“WELCOME HOME”, il lato oscuro del Bel Paese

L’AQUILA – Welcome Home è un film di genere thriller familiare, che mette in mostra la situazione sentimentale di una coppia in crisi. Bryan (Aaron Paul) e Cassie (Emily Ratajkowsky) sono una coppia apparentemente normale e serena che parte dagli Stati Uniti per una vacanza da sogno in Italia, nella campagna umbra. Ma continui “flashback” di una relazione pregressa di lei, mettono a dura prova l’equilibrio emotivo di Bryan. Infatti la causa del suo malessere è un tradimento di Cassie realmente accaduto in passato con un ex collega di lavoro.

 

I due finiscono per imbattersi con Federico, un vicino di casa, interpretato dall’attraente e ambiguo Riccardo Scamarcio. Tra quest’ultimo e Cassie si scatenerà un’attrazione irresistibile. Ne viene fuori un triangolo erotico ed esplosivo, carico di momenti di tensione e colpi di scena.  La trama e la sceneggiatura sono state scritte e curate da David Levinson, mentre il regista George Ratliff si era già avvicinato al genere thriller con precedenti film come “Joshua” e “The Suddering”. L’ambientazione, uno splendido casolare immerso nel verde della campagna nei pressi di Todi, ricrea lo stereotipo di vacanza tranquilla e di relax.

 

Complessivamente, il film presenta un buon tasso di erotismo ed un buon potenziale narrativo ma lo sviluppo è poco solido e concreto, non segue una logica lineare. Gli stereotipi legati al Bel Paese, con il sole che splende, il buon cibo e il buon vino, con la nostra proverbiale ospitalità, sono ribaltati da questo thriller in chiave inquietante. La drammaticità non è gestita all’altezza della situazione, ma è talmente esagerata da avere involontariamente dei risvolti comici. Il personaggio di Scamarcio è ambiguo e pericoloso, variabile dalla gentilezza alla violenza senza mezze misure.

 

Federico (Scamarcio) è il vicino di casa scomodo, che invade la privacy della coppia; ha un lato oscuro, inquietante e la sua performance interpretative diventa la più convincente degli altri due. Il suo è uno sguardo magnetico, penetrante ma al contempo con quel non so di diabolico e minaccioso si conferma, anche in questo ruolo il “cattivo”, l’anti-eroe per eccellenza del cinema italiano.

 

Gli altri personaggi sono privi di personalità e sfumature. Bryan (indimenticabile Jesse Pinkman di Breaking Bad) ha lo sguardo perennemente nevrotico anche se credibile, mentre Cassie (E. Rataykowsky) risulta poco espressiva e non comunica sul piano empatico con lo spettatore; recita se stessa come nei social e si impone per la sua avvenenza. Il suo è un personaggio ingessato, aperto e sensibile al tenebroso fascino di Federico. Il personaggio di Scamarcio risulta essere dominante, il più incisivo, l’elemento “cringe” della storia in generale.

 

Nessuna tematica viene approfondita nel film; la trama è raccontata attraverso la stereotipia dei personaggi e la banalità artistica della sceneggiatura. Il thriller è di stampo classico ma toglie quella visione idilliaca del nostro paese nella cultura di massa; nonostante l’atmosferica bucolica e da fiaba, emerge il “dark side” del Bel Paese.

 

Bryan diventa irritante; deve fare i conti con il suo trauma psicologico, è instabile, fragile e non riesce a fare l’amore con la sua fidanzata. Sarà tratto in inganno da Federico che cerca di allontanarlo e distoglierlo da Cassie per cui la tensione emotiva sale alle stelle; dopo discussioni e sospetti non mancheranno intrighi nel triangolo che si è appena formato e quindi viene meno la fiducia e la ricerca della complicità!

 

Il meccanismo narrativo è finalizzato a far scattare la trappola e tanto per usare la metafora di Scamarcio nel film, il tutto è finalizzato a “intrappolarsi come conigli”. L’erotismo è il perno su cui gira la tensione del triangolo. Quello che doveva essere un coraggioso tentativo di salvare una relazione sull’orlo di una crisi e di un imminente fine, si trasforma in un gioco di “caccia tra gatto e topo” ma sfacciatamente scontato e prevedibile. Tanto da rasentare il banale e il ridicolo. Con l’invasione prepotente di Federico nell’intimità della coppia Bryan-Cassie (anche attraverso un circuito chiuso di telecamere collegato alla cassa) emergono tematiche delicate come il diritto alla privacy e l’abuso o uso improprio delle Tecnologie. L’intero thriller, nonostante la drammaticità delle colonne son ore che richiamano un’atmosfera di suspence, è qualitativamente scoordinato e monotono. Gli attori risultano poco empatici agli occhi dello spettatore; le turbe psico-sessuale sono noiose e deprimenti con un Bryan sempre provato ed una Cassie sempre sotto la doccia.

 

L’idea del “villain” è data solo da Scamarcio, unico personaggio detestabile del film. L’aspetto sentimentale è messo poco in risalto: rancori, gelosie e desideri nascosti fanno parte del tessuto emotivo di tutte le coppie. Comportamenti e situazioni sono stati già visti mille volte ma l’esito è imprevedibile. Non ci sono dettagli sulla storia o sull’infelicità della coppia ed il colpo finale è buttato lì per scioccare lo spettatore.

 

Lo script rimanda ad un “dark Humor” ed ad una tensione che ricorda vagamente il thriller del celebre Alfred Hitchock o Bryan De Palma; lo spettatore rimane frastornato ma sorpreso. Il regista, prima di questo progetto, rimase affascinato dal documentario “Hell House” (2001) in cui sono richiamate scene di orrori di vita quotidiana (sparatorie, aborti, violenze domestiche). La formula adottata da Ratliff è quella del guardare e spiare in momenti di privacy inviolabile della sventurata coppia, attraverso telecamere nascoste abilmente controllato dal maldestro Federico, ma anche attraverso un meccanismo di inganni e manipolazioni.

 

Questo thriller mette in luce un altro grande dubbio: nella nostra vita, sempre dominata o condizionata da tecnologie, social e web-cam, siamo sempre veramente osservati da qualcuno o siamo sempre soli? Oltre al cast internazionale, gli ingredienti di questo progetto sono l’erotismo, la tensione e l’incipit intrigante, un po’ come nella vita di tutti.

 

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