La beatificazione di don Peppe Diana

Nella sua bella intervista di oggi su Repubblica, la sorella Marisa Diana pone un interrogativo alla Diocesi di Aversa: per quale motivo non si è ancora avviata la procedura per la  beatificazione di don Peppe Diana, così come da tempo è avvenuto in Sicilia con don Puglisi, massacrato dalla mafia.

Nel corso del dialogo con Raffaele Sardo, Marisa ricorda che questo era anche un auspicio, una speranza della madre, che purtroppo è deceduta senza vedere realizzato il suo sogno.

Per la verità anche noi, sia pure da un’ottica laica e culturale, da tempo ci siamo posti questa domanda che abbiamo avanzato in diverse occasioni, anche in un incontro pubblico alla Feltrinelli con don Sagliano (coautore di un libro su don Peppino, definito “solo un prete”). In quella occasione ci rispose che c’erano problemi tecnici per avviare il percorso, in particolare di costi necessari a sostenerlo. Per la verità questa motivazione ci appare poco convincente, per cui oggi in occasione del 27 anniversario della barbara esecuzione di don Peppino riproponiamo alla Chiesa, cioè alla Diocesi di Aversa, ma anche alle associazioni ed alle istituzioni (a partire dal comune di Casal di Principe) di avviare la procedura necessaria. A tal fine si può costituire un comitato promotore, sotto la direzione della Diocesi, così come è stato fatto in Sicilia a suo tempo. Come ci ricorda don Rosario Giuè autore di un libro fondamentale su don Diana, dal titolo evocativo “Il costo della memoria”.

Finora nessuno ha ritenuto di dover dare una risposta, una spiegazione convincente a questo interrogativo avanzato anche dalla sorella e dalla madre di don Peppe, che a noi appare decisivo per ricordare in modo degno – non solo con richiami retorici – un martire simbolico della lotta per la legalità democratica, per il riscatto civile e religioso delle nostre terre. In primo luogo sono chiamati a rispondere quelle associazioni che più di ogni altro portano avanti questa battaglia, a partire da Libera e dal Comitato don Diana, a cui si può affiancare anche la rete delle Piazze del Sapere e del FTS Casertano, delle istituzioni locali per rilanciare un fronte unitario della mobilitazione contro la camorra. Così come è avvenuto con tante buone pratiche per l’uso sociale produttivo dei beni confiscati nella zona aversana, ma anche in altre realtà della Regione Campania.

Pasquale Ioro                                                          Caserta, 19 marzo 2021

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