6 gennaio 2021/Epifania del Signore (B)

CHRISTUS LUMEN GENTIUM

Prima lettura: Cammineranno i popoli alla tua luce (Is 60,1). Seconda lettura: Tutti i popoli sono chiamati alla fede (Ef 3,2). Terza lettura: Siamo venuti dall’oriente per adorare il re (Mt 2,1).

Alzati, rivestiti di luce …

1) Per comprendere la prima lettura, una delle più poetiche di tutta

la Bibbia, sono necessarie due premesse: una storica ed una geografica.

> La storica: Gerusalemme nel 587 a.C. era stata rasa al suolo dai babilonesi; la città appare al profeta (Tritoisaia) come una vedova umiliata e privata dei figli. Gli anni passano e la speranza di un ritorno si affievolisce: “la signora delle nazioni” (Lam 1,1), “il vanto di tutta la terra” (Is 62,7) ora è ridotta a schiava vecchia e sconsolata.

> La geografica: Gerusalemme è situata su un monte con due vallate ai fianchi: Cedron e Geenna. Quando al mattino sorge il sole, Gerusalemme è illuminata, mentre le due vallate sono ancora

nelle tenebre. Cedron in ebraico significa ‘oscuro’. Ecco cosa scorge il profeta: il primo raggio di sole illumina la città dal monte degli Ulivi. Gerusalemme, la vedova triste, diviene raggiante. Il profeta le si avvicina e la invita a gettare via i segni del lutto, viene il suo Signore, che la vuole di nuovo sua sposa (Is 60,15). La visione si allarga: il profeta invita Gerusalemme a guardare a occidente, verso il Mediterraneo; navi mercantili di Fenicia, Grecia, Tarsis vengono a Gerusalemme cariche di doni. Da oriente giunge uno stuolo di cammelli provenienti dall’Arabia e da Saba carichi di merce preziosa. Quale il collegamento con il Vangelo? Quella luce, che è uscita da Betlemme e ha inondato il mondo, è il Cristo risorto.

I Magi: chi erano?

2) Sappiamo molto poco e perciò la devozione popolare si è sbizzarrita. Da dove venivano? Quanti erano? Come si chiamavano? Come hanno viaggiato? Cosa hanno fatto una volta tornati al loro

paese? Dove sono sepolti? Le risposte ci sono ma sono tutte leggendarie. Si racconta che erano tre, uno veniva dall’Africa, uno dall’Asia, uno dall’Europa; uno era nero, uno giallo, uno bianco.

Guidati dalla stella, si erano incontrati in uno stesso punto, e poi avevano viaggiato insieme sino a Betlem. Si chiamavano Gaspare (giovane imberbe e colorito), Melchiorre (vecchio canuto e dalla

lunga barba), Baldassarre (maturo con folta barba). Ritornati nei loro paesi, all’età di 120 anni rividero la stessa stella, partirono di nuovo verso una città dell’Anatolia per celebrare la messa di Natale. Le loro spoglie fecero il giro del mondo: prima a Costantinopoli, poi a Milano fino al 1162, infine furono traslate nel duomo di Colonia, in Germania. Leggende piacevoli ma nulla di più. Anzitutto non è detto che erano tre, erano maghi non re, dovevano appartenere alla categoria dei

divinatori, astrologi, indovini, gente molto stimata nell’antichità.

3) Riguardo alla stella: Matteo scrive che la stella andava da Betlemme a Gerusalemme, cioè da nord a sud! Davvero singolare! Tutti i corpi celesti si muovono da est a ovest. Era opinione diffusa, infine, che la nascita di un grande personaggio fosse accompagnata dall’apparizione della sua stella in cielo: grande per i ricchi, piccola per i poveri, sfuocata per i deboli. Ma davvero i Magi hanno visto una stella/cometa? Molti astronomi hanno dedicato tempo ed energie per verificare se duemila anni fa sia apparso un astro in concomitanza con la nascita di Gesù, e hanno visto che nel 12-11 a.C. è passata la cometa di Halley; poi nel 7 a.C. si è verificata la congiunzione di Giove con Saturno. Studi con questo mi richiamano alla mente le spedizioni sul monte Ararat per trovare l’arca di Noè! Emerge chiaro che questi primi capitoli di Matteo non hanno nessun fondamento scientifico. Invece troviamo maggiore verità lasciando il cielo e scrutando la Bibbia.

