Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 233.836 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 12.
Il coronavirus esiste ancora, eccome.

Domenica scorsa Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione presso l’ospedale San Raffaele di Milano, ha detto che il coronavirus “dal punto di vista clinico non esiste più” durante la trasmissione Mezz’ora in più di Lucia Annunziata. Le sue affermazioni sono state poi ampiamente riprese dai giornali e da altri programmi televisivi, al punto che se ne parla ancora oggi e con qualche confusione, soprattutto su una presunta mutazione del virus.

Zangrillo forse ve lo ricorderete per le conferenze stampa in cui dava informazioni sulla salute di Silvio Berlusconi, del quale è medico personale da circa 30 anni. In quelle occasioni, Zangrillo aveva dimostrato di gradire una certa attenzione da parte dei media, partecipando a numerose trasmissioni e concedendo sempre volentieri interviste ai giornali. Dal 2003 è primario al San Raffaele, una delle strutture ospedaliere private più famose nell’area di Milano, finita al centro di alcune vicende giudiziarie e di solito molto attiva nella comunicazione sia per promuovere i propri servizi sanitari, sia per far conoscere le proprie attività di ricerca.

Da responsabile delle attività di anestesia e rianimazione per il San Raffaele, negli ultimi mesi Zangrillo ha seguito direttamente l’evoluzione della pandemia in Italia, osservando gli effetti della COVID-19 sui pazienti ricoverati nei reparti per le malattie infettive e in quelli di terapia intensiva. Sono infatti gli anestesisti-rianimatori a occuparsi dei pazienti in terapia intensiva, provvedendo ai trattamenti da effettuare, compresi quelli più estremi come l’intubazione. Zangrillo non è quindi un virologo e per le sue affermazioni di domenica si è basato su uno studio coordinato da Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia sempre al San Raffaele.

La ricerca non è stata ancora pubblicata, ma stando alle anticipazioni fornite dallo stesso Clementi ha permesso di identificare una minore “capacità replicativa” del coronavirus a maggio rispetto ai mesi precedenti, aggiungendo comunque che questa circostanza non implichi che il virus sia necessariamente “mutato”. La ricerca ha rilevato tramite i test (tamponi) eseguiti su 200 pazienti dell’ospedale che è cambiata la “manifestazione clinica”, cioè il modo in cui si presenta la COVID-19 negli infetti. 

La frase sul coronavirus che “dal punto di vista clinico non esiste più” di Zangrillo va quindi letta tenendo a mente ciò che avete letto poco sopra: vuole dire che nell’esperienza di chi si occupa dei pazienti con COVID-19 la gravità dei sintomi sembra essere molto inferiore rispetto ad alcuni mesi fa, con una minore presenza del coronavirus nell’organismo delle persone infette. Il problema è che Zangrillo ha usato un’espressione molto categorica per affermarlo, arrivando a sostenere che il virus “non esiste più” clinicamente, generando diverse incomprensioni soprattutto dopo che le sue dichiarazioni sono state diffuse senza informazioni di contesto.

Qui abbiamo spiegato più estesamente la vicenda, raccontando anche che cosa siano la “carica virale” e le “mutazioni” dei virus e ricordando che lo studio svolto al San Raffaele è stato piuttosto limitato, e che richiederà conferme e nuove analisi per fornire nuovi dati utili nello studio del coronavirus e della COVID-19.

In Italia, oggi
La Protezione Civile ha comunicato oggi che dall’inizio dell’epidemia in Italia sono stati rilevati 233.836 casi positivi, 321 in più di ieri, quando ne erano stati segnalati 318 in più rispetto al giorno precedente. La Lombardia da sola ha rilevato 237 dei 321 casi segnalati nelle ultime 24 ore.

I morti dall’inizio dell’epidemia sono 33.601, quindi 71 in più di ieri. Nei reparti di terapia intensiva sono ricoverati 353 pazienti con COVID-19.

Confini
Da oggi sono nuovamente consentiti gli spostamenti tra regioni diverse per qualsiasi motivo, e non soltanto per lavoro, salute o assoluta necessità, come prevedevano le precedenti restrizioni per la pandemia. La libertà di spostamento vale per tutte le regioni italiane: il governo non ha disposto misure specifiche per prolungare la chiusura dei confini di alcune regioni più colpite, nemmeno per la Lombardia, che in genere registra molti più contagi delle altre. Ci sono però un po’ di ordinanze di singole regioni, che complicano lievemente la situazione.

Eccezioni
Chi arriva nel Lazio con una temperatura corporea superiore a 37,5 °C deve effettuare obbligatoriamente il tampone presso le strutture sanitarie regionali.
In Sardegna c’è l’obbligo di registrazione per chi arriva nella regione, con un questionario compilabile dal sito della regione o dall’applicazione “Sardegna Sicura”.
Tutte le persone che entrano in Puglia, da altre regioni o dall’estero, con mezzi di trasporto pubblici o privati, devono compilare un modello di auto-segnalazione in cui devono dichiarare il luogo di provenienza e il comune in cui soggiorneranno. Da oggi chi arriverà nella regione dovrà inoltre conservare per un periodo di 30 giorni l’elenco dei luoghi visitati e delle persone incontrate durante il proprio soggiorno.

Lavoro
Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, nei primi tre mesi del 2020 l’Italia ha perso oltre 274mila posti di lavoro a causa delle misure di contenimento adottate per fermare la pandemia da coronavirus. Allo stesso tempo, il tasso di disoccupazione nel mese di aprile è sceso al minimo dalla crisi economica del 2008: è al 6,3 per cento. Anche il tasso di disoccupazione giovanile è calato, passando dal 26,5 per cento al 20,3 per cento, il livello più basso degli ultimi 12 anni.

