Vangelo di Domenica 19 Ottobre 2014

Vangelo di Matteo (22, 15-21)
XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Ventinovesima domenica del tempo ordinario (A)
Date a Cesare quello che è di Cesare …
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)
Grazie ai nemici le cose vanno bene!
I nemici: non solo quelli da amare e per cui pregare. Ma anche quelli da onorare e da benedire. E pregare Dio che non ce li lasci mai mancare perché la salvezza, qualche volta, può venire proprio da loro. Ciro, col suo famoso editto (538 a.C.), rappresenta un capitolo fondamentale di “teologia del nemico”. Ecco il paradosso rappresentato da Ciro: Dio conferisce il titolo di Cristo (Unto = Cristo) a uno che nemmeno lo co¬nosceva. Cerchiamo di capire: un non credente, uno senza etichette religiose, può essere chiamato a compiere le opere di Dio. Gli Ebrei erano deportati in Persia e senza speranza. Invece la salvezza giunge, inaspettata, dal nuovo re di Per¬sia, uno che «non conosce il Signore», un miscredente! È grazie a Ciro e alla sua politica «liberale» che gli Ebrei, ormai rassegnati e perfino sistemati e integrati, possono tornare alla loro terra. Così, un «non credente» diventa, senza saperlo, «servo del Signore».
I nemici, dunque, utili alla causa di Dio più di tanti amici dichiarati e i loro interventi ancora più utili di tanti favori, accordi, concordati e privilegi. Resta da domandarsi se la Chiesa abbia ot¬tenuto più guadagni dai ne¬mici che dagli alleati. Se le cosiddette «perdite» non siano state più vantaggiose di certe vittorie. Confesso che mi convince più l’editto di Ciro del cosiddetto «editto di Costantino. Alcune volte le donazioni risultano assai più dannose delle sottrazioni. Le sottrazioni, infatti, togliendo spesse volte soltanto ciò che è in-gombrante, met¬tono in evidenza l’essenziale. Pensate, per esempio, quanto accaduto durante il nostro risorgimento: i fautori del potere temporale riuscirono a imbavagliare quei pochi profeti che volevano una chiesa povera e libera. Da un lato, Don Margotti, Pio IX e tanti altri sostenevano “né eletti né elettori”; dall’altro, i tanti Caputo, Pazzaglia, Scalabrini, Tosti, Bonomelli …, respinti “extra castra” perché insegnavano che il potere temporale, lo Stato pontificio erano una palla al piede. E alla fine hanno avuto ragione. Spesse volte è così: gli eretici di oggi saranno i profeti di domani! Sì. Preghiamo per i nemici, lasciando un po’ da parte «i nostri benefattori».

Né teocrazia né laicismo
I furbi amano mettere in difficoltà l’avversario. I farisei lo hanno fatto spesso con Gesù. E ogni volta sono stati svergognati! Questa volta ricorrono a un tranello politico. Gli ebrei subivano l’occupazio¬ne dei romani, un’occupazione odiosa, che violava i loro valori reli¬giosi e spremeva tasse esose alla popolazione. Pagare il tributo a Ce¬sare pesava sugli ebrei come un macigno. Per essi, tutto era di Dio, le profondità della terra, le cime dei monti. Tutto! Sappiamo che alla na¬scita di Cristo era in atto un censimento, non certo perché Roma amasse gli ebrei, ma per organizzare al meglio la riscossione delle tas¬se. I farisei, amici degli ebrei, si fanno accompagnare da alcuni erodiani, amici dei romani: una mossa astuta! Questa è la domanda: «È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Un «no» piaceva ai farisei, na¬zionalisti, ortodossi; un «sì» piaceva agli erodiani, filoromani, e perciò odiati dal popolo ebraico. Da un lato, i romani e gli erodiani assegna¬vano il primato a Cesare, il cui potere sacrale si inseriva anche nella sfera della coscienza; dall’altro, gli zeloti, i teocratici di Israele, per i quali il primato spettava a Dio fino a misconoscere l’autonomia al potere politico. Il dilemma era mortale: il «no» avrebbe provocato la denuncia di Gesù ai romani come ribelle; il «sì» gli avrebbe inimica¬to il popolo ebraico. A queste volpi diplomatiche, Gesù risponde in modo poco diplomatico: «Ipocriti, perché mi tentate?». Poi proclama un principio che ancora oggi conserva tutta la sua attualità: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». In que¬sta frase c’è ‘in nuce’ gran parte della storia europea: dalla lotta per le investiture al Kulturkampf, dai concordati alla «libera Chiesa in libe¬ro Stato», dalle controversie sull’ora di religione all’intervento dei ve¬scovi in tempo elettorale. Se Gesù avesse pronunciato anche solo questa frase, sarebbe passato alla storia. Davvero non c’è religione così immersa nella storia come il cristianesimo! Che però è anche la religione «assolu-ta», come ha scritto Hegel. In passato, la frase di Gesù è servita ai due poteri, il religioso e il civile, per stabilire la propria sfera di com¬petenza in diversità e autonomia. Oggi, avvertiamo che occorre an¬dare oltre. Intanto perché il potere di Dio non è come il potere di Cesare. Dio non comanda attraverso le leggi e i soldati, ma con la forza soave dell’amore e della libertà. «Regnavit a ligno Deus!». Uti¬lizzare perciò quell’affermazione di Gesù per dare fondamento giu-ridico alla teocrazia ecclesiastica è un abuso teologico. Il secondo motivo è che non possiamo pensare al potere politico come incar¬nato in una sola persona, Cesare, quasi una ‘fons iuris’da cui discen¬dono tutti i diritti. La sovranità risiede nel popolo. Il potere politico emana dalla volontà congiunta dei cittadini. È una maturazione sto¬rica dalla quale non si torna indietro. Gli uomini, attraverso le leggi e i parlamenti, sono i responsabili degli ordinamenti. Ecco la laicità totale della politica. Non c’è la società di Dio sulla terra ma la so¬cietà dell’uomo. Che però è in cammino verso il regno di Dio, «Re¬gno di verità e di vita, Regno di santità e di grazia, Regno di giustizia, di amore e di pace».

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *