Vangelo di Domenica 28 Giugno 2020

Liberarsi dall’egocentrismo
Vangelo di Matteo 10,37-42

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.  Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Come sempre il messaggio del Vangelo (oggi Matteo 10,37-42) entra nelle nostre coscienze e ci interpella; attraversa la storia, la illumina e la verifica favorendo sempre un processo di umanizzazione.Anche nel messaggio di oggi la sollecitazione forte è a liberarsi dall’egocentrismo personale, di gruppo, di una parte del mondo per aprirci ad un urgente e necessario progetto planetario, sentendoci parte dell’unica famiglia umana, particelle nell’interdipendenza di tutto il creato.La pandemia del Coronavirus ha evidenziato la necessità della reciprocità e cooperazione planetarie. E’ da verificare se questa sta diventando un insegnamento o se purtroppo non sta avvenendo.Certo la famiglia, il nucleo affettivo in cui si vive è fondamentale, ma non deve diventare una prigionia: “Chi ama suo padre e sua madre, suo figlio o sua figlia più di quanto ama me non è degno di me”.Un linguaggio paradossale per indicare, a partire dalla propria famiglia, l’apertura agli altri e alla storia.E’ ugualmente importante non temere le conseguenze della propria coerenza di vita, anche se comporta la croce cioè l’incomprensione e l’isolamento: “Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me”.Degni li Lui sono le donne, gli uomini e le comunità profetiche e di martiri, fedeli, coerenti e credibili fino in fondo nell’attuare il Vangelo, cioè nell’impegno per l’umanità della giustizia, verità e pace.E’ ancora ugualmente importante non mettersi sulla difensiva, perché conservare la vita in questo modo come persone, società, mondo occidentale significa implodere, impoverirsi, mentre vivere l’apertura e la dedizione comporta arricchimento per sé e per gli altri: “Chi cercherà di conservare la sua vita, la perderà; chi avrà perduto la propria vita per me la ritroverà”.In una omelia, alla Badia Fiesolana, ormai tanti anni fa nell’Eucarestia di una domenica, padre Ernesto Balducci così si esprime: “Da che cosa dipende il fatto che io sia in grado di conoscere gli altri, di entrare nella lingua degli altri e anche delle cose? Qual è l’atto decisivo?E’ un atto che tocca l’intelligenza o quel centro dell’essere non riconducibile all’intelligere, al capire con la ragione?La risposta è questa: tutto decide la nostra scelta di vita: se tu scegli di vivere facendo centro su di te, hai voglia di studiare, di diventare un luminare universitario, un premio Nobel. Non capirai niente. Se tu scegli di mettere il centro di te fuori di te, al centro delle creature e delle cose, tu trovi la sapienza. Non è un dono che si riceve per partecipazione. E allora dobbiamo trovarci pronti alle occasioni in cui la sapienza bussa alla nostra porta”.Il Vangelo insiste sull’accoglienza che riferita alle diverse persone e situazioni pè la dimensione fondamentale e decisiva della fede, della vita, della cultura, delle decisioni etiche e politiche.

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