Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 240.961 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 24.
Le linee guida per la riapertura delle scuole a settembre sono arrivate troppo tardi.

È un’opinione diffusa tra insegnanti, dirigenti scolastici, amministratori locali, genitori e chi da tempo si occupa della scuola in Italia e dei numerosi problemi che si trascina il nostro sistema dell’istruzione. Le famiglie fanno i conti con l’incertezza di come si tornerà nelle aule, mentre il personale scolastico lavora in fretta per recuperare spazi dove fare lezione, chiedere permessi, riorganizzare gli orari e gli ambienti dove ospitare gli studenti in sicurezza. Ci sono poco tempo e moltissime cose a cui pensare.

In questi mesi il governo è stato criticato per essersi mosso molto lentamente nelle decisioni sulla scuola, con continui rinvii e infine la scelta di non concludere l’anno scolastico 2019-2020 in presenza, come invece si è poi deciso di fare in diversi altri paesi europei una volta superata la fase più critica dell’emergenza sanitaria. Il piano presentato lo scorso 26 giugno ha risposto solo parzialmente ai problemi causati dalla pandemia, che si sono aggiunti a quelli strutturali che si trascinano da decenni e non potranno essere risolti in tre mesi: dagli edifici scolastici inadeguati e spesso fatiscenti, passando per la carenza di personale.

Le linee guida sono ritenute insoddisfacenti anche per un altro motivo: sono poco dettagliate e lasciano un margine ampissimo di iniziativa ai singoli istituti scolastici. Se da un lato tengono conto dell’autonomia scolastica, sancita dalle riforme più recenti, dall’altro rischiano di portare a soluzioni molto diverse tra loro non solo nelle varie regioni, ma tra le scuole delle stesse città, con ulteriori complicazioni per chi lavora nella scuola e per le famiglie.

In aula dovrà essere garantito il distanziamento fisico, ma non tutti gli ambienti sono grandi a sufficienza per consentirlo. Per risolvere il problema delle aule troppo piccole, o delle classi troppo numerose, le scuole hanno diverse possibilità: possono reperire nuovi e più grandi spazi all’interno delle strutture per accogliere le classi, fare interventi stutturali per ampliare le aule, trovare spazi esterni all’edificio scolastico, suddividere le classi in gruppi più piccoli, ricorrere alla turnazione (per esempio dividendo la classe e facendo lezione a un gruppo la mattina e all’altro il pomeriggio), ridurre l’orario delle lezioni per facilitare la turnazione (per esempio passando da 60 a 40 minuti) e modificare l’orario scolastico, per esempio facendo lezione anche il sabato.

Ci siamo fatti raccontare da insegnanti, dirigenti scolastici, associazioni e dai responsabili del ministero dell’Istruzione che cosa prevedono per il prossimo anno scolastico, tra comprensibili ansie dei primi e toni rassicuranti degli ultimi. L’unica grande certezza è che c’è poco tempo e ci sono moltissime cose a cui pensare e da fare.
Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 25 Giugno 2020 Roma (Italia) Cronaca Manifestazione nazionale per la riapertura delle scuole in presenza a tempo pieno per tutti gli studenti Nella Foto: genitori, insegnanti e studenti in piazza San Silvestro Photo Cecilia Fabiano/LaPresse June 25 , 2020 Rome (Italy) News Demonstration for reopening of the school In the pic : the protesters in piazza San Silvestro

In Italia, oggi
La Protezione Civile ha comunicato che dall’inizio dell’epidemia in Italia sono stati rilevati 240.961 casi positivi, 201 in più rispetto a ieri, quando ne erano stati comunicati 182 in più rispetto al giorno precedente. È il quarto giorno consecutivo che i contagi aumentano: non succedeva da marzo.

I morti totali sono 34.818, quindi 30 in più rispetto a ieri. Nei reparti di terapia intensiva sono ricoverate 82 persone con COVID-19.

Operatori sanitari
Secondo un’analisi della fondazione Gimbe, nel periodo fra il 15 marzo e il 30 giugno sono stati quasi 30mila gli operatori sanitari contagiati in Italia, cioè circa il 12 per cento dei casi totali registrati. Di questi la metà sono infermieri e ostetriche. La Fondazione ha rielaborato dati dell’Istituto Superiore di Sanità e della Protezione Civile.

Vaccini
Un vaccino sperimentale sviluppato da Pfizer, una delle più grandi multinazionali farmaceutiche, in collaborazione con l’azienda di biotecnologie BioNTech, ha dato i primi risultati promettenti contro il coronavirus. La sperimentazione ha consentito di osservare l’attivazione di una risposta immunitaria negli individui che hanno ricevuto il vaccino, ma ad alte dosi la formula sperimentata da Pfizer ha causato febbre e altri effetti collaterali che richiederanno ulteriori approfondimenti.

Lo sforzo per sviluppare un vaccino contro l’attuale coronavirus è enorme e senza precedenti, con gruppi di lavoro su almeno 145 vaccini. La maggior parte è in una fase molto iniziale del processo di sviluppo, mentre almeno 13 vaccini hanno raggiunto la Fase 1, nella quale si effettuano i test per verificarne la sicurezza a seconda dei dosaggi. Ci sono poi una decina di vaccini in Fase 2, che prevede la somministrazione delle dosi a un gruppo più esteso di volontari, per verificarne la sicurezza. Tre vaccini hanno raggiunto già la Fase 3, nella quale se ne verifica l’efficacia.
Una donna in attesa di un gruppo di medici di ritorno da Andorra, dove hanno dato una mano agli ospedali locali per il coronavirus (AP Photo / Ramon Espinosa)

Proteste
A distanza di circa un mese dall’inizio delle estese proteste contro il razzismo e le violenze della polizia negli Stati Uniti, il New York Times ha provato a rispondere a una domanda che soprattutto nei primi giorni delle manifestazioni si erano fatti un po’ tutti: è possibile che l’affollamento di migliaia di persone che condividevano gli stessi luoghi possa aver favorito la diffusione del coronavirus? Salvo non emergano evidenze di altro tipo, la risposta è che sembra di no.

Trump
A proposito di Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha detto infine per la prima volta in modo esplicito di essere favorevole all’impiego delle mascherine per contenere la diffusione dell’epidemia. Rispondendo a una domanda se le indosserebbe, ha detto: “Oh, lo farei, lo farei. […] A dire la verità ho indossato una mascherina, e mi piaceva come mi stava. Era una mascherina scura, nera, e ho pensato che mi stesse bene. Sembravo un po’ Lone Ranger”, facendo riferimento al celebre personaggio di film e serie tv statunitensi, noto in Italia come Il Cavaliere solitario o Il Ranger solitario.

Noi ci sentiamo domani, in sella. Ciao!
 

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