Vangelo dell’1 gennaio 2015

GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

Non più schiavi, ma fratelli

Vangelo Luca 2, 16-21

Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia. Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino. Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano. Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé. I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l’angelo aveva loro detto. Passati otto giorni, venne il tempo di compiere il rito della circoncisione del bambino. Gli fu messo nome Gesù, come aveva detto l’angelo ancor prima che fosse concepito nel grembo di sua madre.
Primo gennaio: Santa Maria, madre di Dio
Ora tocca all’uomo fare la sua parte!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

La festa di “Maria, che dona al mondo Gesù, nostra pace”
Otto giorni dopo il Natale, celebriamo la festa di Maria madre di Dio. È ancora nel nome di Maria che dal 1967 celebriamo la “Giornata della pace”, un dono di Dio, certo, ma che vuole l’impegno degli uomini. Papa Francesco per la 48.ma Giornata Mondiale della Pace ha scelto questo tema per il 2015: “Non più schiavi ma fratelli”.

Maria: genitrice e madre!
E’ stato il concilio di Efeso nel 431 a definire il dogma di Maria “madre di Dio”. L’espressione “madre di Dio” è priva di solennità, ma è più familiare. Dalle nostre madri abbiamo imparato a pregare “Santa Maria, madre di Dio”. Sin da piccoli pronunciamo queste parole “madre di Dio”: parole misteriose e contraddittorie se non fossero storiche. Maria è stata non solo “genitrice” ma anche “madre”. Le due parole non sono sinonimi: la “genitrice” è colei che genera, che mette alla luce, e questo è comune anche agli animali; una donna che si limita a generare, mette alla luce degli orfani, perché orfano non è colui che manca dei genitori (e come lo potrebbe?), ma di qualcuno che lo faccia crescere nel mondo. Maria non solo ha generato Gesù, ma lo ha messo al mondo, cioè lo ha accompagnato nella sua educazione e crescita; nella vita pubblica, sotto la croce, Maria è stata accanto a Gesù e con Lui ha fatto la volontà del Padre. Oggi, le urgenze sono tante, ma non va sottovalutata quella di avere madri e padri che non si accontentino di “mettere alla luce”, ma di “mettere al mondo”. I genitori diventano padri e madri quando non isolano il figlio dal mondo, quando non lo abbandonano al mondo, ma quando lo educano a trovare il suo posto nel mondo. E prendendo spunto da un celebre verso di Dante, un buon padre ed una buona madre raggiungono il massimo quando diventano, come Maria, figli del loro figlio. Può sembrare un assurdo e invece anche i genitori devono dire grazie ai figli, perché sono nati, perché offrono nuove esperienze ai genitori, perché i figli danno completezza al loro matrimonio, perché i figli a volte sono quelli che riportano i genitori alla pratica della fede!

Anno buono … se noi saremo buoni!
Giorno dopo giorno fa un anno. Banale, direte voi. Però poi, quando la somma è prossima ad essere tirata, questa banalità diventa tremendamente seria. Un anno di più rispetto al passato, un anno di meno rispetto al futuro! Mi dà fastidio che non si pensi più all’anno vecchio, che nessuno vuole più, e che buttiamo dalla finestra come un piatto rotto, maledetto, carico di tutte le colpe. E pensare che un anno fa lo avevamo accolto e vezzeggiato come il “nuovo anno”, con auguri e champagne! E qualcuno era anche morto, qualche altro finito all’ospedale per colpa dei petardi! Certo, ognuno ha da lamentarsi su ciò che è accaduto nell’anno passato. Ma chi ci potrà garantire che l’anno nuovo sarà tutto “latte e miele”? Il vecchio Leopardi, che aveva fatto della tristezza un canto, metteva sulle labbra di un venditore di almanacchi un augurio per l’anno nuovo. Ma il cliente era troppo esperto della vita per comprare illusioni; era troppo simile al suo autore per dimenticare la stessa scena dell’anno precedente. All’inizio di ogni nuovo anno, noi consultiamo oroscopi per sentirci dire che tutto andrà bene. Lasciamo perdere! Ricordiamoci del proverbio cinese: “Prevedi tutto, tranne il futuro!”. Andrà tutto bene per tutti! Questa è illusione. La speranza è cosa diversa. La speranza è attesa operosa e le ragioni della nostra speranza sono tutte in Gesù, il Dio per noi, il Dio con noi! No, non è banale lo scorrere del tempo, non è banale il brindisi di Capodanno, se in questo riusciamo a vedere l’avvicinarsi della Promessa e la fine della Speranza. Non è banale se l’augurio, anziché una magica formula, un rito apotropaico, diventa preghiera di figli al Padre.

Qualcosa da amare, qualcosa da fare, qualcosa da sperare
Il tempo: ecco il grande protagonista! Il tempo che è misura della nostra vita; misura che la rende piccola, quasi inesistente rispetto all’inizio e alla fine del cosmo, eppure che le dà spazio sufficien¬te per prepararsi all’eternità. Il tempo e lo spazio segnano le nostre dimensioni, e anche la nostra eternità; queste poche decine di anni, durante le quali ci incontriamo e ci scontriamo, preparano la nostra eternità. Un inizio così sgangherato per un destino così grande! A pensarci bene, verrebbe voglia di viverlo tutto per intero questo inizio. Sembra uno spreco persino quel tempo dedicato al riposo, che poi è tanto, circa un terzo della vita. Se una persona vive 90 anni, 30 li ha passati dormendo! In 30 anni si possono fare un mucchio di cose, nel bene e nel male. Bisognerebbe arrivare alla fine dell’anno, come alla fine della vita, con le mani piene di bene compiuto. Allora sì che sarebbe una grande festa: in cielo, in terra e in ogni luogo, per sempre. Non andiamo alla ricerca delle previsioni; è molto facile toppare, politici, economisti, meteorologi e religiosi. Se facciamo il confronto con quanto fu profetizzato e con quanto è successo, dobbiamo dare ragione al proverbio cinese: “Prevedi tutto, tranne il futuro”. A tutti gli amici faccio l’augurio di Frate Indovino. “Abbiate tutti qualcuno da amare, qualcosa da fare, qualcosa da sperare”.

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