Vangelo di Domenica 9 Agosto 2020

Solitudine, Paura, FedeVangelo di Matteo 14,22-33

Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pre gare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Il Vangelo di questa domenica (Matteo 14, 22-33) pe r associazione può far riprendere e rimeditare il segno drammatico e luminoso di Papa Francesco del 27 marzo scorso, solo in Piazza San Pietro deserta, perché in quella riflessione in sintonia con tutto il mondo ha fatto riferimento proprio al racconto del Vangelo, della paura dei discepoli sulla barca con il vento contrario, sbattuta dalle onde.In realtà il Vangelo riferisce due episodi simili: questo di oggi in cui Gesù cammina sulle acque del lago, un altro in cui dorme sulla barca apparentemente incurante del tempo sfavorevole e della paura dei discepoli.La questione che si pone è quella delle paure e del rapporto possibile con la fede, con il riferimento a Gesù di Nazareth.Prima di questo episodio sul lago il Vangelo ci informa che Gesù è andato sul monte a pregare e vi è rimasto a lungo, fino a notte.È un esempio della solitudine amica, cercata per ritrovarsi con sè stessi, per verificare motivazioni; fini ed esiti del proprio impegno; per affidare a Dio ideali; progetti; sconferme; amarezze; per ringraziarlo del bene, per invocare luce, forza e coraggio per il proprio cammino.Papa Francesco è solo in piazza S. Pietro; la pioggia che cade e le rifrazioni di qualche fiammella sul selciato bagnato rendendo ancora più eloquente quell’immagine, come alla conclusione il mescolarsi del suono delle campane a quello delle ambulanze.Non ci sono le folle, gli applausi; non è rilevante il condensato della memoria storica di tante luci, ma anche di ombre di quel luogo.Francesco è solo con la sua fragilità e le sue paure; nudo di ogni forma di potere; ricco solo della sua fragile, e per questo profonda, fede come affidamento.Così in realtà può essere credibile interprete delle paure di tutta l’ umanità, in particolare nel momento storico della pandemia, ma egualmente di tutte le incertezze, titubanze, angosce. Così solo una Chiesa spoglia, nuda, ricca solo di una fragile, e proprio per questo profonda fede può essere riferimento credibile per le persone impaurite, alla ricerca di riferimento e di senso. Non l’istituzione religiosa.Il riferimento è Gesù di Nazareth, Colui che ha vissuto le paure e le ha affrontate, riconoscendole e affidandole al Padre, trovando così il coraggio per affrontarle, perché è vissuto totalmente per gli altri. Il filosofo e teologo Vito Mancuso nel suo ultimo libro “Il coraggio e le paure”, affronta questa questione. Suggerisce che avere paura non è sempre un’esperienza solo negativa, perché contribuisce a far emergere la verità su noi stessi: su chi e come siamo, sollecitandoci al percorso verso la libertà. Istruiti anche dal percorso delle filosofie e spiritualità possiamo poco a poco acquisire quella sapienza del cuore, quella saggezza che diventa conforto e aiuto nel convivere con le paure, nel cercare di liberarci da esse. È una conquista, un itinerario continuo, un lavorìo incessante del cuore, della coscienza e della mente.

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