondo.

Le bare di alcune persone morte per il coronavirus prima di essere trasportare a Firenze dall’esercito, Ponte San Pietro, Bergamo, 7 aprile (Marco Di Lauro/Getty Images)

In Italia, oggi
La Protezione Civile ha comunicato che dall’inizio dell’epidemia in Italia sono stati rilevati 211.938 casi positivi, 1.221 in più di ieri quando ne erano stati segnalati 1.389 in più rispetto al giorno precedente. I morti totali sono 29.079, con un aumento di 195 rispetto a ieri. In terapia intensiva sono ricoverate 1.479 persone.

Fase 2
La tanto annunciata “fase 2” alla fine è arrivata e sta coinvolgendo soprattutto quei circa 4 milioni di persone che, con molte cautele, possono rientrare al lavoro. La giornata è iniziata con qualche apprensione, soprattutto nelle grandi città, per il timore che il maggior numero di spostamenti potesse causare grande traffico e resse sui mezzi pubblici (che viaggiano a capacità ridotta). A parte qualche piccolo intoppo, le cose sono andate meglio del previsto, almeno stando alle segnalazioni circolate finora.Come ormai saprete, la novità principale riguarda gli spostamenti: oltre a quelli già consentiti per motivi di salute, di lavoro o di necessità, sarà possibile spostarsi all’interno della propria regione per visitare i “congiunti” e per fare attività motoria. Abbiamo preparato un bignami, con le cose più importanti da ricordarsi.
Qui invece trovate come si stanno regolando le Ferrovie.
Ah! C’è naturalmente un nuovo nuovo, nuovo nuovo nuovo modulo.

Unità speciali
Da qualche settimana ci sono le USCA, cioè le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, istituite per decreto dal governo. Sono squadre di giovani medici, in media intorno ai 30 anni, incaricate di fare visite domiciliari ai malati (o presunti tali) di COVID-19 che non hanno bisogno di essere ricoverati in ospedale. Le componenti di una di queste unità ci hanno spiegato come funziona il loro lavoro, e le difficoltà che si incontrano.

Su che cosa metteremo le mani ✍️

Mortalità
Oggi l’ISTAT ha pubblicato nuovi dati, segnalando che nel mese di marzo in tutta Italia i decessi per tutte le cause sono aumentati in media del 49,4 per cento rispetto al marzo dell’anno scorso. Sono circa 25mila morti in più, di cui soltanto la metà risultano ufficialmente deceduti a causa dell’epidemia di COVID-19. Se si considerano soltanto i circa tremila comuni più colpiti dall’epidemia, quasi tutti situati al Nord e nelle Marche, il numero dei decessi rispetto all’anno scorso è quasi raddoppiato. In alcune province, come quella di Bergamo, il numero di morti è aumentato di circa sei volte.

Disunità nazionale ✍️

Mondo
Da quando è iniziata la pandemia sono stati rilevati 3,5 milioni di casi positivi in tutto il mondo e ufficialmente circa 250mila persone sono morte a causa del coronavirus. Gli Stati Uniti sono il paese con il maggior numero di casi registrati, più di 1 milione e quasi 70mila morti. In Europa i paesi che hanno rilevato più contagi sono Italia, Spagna, Francia, Regno Unito e Germania. Il paese europeo con il maggior numero di morti rimane l’Italia, con quasi 30mila, anche se il numero dei decessi giornalieri è in diminuzione.

In Francia ieri sono stati registrati 135 morti a causa del coronavirus. È il dato più basso da metà marzo, quando venivano conteggiati solo i morti negli ospedali: la nuova cifra comprende anche i morti nelle case di riposo e negli istituti per disabili. In tutto i morti sono 24.895.

In tutto finora in Turchia sono stati rilevati 126.045 casi di contagio e 3.397 morti. Le ultime misure restrittive sono state imposte lo scorso 27 aprile e sono state in vigore dal primo al 3 maggio: imponevano il coprifuoco in 31 delle città più popolose del paese.

Finora il Messico ha registrato più di 22mila casi e oltre 2mila morti. Il governo, dopo una prima sottovalutazione, da una decina di giorni ha sospeso tutte le attività economiche non essenziali e ha chiesto alle persone di rimanere a casa e di praticare il distanziamento fisico.

Il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, ha stabilito che lo stato d’emergenza per la pandemia da coronavirus, che inizialmente avrebbe dovuto concludersi il 5 maggio, sarà esteso fino al 31 maggio.

Come la pandemia sta cambiando Putin 🇷🇺

Milano, Italia (AP Photo/Antonio Calanni)

Stati Uniti vs Cina
Da alcune settimane Donald Trump e il suo governo stanno cercando di incolpare apertamente la Cina per la pandemia. Le accuse sono state diffuse da diversi importanti membri dell’amministrazione oltre Trump e comprendono: aver nascosto per troppo tempo la portata del problema, aver provocato la fuoriuscita del virus da un laboratorio nel quale sarebbe stato studiato e l’ultima, nonché una delle più gravi e al momento infondata, sulla presunta creazione del coronavirus stesso in laboratorio. Anche le agenzie di intelligence stanno ricevendo pressioni dal governo per corroborare quest’ultima circostanza, ma secondo scienziati ed esperti non ci sono ragioni per sostenere che il coronavirus sia stato creato in un laboratorio. Il governo statunitense si è fatto cogliere impreparato dall’emergenza e la scelta di accusare la Cina sembra dettata più che altro dalla necessità di distogliere l’attenzione dalle proprie carenze.

Sharing economy
Gran parte della sharing economy (tutte quelle aziende che offrono servizi basati sulla condivisione di un bene) è in crisi perché le restrizioni e i timori legati alla pandemia di COVID-19 hanno enormemente limitato i viaggi e gli spostamenti, e più in generale la voglia delle persone di usare e condividere qualcosa usato da altri. È un problema per le aziende (alcune delle quali valgono svariati miliardi di dollari), per le loro decine di migliaia di dipendenti e anche per tutte le persone che da aziende come Uber o Airbnb guadagnavano molti o tutti i loro soldi. «Mi sono sentito come il capitano di una nave colpita di lato da un siluro», ha detto un paio di giorni fa Brian Chesky, cofondatore e amministratore delegato di Airbnb. Il presente di queste aziende è drammatico, il futuro incerto.

Gli stadi sono diventati un’altra cosa 📷

Bevanda
La scorsa settimana il presidente del Madagascar, Andry Rajoelina, ha detto che il suo paese avrebbe iniziato a distribuire gratuitamente a tutta la popolazione una bevanda a base di erbe che a suo dire curerebbe la COVID-19. La bevanda è chiamata Tambavy CVO CovidOrganics e non esiste alcuna prova scientifica della sua efficacia. La bevanda è realizzata con l’artemisia, una pianta erbacea in cui è presente l’artemisina, principio attivo utilizzato anche in farmaci antimalarici, e con altre piante officinali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha specificato che non c’è nessuna prova che la bevanda possa contrastare il coronavirus.

Ci sentiamo domani. E benvenuti nella fase 2, ciao!

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