4) Matteo scrive per lettori ebrei, che ben conoscevano quella profezia contenuta nel libro dei Numeri 22-24: è la curiosa storia di Balaam e della sua asina parlante. Balaam era indovino, un mago (come nel vangelo!) e un giorno fa questa profezia: “Io lo vedo, ma non è un avvenimento che accadrà fra poco; lo sento, ma non è vicino: una stella spunta dalla stirpe di Giacobbe, un regno, nato da Israele, si innalza … Uno di Giacobbe dominerà i suoi nemici” (Nm 24,17.19). Così parlava, circa 1200 anni prima della nascita di Cristo, Balaam, l’uomo dall’occhio penetrante (Nm 24,3), e da allora gli ebrei hanno iniziato ad attendere la stella. Matteo, presentandoci i Magi, fa riferimento alla profezia di Balaam: Gesù è la stella, l’atteso liberatore. Matteo scrive verso gli anni 80 d.C. e nota che i pagani riconoscono la stella, mentre gli ebrei la rifiutano. Gli ebrei, però, pur non avendo accettato la stella (Gesù) comunque sono stati mediatori di salvezza per tutte le genti. È questo lo sfondo culturale di Matteo, che però a noi sfugge per la scarsa conoscenza della Bibbia.

Porre domande: una salutare necessità

5) I tre Magi hanno allietato la nostra infanzia. Giungono alla fine delle feste natalizie; li mettiamo fuori dallo scatolone solo la sera prima dell’Epifania; in poco tempo, essi portano nel presepio una presenza esotica, fiabesca. A meglio riflettere, però, i Magi ci lanciano un messaggio molto impegnativo: la sapienza umana, l’intelletto aperto, può riconoscere i segni del divino nella natura. Dio si rivela non solo ai semplici, ma anche ai sapienti, a quanti ricercano con passione la verità. “Aprirono i loro scrigni”: l’intelligenza e il cuore. Ma non va dimenticato anche Erode, l’altro potente personaggio di questo presepio dell’ultimo giorno. Gerusalemme, con le sue torri, le sue

mura, rappresenta sempre lo sfondo minaccioso dei nostri presepi. Il Potere! Questo racconto evangelico è segnato da due domande simili a prima vista. “Dov’è il re dei giudei?” chiedono i Magi. Dove deve nascere il re dei giudei?” chiede Erode. In realtà le due domande rivelano un

profonda diversità: nei Magi la domanda nasce dal desiderio della verità, dall’intelletto che cerca la fede; in Erode la domanda nasce dalla perfidia, dal terrore di perdere il potere. E noi, da che parte stiamo? Qual è la nostra domanda? La nostra vita è nel segno della ricerca e della solidarietà o sta invecchiando nell’egoismo e nella solitudine? Siamo ancora capaci di porre domande, di meravigliarci, di ricercare? Siamo in attesa di risposte? Un detto ebraico racconta che in principio

Dio creò il punto di domanda e lo depose nel cuore dell’uomo. La forma del punto di domanda ricorda quella di un amo da pesca, che il vangelo cala dentro di noi per agganciarci, per tirarci a sé, in alto, all’aria e alla luce. La sua forma è anche simile a un artiglio, come l’aquila che ti afferra e ti solleva con sé e non ti lascia andare. Nella vita, le domande sono più importanti delle risposte: la risposta ti appaga, la domanda ti inquieta, ti mette in moto per una ricerca che non ha fine! Noi tutti preferiamo le risposte, ma queste non fanno crescere. È la meraviglia l’inizio della sapienza, come ci ricordano la Bibbia, Platone (Teeteto 155d), Aristotele (Metafisica I,2). Dio, oggi, sembra interessare solo poche persone! Siamo passati dall’anticlericalismo all’indifferenza davanti ai grandi misteri della vita e della morte. Oggi il nuovo e più pericoloso nemico della fede non è

l’orgoglioso contrapporsi a Dio, in nome di una umanità ormai maggiorenne, ma l’incapacità di porre domande, di non scommettere, di non giocare la vita per qualcuno.

