Vangelo di Domenica 22 Febbraio 2015

(Marco 1, 12-15)

“Convertitevi e credete al Vangelo”

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.

 

 Prima domenica di quaresima (B)
Quaranta giorni per “cambiare testa”
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

Comincia il ciclo liturgico quaresimale. La quaresima indica un periodo di quaranta giorni, destinato alla preghiera e alla penitenza, in preparazione alla Pasqua di risurrezione. Quaranta è un numero simbolico: quaranta furono anche i giorni del diluvio, che si conclusero con l’arcobaleno e l’alleanza tra Dio e Noè; quaranta furono gli anni del popolo ebraico nel deserto, durante i quali il nuovo popolo entrò nella terra promessa; quaranta furono anche i giorni del digiuno di Mosè, di Elia, e di Gesù nel deserto; gli abitanti di Ninive ebbero quaranta giorni a disposizione per convertirsi; quaranta sono pure i giorni dell’avvento e della quaresima, tempo di profonda rimeditazione della parola. Mi piace pensare che la parola “quaresima” deriva dal verbo latino “quaerere”, che significa cercare, desiderare, impegnarsi, essere-di-più per non essere-un-di-più nella vita.
Dalla moltitudine delle folle … alla solitudine del deserto
Uscito dall’acqua, Gesù va nel deserto: dalla moltitudine alla solitudine. Solo! Chi disse: “Guai a chi è solo!” misurò solo le proprie paure; la società è talvolta un sacrificio, la comunità una penitenza. La solitudine, per chi ha l’anima ricca, è un premio, è la vigilia di un bene sicuro. Non può sopportare la solitudine il mediocre, chi è deserto nello spirito, chi è irrequieto o annoiato, chi non può vivere senza confondersi. Cristo è stato tra gli uomini e tornerà tra gli uomini perché li ama, ma sovente si ritirerà tutto solo. Per amare gli uomini, occorre di tanto in tanto abbandonarli. Strano luogo il deserto! Vi si entra per pregare Dio e si incontra il diavolo; ci sospinge lo Spirito e troviamo il tentatore: si digiuna e si sognano lauti banchetti. Nessuna meraviglia se Cristo è stato tentato. Satana tenta solo i grandi; per gli altri, basterà solo un sussurro, anzi, molti non si accorgono più che il maligno esista. L’ultima astuzia del diavolo è farci credere che lui non esiste, che è un’invenzione dei preti. Satana si avvicina a chi è lontano; più siamo in alto e più ci tenta dal basso; essere tentati è segno di grandezza e Cristo meritava più di tutti questa consacrazione.

Il deserto: non per fuggire, ma per convertirsi!
Questo episodio del vangelo è servito a far sognare monaci, poeti, mistici, artisti. E’ stato anche utilizzato per giustificare la fuga dal mondo, il disprezzo delle realtà terrestri. Mentre nella chiesa primitiva gli asceti e le vergini erano nel mondo, verso il IV secolo si svilupparono l’eremitismo, il cenobitismo, l’anacoretismo, contravvenendo così alla raccomandazione di Cristo: “Non chiedo che tu li tolga dal mondo” (Gv 17,15). Perché i cristiani ricercano nell’isolamento dei fratelli, “extra ecclesiam”, quella salvezza che è loro promessa all’interno della comunità? Oggi, la grande ambizione di tanti operatori pastorali è il “ritiro spirituale”. Non vorrei essere frainteso. E’ utile il ritiro spirituale, non come fuga dal mondo, ma come conversione del cuore. La solitudine autentica ha qualcosa di sacro; l’uomo vi entra con un certo timore, sa bene quello che lo aspetta! La più grande gioia dell’uomo è l’indolenza mentale. E’felice se può dimenticarsi e abbrutirsi a forza di lavorare. Si lascia spersonalizzare con voluttà. La donna è, in genere, più attenta ai valori personali: vuole che quanto fa le somigli; l’uomo, invece, ragiona in termini di forza e di quantità, e accetta di somigliare a quanto fa; gli piace pensare solo a quello che fa (cioè a quello che guadagna!). Questo non accade solo agli operai della catena di montaggio. Un avvocato, un medico, un professore … si identificano volentieri con la loro funzione e il loro linguaggio, fortemente tecnico, bene esprime questa loro identificazione. L’uomo, nel silenzio, sa bene ciò che si sforza di non sapere, si accorge di non avere più la maschera, scopre il suo errore fondamentale: il lavoro era il suo narcotico; il numero di quelli che condividevano la sua follia, lo rassicurava di essere nel vero. E poi, dopo un doloroso esame di coscienza, accorgersi di essere uno sposo mediocre, un padre mediocre, un uomo mediocre, un credente mediocre! E’ il deserto! Comincia a trovare Dio. Comincia a ritrovare se stesso! Sente di non avere verità profonde. La sua verità è in un Altro. E’ un Altro!
Entriamo nel deserto per vincere quelle distrazioni, quei “divertissements” di pascaliana memoria, che allontanano l’uomo dai valori che contano. Fare silenzio, penetrare nelle misteriose profondità della coscienza, non rimanere sulla soglia, non galleggiare sulla scintillante superficie. Quel Gesù che, prima di iniziare la sua missione, avverte il bisogno di entrare nel deserto, è ancora una volta il modello di ogni credente. Questo invito a “entrare nel deserto” non viene dall’uomo, ma da Dio. E’ lo Spirito che – come sottolinea Marco – sospinse nel deserto Gesù, e di anno in anno rinnova anche a noi questa possibilità di grazia. E allora, buona Quaresima per una buona vita!

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