Vangelo di domenica 30 Luglio 2017

 Alla ricerca del vero tesoro
Vangelo di Matteo 13, 44-52

‘Il regno di Dio è simile a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova, lo nasconde di nuovo, poi, pieno di gioia corre a vendere tutto quello che ha e compera quel campo. ‘Il regno di Dio è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose. Quando ha trovato una perla di grande valore, egli va, vende tutto quel che ha e compera quella perla. ‘E ancora: il regno di Dio è simile a una rete gettata nel mare, la quale ha raccolto pesci di ogni genere. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si siedono e mettono nei cesti i pesci buoni; i pesci cattivi, invece, li buttano via. Così sarà alla fine del mondo: verranno gli angeli e separeranno i malvagi dai buoni, per gettarli nel grande forno di fuoco. Là, essi piangeranno come disperati’. Poi Gesù disse ai discepoli:- Avete capito tutte queste cose? Risposero:- Sì, abbiamo capito. Ed egli disse:- Perciò, un maestro della Legge che diventa discepolo del regno di Dio è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove.

 

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30 luglio 2017 *XVII Domenica T.O. (A)

NELLA, CHIESA VERSO IL REGNO (Mt 13,44)  

riflessioni pluri-tematiche sul Vangelo della domenica

a cura di Franco Galeone (Gruppo Biblico ebraico-cristiano) השרשים הקדושים

per contatti: francescogaleone@libero.it

 

La domenica del tesoro nascosto

  1. a) Anche il Vangelo di questa domenica è tutto un fascio di parabole, che comunicano aria di festa. Ci troviamo davanti a due scene rapide, come uno sketch. Ci si muove in fretta, quasi danzando. Un uomo trova un tesoro in un campo; pieno di gioia, vende tutto, e acquista il tesoro. Un mercante trova una perla eccezionale; pieno di gioia, vende tutto, e acquista la perla. Notare: il primo trova il tesoro per caso, il secondo era alla continua ricerca di perle. Come dire: trovare Dio è vario, imprevedibile, qualcuno lo trova nella sua prima infanzia, qualche altro in punto di Per nostra fortuna!
  2. b) Gesù, oltre alle splendide parabole tratte dalla campagna, ne racconta un’altra ambientata sul lago. Un nitido quadretto: la rete raccoglie ogni genere di pesci, e i pescatori mettono i pesci buoni nei canestri, e buttano via quelli cattivi. Il finale fa commuovere e sorridere insieme. Gesù chiede. Avete capito? E i suoi discepoli in coro: Sì. Gesù avrà sorriso, pensando a tutti i loro litigi su chi fosse il primo, il migliore, il preferito. Ma qualcosa di nuovo lo hanno imparato, sono più aperti verso le cose nuove! Ne impareranno tante altre, da far venire le vertigini. L’uomo nuovo, però, nascerà solo dopo il fuoco della Pentecoste!
  3. c) Le due parabole gemelle, quella del tesoro e della perla, mettono in evidenza la preziosità e la gioia del Vangelo predicato da Cristo. L’accento va messo sul trovamento di Cristo, che esige di conseguenza lo spogliamento di altre ricchezze, per comprare il tesoro, la perla. L’operazione va fatta con gioia e in fretta, perché si tratta di un buon affare! Nessuna meraviglia: il Vangelo è un lieto annuncio! A volte pensiamo che Gesù ci voglia rendere poveri; mettiamo l’accento sul fatto che occorre vendere tutti gli averi. No, egli ci vuole arricchire di beni superiori, e per questo ci chiede di rinunciare ai beni inferiori. È una rinuncia a ciò che vale di meno, una rinuncia positivamente calcolata, per questo è gioia, va fatta in fretta.
  4. d) Dalle parole del Signore risulta evidente che la vita va vissuta come un rischio, proprio come una caccia al tesoro. Un mio amico non credente parlava delle fede quasi fosse una curiosità infantile, un sottrarsi alle esigenze della ragione, un atteggiamento inesplicabile in un uomo maturo. La realtà è diversa, come due persone che guardano lo stesso campo, ma uno lo valuta solo per quello che appare, a livello economico, quindi; l’altro, invece, lo valuta molto di più, sapendo che nasconde un tesoro. L’essenziale è invisibile. Ecco, le due valutazioni sono tra loro diverse perché c’è un segreto che le separa. Anche la vita cristiana è un segreto. Già, ma finché il tesoro non viene alla luce, chi ci rassicura che non si tratti di illusione? Anche per il credente, la fede è un rischio, una scommessa (Pascal), un salto (Kierkegaard). Se si perde, non si perde nulla. Ma se si vince? È antipatico questo discorso da totocalcio, ma lo richiamiamo solo per sottolineare che nella fede, qui, sulla terra, una dose di rischio è ineliminabile. In ogni uomo è presente un tesoro; il tesoro significa l’apertura a Dio, l’immagine di Dio, la fame di Dio. Il freddo razionalista porta in sé un emisfero oscuro che non ha mai potuto illuminare con le sue geometrie; in tanti di noi il fanciullino, vuole danzare la vita, ma resta soffocato, perché viviamo tutti in una civiltà unidimensionale. Ognuno perciò muore con una parte di sé mai venuta alla luce, con tanti sogni rimasti chiusi nel cassetto della vita. I santi hanno compreso il valore del tesoro, della perla preziosa, e hanno venduto tutto il resto. Penso a Francesco di Assisi. Chi trova il tesoro della fede, vende tutto, si fa povero, cammina nel mondo come un re delle fiabe. Ed ora alcune sottolineature:

