In memoria di Massimo

In serata ho appreso della scomparsa di Massimo Montelpari, un compagno e maestro, che all’inizio degli anni 80 del secolo scorso mi avviò alla militanza nella CGIL di Caserta (allora Comprensorio). Dopo qualche nel 1984 anno lasciò la guida della CdL a me e ad una leva di dirigenti provenienti dalla realtà casertana, come Antonio Crispi – poi divenuto segretario Regionale CGIL Campania, Riccardo de Filippo e Ruggiero Cutillo, anche loro scomparsi prematuramente, Michele Colamonici, proveniente dalla Filtea ora segretario provinciale dello SPI e Benedetto Santangelo, anche lui del sindacato dei chimici e Matteo Coppola, attuale segretario provinciale CGIL.  Massimo proveniva dal movimento delle lotte studentesche e sindacali romane: dal 1977 è stato impegnato nella segreteria della CdlM di Napoli, di cui divenne segretario generale nel 1984. N Fuprotagonista delle battaglie in favore dei braccianti tra gli anni 80 e 90, riuscendo a coinvolgere esponenti della società civile, intellettuali e professionisti, in un momento particolare per la storia e l’industria di Terra di Lavoro e dell’intera regione.  Nel 1990 venne eletto nella segreteria regionale della CGIL, dove venne sostituito nel 1996 da un altro Casertano, Antonio Crispi, mentre a me toccò il compito di presiedere le attività del Comitato direttivo.          In quegli anni con Massimo tra Caserta e Napoli abbiamo condiviso tante lotte per i diritti e per il lavoro, in particolare nelle battaglie per la difesa della legalità democratica in un periodo in cui le varie camorre dei Cutuolo e dei Bardellino seminavano sangue e violenza nella Campania Felix.        Come è stato sottolineato in un comunicato dellaCGIL di Napoli si può definire un “sindacalista illuminato”, colto e raffinato. Federico Libertini lo ricorda come “un compagno di altissimo profilo morale, sindacale, politico. Un intellettuale rigoroso e raffinato, un galantuomo. Gli anni della sua segreteria generale della Camera del Lavoro di Napoli sono coincisi ,in parte, con la mia segreteria alla federazione dei trasporti, trovando in lui un compagno sempre disponibile, attento e una guida sicura nei processi di trasformazione del settore. Da non napoletano amava Napoli come pochi e si è sempre battuto, in prima linea contro i poteri criminali e affaristici, per una Città in grado di sprigionare le sue migliori energie produttive,culturali,civili”.                                                    Mentre Vincenzo Barbato rievoca“l’ultima volta ci siamo incontrati a Roma il 16 ottobre 2021 alla manifestazione di Piazza San Giovanni dopo l’assalto squadrista alla sede nazionale della Cgil. Sentimmo il bisogno di abbracciarci. Un abbraccio spontaneo, tra due compagni che avevano visto la loro casa violentata, ma nello stesso tempo fu come se avessimo avuto il presentimento che quella sarebbe stata l’ultima manifestazione delle tante fatte insieme. Poi sei scomparso tra i manifestanti,e non ti ho più visto”. Lo saluta commosso come “un dirigente di grande valore morale e politico. Un compagno. Una bella persona”.

Inoltre, Vito Noceracon  grande dispiacere lo descrive con il suo sguardo dolce capace di cogliere ogni asprezza sociale”, anche per suo attaccamento alla nostra comunità che restava al centro di ogni sua attenzione.

Infine, Patrizia Capua nel 2002 su La Repubblica scrisse una bella nota su M. Montelpari nel 1984 quando aveva 59 anni, era il segretario della Camera del Lavoro di Napoli. Lo è stato fino al ’90, in quella fase ultimo segretario comunista della Cgil Partenopea. Nel marzo ’84, mentre Berlinguer era il segretario del Pci e il leader della sua confederazione era Luciano Lama, lui organizzò a Napoli i lavoratori per la manifestazione di Roma contro il governo Craxi che toglieva i tre punti di scala mobile. Riportiamo una parte dell’intervista in risposta alla domanda su come ricorda quell’ avvenimento e che differenze trova con oggi?. Così rispose: “Furono circa 40 mila a partire dalla Campania, ci fu una grossa partecipazione. Io andai a tutte le assemblee di preparazione, compresa quella alla Seda di Salvatore D’ Amato, il padre dell’ attuale presidente di Confindustria. A Napoli c’ era una forte classe operaia di sinistra che fu il fulcro della manifestazione. Dopo decenni mi sembra di rivedere quei giorni. Eravamo in tanti in piazza per l’ articolo 18 e con la voglia di reagire anche alla violenza brigatista. Ci sono differenze, come no. Questa è una nuova classe operaia, che viene per lo più da piccole e medie aziende, un mucchio di giovani con contratti di lavoro atipici”.                                                                                                                                   Dopo gli anni di crisi del sindacato, la giornalista gli chiese se lui vedeva  in quella mobilitazione una nuova primavera nella battaglia per i diritti dei lavoratori. Ecco la sua risposta: “C’ è una ripresa forte della coscienza sindacale, i giovani sentono molto la precarietà del lavoro e la Cgil riesce a interpretare questo disagio. Nell’ 84 c’ era solo la corrente comunista a scontrarsi con il governo, anche la Cgil era spaccata. Del Turco, segretario aggiunto, restò a casa. C’ erano anche i gruppi che contestavano da sinistra. Oggi intorno alla Cgil si è ricomposto un quadro che comprende intellettuali, vecchi operai, giovani, un’ opinione pubblica democratica, di centrosinistra che vede nella Cgil un punto di riferimento e di resistenza all’ attacco allo stato sociale». In questa fase difficile, torna sulla scena il terrorismo. Così conclude: «Il terrorismo noi l’ abbiamo avuto nelle fabbriche napoletane, pezzi delle Brigate rosse all’ Italsider, all’ Alfa, a Caserta. Ce ne accorgemmo, lo denunciammo. Il sindacato, in questo senso, era più esposto di oggi».

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