Durante la conferenza stampa per la riapertura del museo della città, la direttrice Frauke von der Haar (destra) indossa il cappello progettato dalla designer Nicki Marquardt per facilitare il distanziamento fisico – Monaco, Germania (EPA/PHILIPP GUELLAND)

Codogno
Domani, dopo più di tre mesi, riaprirà il pronto soccorso dell’ospedale di Codogno in provincia di Lodi, uno dei primi focolai di coronavirus nel nostro paese. Il reparto era stato chiuso lo scorso 21 febbraio dopo il ricovero del cosiddetto paziente 1. La struttura è stata riorganizzata tenendo conto delle misure anti-Covid e soprattutto del distanziamento tra i malati. Ieri, in occasione della Festa della Repubblica, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato Codogno per onorare i “caduti del Coronavirus”.

Cavalieri
A proposito di presidenza della Repubblica, Mattarella ha insignito 57 persone dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica per il loro impegno durante l’emergenza coronavirus. Il Quirinale ha spiegato che le persone scelte fanno parte di un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza: «I riconoscimenti attribuiti ai singoli vogliono simbolicamente rappresentare l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali». Tra i tanti nuovi cavalieri, un rider in Italia dal 2012: si è presentato alla Croce Rossa di Torino con uno stock di mille mascherine acquistate di tasca sua.

Immuni
Da qualche giorno è possibile scaricare Immuni, l’app promossa dal ministero della Salute e realizzata dalla società Bending Spoons per aiutare il contenimento dell’epidemia da coronavirus attraverso il “contact tracing”. Immuni non è però ancora operativa in tutta Italia: prima sarà sottoposta a una sperimentazione, che partirà lunedì 8 giugno nelle regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Non si sa ancora quanto durerà la sperimentazione, ma si parla di una settimana. Nel frattempo l’app si può comunque scaricare dagli store di Android e iOS.

Bici
In molte città d’Italia, da qualche settimana, le code fuori dalle ciclofficine e dai negozi di biciclette hanno raggiunto lunghezze simili a quelle che siamo ormai abituati a vedere fuori dai supermercati. La Stazione delle Biciclette, che ha due negozi di bici a Milano, ci ha raccontato che nelle ultime due settimane di maggio ha venduto più di quanto fa solitamente in due mesi e che per riuscire a stare dietro a tutte le richieste ha dovuto sospendere il servizio di riparazioni. Danilo Orefice, manager di Decathlon che si occupa del reparto ciclismo della catena di articoli sportivi, ci ha detto che «non si è mai visto niente del genere».  Le vendite sono triplicate e solo nella prima giornata di riapertura, il 18 maggio, sono state acquistate 11mila biciclette: «Stiamo vivendo ciò che è successo nel settore alimentare mesi fa: la bicicletta è diventata un bene di prima necessità». Una delle ragioni principali che hanno spinto così tante persone nei negozi di bici è il cosiddetto bonus mobilità, per avere un rimborso parziale sull’acquisto di una bicicletta, ma c’è anche dell’altro.

Australia
L’Australia potrebbe entrare in recessione dopo 29 anni consecutivi di crescita. L’Australian Bureau of Statistics (l’equivalente australiano del nostro ISTAT ) stima che il PIL del paese nel primo trimestre del 2020 si sia ridotto dello 0,3 per cento. Nell’ultimo trimestre del 2019 l’economia australiana era cresciuta dello 0,5 per cento, mentre nei primi tre mesi dello stesso anno era stato rilevato un incremento dello 0,6 per cento. A contribuire alle difficoltà dell’economia australiana è stata innanzitutto l’emergenza economico-sanitaria legata al coronavirus, ma anche i numerosi ed estesi incendi boschivi che sono continuati fino a febbraio, provocando numerosi danni economici alle zone colpite.

Venezuela
I numeri ufficiali sull’epidemia in Venezuela sono molto bassi e poco realistici, come segnalano da settimane le organizzazioni dei diritti umani e alcuni medici e giornalisti locali. È probabile che il contagio sia molto più diffuso a causa della difficoltà di rispettare le misure di isolamento e del collasso del sistema sanitario del paese, con molti ospedali che mancano di acqua corrente, sapone, misure protettive e personale sanitario. Già nel 2019 il Global Health Security Index aveva posizionato il Venezuela al 180esimo posto su 195 per la capacità di contenere il diffondersi di un’eventuale epidemia. Le cose sembrano andare molto male.

Mercati alimentari
Dopo l’inizio della pandemia da coronavirus in Cina, in tutto il mondo si sono moltiplicate le richieste di chiudere i “wet market”: i mercati alimentari diffusi in tutta l’Asia orientale dove in alcuni casi si vendono animali selvatici spesso ancora vivi e mantenuti in pessime condizioni igieniche. In questi mercati è più alto il rischio che un nuovo virus passi da un animale a un essere umano. Anche per questo motivo fin dall’inizio della pandemia si è sospettato che il contagio fosse iniziato in uno dei “wet market” di Wuhan, partendo dai pipistrelli e arrivando poi agli esseri umani, forse tramite un’altra specie animale (sono tutte circostanze da chiarire). 

Lo scorso aprile oltre 300 comitati, organizzazioni e associazioni hanno indirizzato un appello all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per vietare il commercio di carne di animali selvatici nel tentativo di limitare le possibilità di “spillover”, o “zoonosi”, cioè il passaggio di una malattia dagli animali all’uomo, mentre la stampa e i politici di tutto il mondo hanno accusato il governo cinese di non volere o di essere incapace di gestire i propri “wet market”. È un problema molto complesso: senza adeguati interventi per cambiare le abitudini e i consumi, vietare le vendite e basta potrebbe non essere sufficiente o causare più danni che benefici.

Noi ci sentiamo domani, selvatici. Ciao!

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