> Il regno dei cieli: ricordo che regno dei cieli è un’espressione tipica di Matteo che significa il regno di Dio, quindi non un regno nell’aldilà, ma il regno di qua, un’alternativa alla società che Gesù presenta. Ebbene Gesù presenta questa alternativa come Simile a un tesoro – il termine tesoro (θησαυρός) apre e chiude il brano liturgico di oggi; va sottolineato che il vero protagonista non è il contadino o il mercante, ma la perla, il tesoro, il Regno.

> Tesoro nascosto nel campo: al tempo di Gesù era più facile trovare tesori nascosti; la Galilea era crocevia di popoli spesso in guerra, schiacciata a nord dagli assiro-babilonesi, a sud dai faraoni d’Egitto; davanti al pericolo, nascondevano il tesoro di casa e dopo la guerra speravano di tornare a riprenderlo … cosa che non sempre capitava e così il tesoro restava sepolto a beneficio di qualche altro fortunato.

> Pieno di gioia: Gesù non parla mai di sacrifici per il regno, bensì di gioia. La parola sacrifici nel vangelo di Matteo appare solo due volte ed è per negarli. Gesù, rifacendosi all’espressione del profeta Osea, ribadisce che il Signore non chiede sacrifici rivolti a lui, ma misericordia verso gli uomini. Se Gesù mai parla e richiede dei sacrifici per il regno, continuamente invece parla di gioia (ἀπὸ τῆς χαρᾶς), termine che nel Vangelo di Matteo appare sei volte. E qui lo ritroviamo alla fine delle sette parabole che riguardano il regno. Nel cristianesimo purtroppo è presente un certo culto del dolore, della rinuncia… il vero cristiano non sottolinea ciò che perde ma ciò che guadagna.

> Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose: il mercante è uno che se ne intende di affari – trovata una perla di grande valore – …, ne capisce l’importanza e tutto il resto perde valore. Per gli orientali, la perla era il massimo della bellezza; anche oggi è un nome dato alle donne in Israele e figura nella  Bibbia (cfr  1 Sam 1,2: Peninnàh = gioia, perla). Anche Paolo nelle sue lettere, in quella ai Filippesi (vv. 7-8) scrive: Quello che per me era un guadagno l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura. Quindi Gesù invita a vedere nel suo messaggio la pienezza di vita alla quale ogni uomo aspira. E, quando si trova questa pienezza di vita, tutto il resto perde valore.

> Li getteranno nella fornace ardente… l’espressione è presa dal libro di Daniele (3,6) per descrivere la pena minacciata a chi non adorava la statua di Nabucodonosor. Quella che era la pena per chi non adorava il potere diventa invece la fine per chi ha adorato il potere. Chi orienta la propria vita per il servizio degli altri, si realizza. Cerchiamo di comprendere bene: Gesù non sta parlando dell’inferno o del paradiso. Il Vangelo è una bella notizia: non lo dimentichiamo mai! E allora? Faccio un esempio per essere compreso: io per alcuni sono buono, per altri sono cattivo; allora: sono buono o cattivo? cosa mi accadrà alla fine? Non vado all’inferno perché sono buono, non vado in paradiso perché sono cattivo. Ecco la bella notizia: tutti nel cielo, per grazia di Dio, dopo avere però purificato le nostre scorie, le nostre zizzanie, le nostre pulsioni negative. L’evangelista ci aiuta: Matteo non adopera l’aggettivo cattivi  ma l’aggettivo marcio. I pescatori non danno un giudizio morale sui pesci, i buoni e i cattivi, ma si trovano quelli che sono pieni di vita, e quelli che invece sono già morti. Quindi non è un giudizio quello di Gesù, ma una constatazione. L’accoglienza del messaggio di Gesù conduce l’uomo ad una pienezza di vita tale che è quella definitiva; il rifiuto di questo messaggio porta alla mancanza di vita. Se la conclusione fosse l’inferno, sarebbe un fallimento non solo per l’uomo ma anche per lo stesso Dio! Buona vita!

 

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