IN RICORDO DI ANNA VENTURA

“Purtroppo dobbiamo darvi una tristissima notizia, oggi nostra Madre Anna Ventura è salita sulle Cime più Alte. I funerali si terranno domani, 14 gennaio, alle ore 15,00 nella Basilica di San Bernardino.”

Con questo annuncio sul profilo Facebook Cesare Ianni, tre ore fa, ha dato annuncio della morte della mamma Anna Ventura, insigne scrittrice poeta e critica letteraria, già docente di lettere al Liceo Classico Domenico Cotugno e all’Istituto Commerciale Luigi Rendina. Sono affettuosamente vicino a Cesare e Stefano toccati dal dolore per la perdita dell’amatissima mamma, di una mamma speciale come Anna. Ero grande amico di Fausto, il loro papà, giornalista fecondo, saggista e critico d’arte che si era occupato intensamente della realtà culturale italiana particolarmente per le arti figurative. Ero poi diventato anche amico di Anna, che ho sempre ammirato per la finezza, l’eleganza, la signorilità e la grande cultura umanistica. Le sono grato anche per l’attenzione che Lei ha riservato ai miei scritti, ai miei libri, molti dei quali ha recensito e alcuni ha presentato, a L’Aquila e Pescara.

Sono ancor più grato ad Anna Ventura per aver voluto che scrivessi la prefazione al libro testimonianza “Tra domenica e lunedì”, il suo diario del terremoto dal 6 aprile al 21 novembre 2009, una delle sue ultime opere, anche per i sopraggiunti problemi alla vista. Anna lo volle anche di fronte alla mia riluttanza, alla dichiarazione d’inadeguatezza al compito, trattandosi di una scrittrice prestigiosa sulle cui opere ben altre competenze si erano cimentate. Ma la spuntò chiedendomelo con grande garbata fermezza. Ne sono ora lieto perché è stato per me un grande onore e un privilegio, reso più intenso dal suo apprezzamento. Le sono anche grato per le sue opere di cui mi ha fatto gradito omaggio.

Dopo il terremoto del 2009 il suo trasferimento nella casa di Montesilvano, affacciata sul mare, dove ha passato con piacere molti anni di serenità, di letture e passeggiate sul lungomare, fino al recente ritorno a L’Aquila, nella bella casa in Via Persichetti. La ricordo, Anna, prima che il terremoto cambiasse le nostre vite, sempre attenta alla vita culturale della nostra città, presente con quella sua significativa distinzione e il portamento elegante, coniugato sempre alla gentilezza ed al sorriso solare. E’ stata una figura rilevante per la cultura aquilana e abruzzese, soprattutto per la cultura italiana, come autrice e come critica letteraria. L’Aquila perde una figura di punta della cultura umanistica, verso la quale la Città deve essere grata.   

Anna Ventura era nata a Roma nel 1936 da genitori abruzzesi. Laureata in lettere classiche a Firenze, agli studi di filologia classica, mai abbandonati, ha successivamente affiancato un’attività di critica letteraria e di scrittura creativa. Lunga sarebbe la lista con il dettaglio delle opere pubblicate, per molte case editrici italiane: tra esse 13 volumi di poesie, 9 volumi di narrativa – soprattutto racconti, ma anche romanzi e diari di viaggio – e 6 testi di critica letteraria, oltre a diverse antologie. Alcune sue opere sono state tradotte in francese, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese e rumeno, e pubblicate su riviste, antologie e volumi monografici.

Di lei si sono occupati critici italiani e stranieri, anche in monografie. Giornalista, Anna Ventura ha collaborato con varie riviste, in Italia e all’estero. E’ presente nell’antologia delle scrittrici del Pen Club internazionale, curata dall’Università di Salta, in Argentina. Corposo il “palmares” dei riconoscimenti e dei premi che le sono stati tributati: il Premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1983), il Tagliacozzo (1988), il Chianti (1989), il Lerici/Pea (1995), l’Utet (1997), l’Esuvia (2000), il Capoverso (2003), il Cesare De Lollis (2005), il Venilia (2007), tutti conferiti per la Poesia.

Finalista ai Premi nazionali Adelfia (1985), Il Ceppo (1986), Penne (poesia – 1989), Penne (narrativa – 1990), Teramo (racconto – 1991), Anna Ventura ha vinto i premi nazionali Giusti Monsummano (1992), il Parise (1994), il Michetti D’Annunzio (2001) per la narrativa, il Tagliacozzo (1984) per la critica e l’Over Cover Scriba (2007) per la prefazione. Ha avuto i Premi Histonium per la cultura (1977) e Peltuinum per la Carriera (2003). Ha tradotto dal latino il De Reditu di Claudio Rutilio Namaziano e gli Inni di Ilario di Poitiers per il volume “Poeti latini tradotti da scrittori italiani” (Bompiani, 1993). Ha diretto la collana di poesia Flores, per la casa editrice Tabula Fati di Chieti. I suoi diari sono tutti depositati presso l’Archivio Nazionale del Diario di Pieve Santo Stefano.

Goffredo Palmerini

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