Sul Coronavirus, dal Post

Ci sono 322 casi confermati in Italia.
Di questi, 10 sono morti.
Sono le 18 e 50.Tra le parole che in pochi giorni sono diventate comuni e familiari: “tampone”. Secondo i dati della Protezione Civile, in Italia ne sono stati utilizzati oltre 8.600 per verificare la presenza del coronavirus. Significa che più o meno altrettante persone hanno atteso per ore di sapere se fossero state o meno contagiate, e chissà da chi.
Un tampone non è altro che un lungo cotton fioc, con il quale si preleva un poco di saliva dal fondo della bocca, che viene poi analizzata alla ricerca del virus, in laboratorio.
Fare così tanti test in così poco tempo ha comportato un gran lavoro per i pochi laboratori in grado di farli e una riduzione delle scorte di tamponi. Lo ha ammesso anche l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, a modo suo: “I tamponi stanno scarseggiando, ma ci sono”. Oggi è stato annunciato che non saranno più usati sui possibili contagiati (per esempio i conoscenti dei già infetti), ma solamente su chi manifesta sintomi. Si era detto che ne avessero fatti di più in altri paesi, siamo andati a controllare.Dopo giorni di collaborazione costruttiva, come si dice in questi casi, oggi Gallera si è risentito per alcuni commenti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla gestione dei primi contagiati in Lombardia. Al di là della polemica, che si è spenta velocemente con un accordo tra governo e regioni per coordinarsi meglio, si poteva fare qualcosa per evitare di trovarci in questa situazione? Forse alcune strutture ospedaliere non erano sufficientemente pronte, ma il tema – a questo punto molto più grande e rilevante per tutti – riguarda la loro capacità di reggere ai forti stress man mano che aumenteranno i casi, soprattutto nei reparti di terapia intensiva.

L’ospedale di Codogno, 21 febbraio 2020
(ANSA/ANDREA FASANI)

La situazione in Italia nelle ultime ore.
I casi confermati sono 332, quasi tutti concentrati nel Nord Italia tra Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. I morti sono diventati 10: oggi sono quindi morte altre tre persone, tutte in Lombardia e ultra ottantenni.
Secondo i dati della Protezione Civile, i contagiati per regione sono: 240 in Lombardia, con 9 morti, 43 in Veneto, con 1 morto, 26 in Emilia-Romagna, 3 in Piemonte, 3 nel Lazio, 3 in Sicilia (a Palermo), 2 in Toscana (uno a Firenze e uno a Pistoia), 1 in Liguria (un lodigiano trovato positivo ad Alassio), e 1 in Trentino Alto-Adige (a Bolzano).
Il caso di Firenze è un imprenditore sessantenne che per lavoro ha contatti con l’Asia e che è stato trasferito nel reparto malattie infettive del Policlinico di Careggi: non è ancora chiaro dove avrebbe contratto il virus, se durante un viaggio di lavoro o da uno dei suoi dipendenti. A Palermo è invece risultata positiva una turista di Bergamo in vacanza, che ora è ricoverata all’ospedale Cervello; gli altri due casi annunciati oggi erano due persone nel suo stesso gruppo.

La mappa qui sopra mostra i casi confermati di COVID-19 nel mondo: più i cerchiolini sono grandi, più casi ci sono. I dati sono aggiornati al 24 febbraio e l’elaborazione è dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo diversi epidemiologi, quelli che studiano la diffusione delle malattie, il coronavirus difficilmente potrà essere contenuto e non si può escludere che entro un anno abbia infettato tra il 40 e il 70 per cento della popolazione. Però, calma: questo non vuol dire che tutti diventeranno casi gravi, molti si ammaleranno lievemente o non si accorgeranno nemmeno di avere preso la COVID-19.

Ieri l’OMS ha detto che sta osservando con attenzione cosa sta succedendo in Italia, Corea del Sud e Giappone, dove sono aumentati i casi di contagio da coronavirus. Ha anche detto di avere qualche preoccupazione per l’Iran: c’è il sospetto che i numeri ufficiali non siano reali, inoltre le rotte dei pellegrinaggi potrebbero essere una delle principali vie di diffusione del virus.

Avete figli e nipoti che vanno a scuola? Potrebbe interessarvi sapere questo.
State invece per partire per un viaggio da qualche parte? Meglio controllare che vi facciano scendere dall’aereo.

Che siate in partenza, di ritorno, o chiusi fermi in casa, ci sentiamo domani. Ciao!

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *