Vangelo di Domenica 10 Maggio

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

VI domenica di Pasqua (B)
Chi pratica la giustizia, a qualunque religione appartenga, è gradito a Dio!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

L’uomo tende sempre verso un “oltre”
Una delle caratteristiche dell’uomo è la trascendenza, che possiamo definire come il movimento con cui l’uomo sistematicamente oltrepassa se stesso. Per esempio, se esaminiamo l’attività conoscitiva, vediamo che la sua ansia di ricerca è insaziabile. Sapere sempre di più! Altrettanto riscontriamo nell’attività volitiva. La nostra volontà non è mai soddisfatta di quello che ha realizzato. Volere sempre di più! Persino sul corpo sono iscritti profondamente i segni della trascendenza. Il nostro corpo è effettivamente “fenomeno” e manifestazione di qualcosa che lo oltrepassa, e a cui diamo comunemente il nome di anima. Il corpo, ad un tempo, vela e rivela questa realtà profonda. E’ sul corpo che noi leggiamo la bontà e la malizia, la gioia e la lussuria… di un uomo. E’ un corpo denso di coscienza, aperto all’essere, teso verso la felicità completa. E’ un corpo che trascende la stessa natura della corporeità, e diviene epifania dello spirito. Essere sempre di più! E’ un fatto innegabile: entro l’orizzonte umano si trova una regione per il divino, un santuario per una santità ultimale. Questo non può essere ignorato. L’ateo lo potrà dichiarare vuoto, l’agnostico potrà asserire che la sua ricerca non è approdata a nulla… ma queste negazioni presuppongono la scintilla entro la nostra argilla, il nostro orientamento innato verso il divino. Ora, se la trascendenza è un movimento, se la vita dell’uomo è sempre e tutta una tensione, ci chiediamo dove sta il traguardo finale. Di questo problema praticamente si sono interessati tutti i grandi pensatori, di ieri e di oggi, giungendo a conclusioni spesso opposte. Esiste tutta una schiera di pensatori i quali affermano che Dio è assolutamente inconoscibile e indimostrabile oppure che Dio è solo una ipostasi dei bisogni dell’uomo, è “l’ottativo del cuore umano”. A noi sembra che solo Dio è il pieno completamento dell’uomo. Ha ragione Agostino quando scrive: “Ci hai fatti per te, Signore, ed è sempre inquieto il nostro cuore finché non riposa in te”.

Le belle notizie del vangelo
Il vangelo di oggi ci consegna una serie di belle notizie. Ce ne rendiamo conto? Purtroppo, siamo abitudinari, trituriamo nel frullatore delle banalità le rivelazioni più sconvolgenti. Anche qui, in chiesa, se non facessimo le belle statuine, dovremmo dirci l’un l’altro: “Ma abbiamo capito bene?”. Cose dell’altro mondo, che invece devono diventare cose di questo mondo. Cose da non credere, che invece sono le uniche da credere e da vivere. Sono queste le belle notizie che, ascoltate e realizzate, ci fanno uscire dalle strettoie di un cristianesimo tremebondo e brontolone, in alto, verso una vita serena e con passo di danza. Siamo gli amici e i familiari di Dio! Per ben 12 volte, in questo vangelo, risuona il tema dell’amore.

Il cristiano è un “salvato” che diventa “salvatore”
Il cristiano non uno che, novello Tantalo, porta sulle sue spalle il destino del mondo. Dio ama e salva! Ma accettare questa verità che la Scrittura oggi ci propone non è facile, perché in noi agisce una “volontà di dominio”, una sete di potere, un inconscio narcisismo, per cui anche le parole del vangelo finiscono per legittimare la nostra superbia religiosa. Riscoprire il vangelo significa ritrovare la strada del regno di Dio, dentro cui la chiesa deve collocarsi e giudicarsi, senza giudicare il mondo, perché non è essa la luce del mondo ma Gesù, che “illumina ogni uomo che viene in questo mondo”. L’amore di Dio è discensivo, va verso gli ultimi; è un amore che precipita verso le bassezze; non è un amore che dà appuntamento in alto, ai bravi, ai mistici, ai contemplativi; l’amore di Dio riempie la terra con la sua alluvione misteriosa, discende in basso, come l’acqua che cerca il fondo dove fermarsi. E’ agape e non eros. Un cristiano non deve fare altro che immergersi in quest’acqua di salvezza. Un cattolico fanatico guarda il mondo come un salvatore assetato di salvare gli altri, ma con la sicurezza di portare la verità, di distribuire la salvezza. C’è in lui la “libido dominandi”; da qui nascono quelle ricerche di appoggio economico, quel bisogno di potere, quel furore della verità dogmatica. Viceversa, chi ama guarda tutte le creature con profonda simpatia, non distingue gli uomini in “massa damnationis” e in “massa salvationis”. A volte, ci sarà capitato di ascoltare la voce dello Spirito in persone lontane, scomunicate, fuori da ogni chiesa. Dio non segue le nostre filosofie e le nostre teologie. Quello Spirito che riempiva l’abisso e formava la deforme creazione, continua ad agire nell’universo, parla ancora in molte lingue e in molti modi.

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