Tornare “per un’altra strada”

6) Per avere dimenticato che Dio è padre di tutti, abbiamo inaugurato un sistema di facili etichette e di odiosi ostracismi; abbiamo proclamato le guerre sante delle crociate; abbiamo bollato come

eretico chi aveva un pensiero diverso dal nostro; abbiamo innalzato roghi per eretici che andavano curati e non bruciati; abbiamo eretto tribunali per inquisire e torturare chi rifiutava le nostre verità e le nostre virtù; abbiamo predicato l’antigiudaismo, costruito il ghetto, cucito la stella di David, provocato l’Olocausto; abbiamo composto il Malleus maleficarum, il Sillabo, l’Indice dei libri proibiti, lanciato scomuniche, censure, sospensioni, interdetti … che scandalosamente offendono l’unità della famiglia umana, e che oggi faticosamente si cerca di ricomporre. “In quante divisioni noi cristiani portiamo la nostra parte di responsabilità!”, ha riconosciuto Giovanni Paolo II. Qualcuno ha salutato questo linguaggio come una svolta storica nella dottrina cattolica. Per la prima volta un papa parla di “rispetto dei diritti degli altri, che non appartengono alla nostra religione”. Dobbiamo stare in guardia a non dicotomizzare i buoni da un lato (i cristiani, cioè noi!)

e i cattivi dall’altro (tutti gli altri extra ecclesiam!).

7) La felice avventura dei Magi può essere anche la nostra, se avremo il coraggio di metterci in cammino, di rischiare, di essere coerenti, di credere ai sogni, di sfidare il sorriso della stupida maggioranza. Ritornare in famiglia e nel lavoro per un’altra strada, non in senso geografico ma spirituale: non ritornare al Potere, nel Palazzo di Erode, con la sua sterile sapienza, ma convertiti dentro, rifatti nel cuore, con la gioia di chi ha davvero incontrato il Signore! Così mi piace pensare

ai Magi: non come a intellettuali che il potere o la chiesa hanno messo a tacere con la paura o con i regali, ma come a filosofi in cerca di verità, che creano scompiglio nei palazzotti del potere civile e

religioso. Uomini come il biblico Abramo si sono lasciati catturare dall’avventura di Dio, con poche certezze e molti rischi; stanchi di ruminare la sterile verità, hanno creduto all’utopia, alle stelle, ai

sogni, alle voci del cosmo. Uomini come il mitico Ulisse hanno rifiutato di entrare nel gregge della mediocrità generale, hanno scommesso su Dio, e solo alla fine del viaggio, la felice scoperta, Gesù,

e sono ritornati con la luce di una stella nel cuore, per sempre.

Cristo circola in incognito!

8) La nascita di Cristo, così imprevista secondo il copione ufficiale, guasta la cultura, la teologia, la festa, la chiesa. Quando la sua parola penetra, tutte le nostre verità sono scosse dalle radici; entriamo nel buio luminoso della fede; passiamo da una “verità dogmatica” a una

“ricerca problematica”. L’uomo è sempre tentato di edulcorare la parola di Dio con i filtri dell’ortodossia, per cui alla fine ci ritroviamo una parola tranquillante e per nulla inquietante. Il turbamento di una

intera città e del suo re sta ad indicare che la parola di Dio sovrasta tutte le istituzioni, perché Cristo è venuto a denunciare i prepotenti (Guai a voi!) e ad annunciare il regno (Beati voi!), nei riguardi del quale tutto diventa funzionale e provvisorio. La parola di Gesù non è fatta per conservare gli equilibri, per essere dolce ai ricchi e consolante ai poveri, servile con i padroni e accomodante con gli operai. La parola di Dio è la relativizzazione del sacro ed è l’esaltazione dell’uomo, che è superiore al culto, al sacro, alle legge, al tempio. Non c’è più nessuna città santa, perché la terra tutta è santa. Non c’è più una casta sacra, che domina e dirige le speranze collettive, perché Dio è il Signore della storia. I popoli non dovranno più salire a Gerusalemme o al

Vaticano, ma i cristiani dovranno entrare nei cantieri del mondo, umili testimoni dell’Assoluto. Senza privilegi da difendere, e una sola ambizione: servire l’uomo! Buona Vita!

francescogaleone@libero.it

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