Vangelo di Domenica 2 Agosto 2020

Condividere nella giustiziaVangelo di Matteo 14,3-21

Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».  E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Il racconto del Vangelo (Matteo 14,13-21) è abitualmente ricordato e presentato come “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”.Questo linguaggio, in realtà, è piuttosto fuorviante perché evoca un gesto meccanico e ripetitivo che di fatto amplifica il criterio della quantità.Preferibile di gran lunga riflettere “sulla condivisione dei pani e dei pesci”; questa infatti richiede sensibilità, disponibilità, scelta, azioni concrete; non riguarda solo Gesù da ammirare, ma tutte e tutti noi nella disponibilità a seguirlo.La lettura e meditazione di questo racconto del Vangelo dovrebbero infatti diventare una provocazione a condividere nella giustizia, in questo modo, in questa società, e in questa Chiesa.La questione riguarda l’informazione, la consapevolezza, la cultura, l’etica, l’economia, la politica, la fede, la speranza.Certo esige solidarietà, ma ancor prima la giustizia a livello planetario rispetto all’ingiustizia strutturale dominante. Cosa significa condividere il pane, cioè il cibo e insieme tutte le esigenze fondamentali per la vita: acqua, salute, istruzione, terra, lavoro, casa, condizioni di vita dignitose? La risposta è nella necessità e urgenza di cambiare radicalmente la visione del mondo, il progetto dell’ umanità, la relazione con la terra e tutte le espressioni della vita. È urgente e indispensabile un altro mondo. La sua costruzione è ardua, soprattutto nel riuscire a scalfire e poi modificare il sistema del capitalismo del neoliberismo, la massimizzazione dei profitti con lo sfruttamento delle persone e dell’ ambiente; nell’impegno ad incalzare chi ha la responsabilità politica ed economica delle decisioni, unendo sempre le proprie scelte e i personali stili di vita. Un grande progetto composto da tanti progetti significativi nelle comunità e nei territori dei diversi Paesi, in rapporto costante fra il locale e il planetario.Commentare nelle chiese questo Vangelo non avrebbe senso se non ci si riferisce agli 800 milioni di persone affamate sul Pianeta; agli ulteriori 270 milioni che ora si stanno aggiungendo a causa della pandemia; ai 2 miliardi di persone intrappolate in Paesi in guerra, stremate dalla fame, dalle persecuzioni e carestie (rapporto Oxtan “il virus della fame”); ai 5 milioni di poveri assoluti in italia, ai quali negli ultimi mesi, a causa della pandemia, si sono aggiunti oltre 1 milione.Il Vangelo ci racconta che Gesù agisce perché vive la compassione per tutte le persone di quella folla: guarisce e comunica fiducia a quelle ammalate e poi con tutte condivide i pani e i pesci partendo dal poco: da cinque pani e due pesci.Senza la compassione domina l’ indifferenza che rende individualisti, egocentrici, egoisti.Solo se si prendono a cuore le persone e le condizioni in cui vivono ci si muove: nelle comunità locali con la solidarietà diretta e le esperienze organizzate, ad esempio dalle borse della spesa alle mense; con la diffusione della cultura e pratica della giustizia e della autentica solidarietà; con la pressione sulle istituzioni e la politica per una economia di giustizia e di vita, alternativa a quella che oggi domina di sfruttamento, accumulo e morte.

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