LA NUOVA MASCHERA D’ARGENTO DI PAPA CELESTINO V

La pregevole opera è stata realizzata dallo scultore M° Marino Di Prospero di Tornimparte e ha sostituito la precedente maschera di cera che presentava segni di deterioramento e raffigurava le sembianze del Cardinale Carlo Confalonieri

Di Camillo Berardi

Celestino V, nato Pietro Angelerio, conosciuto come Eremita Pietro da Morrone, fu eletto papa nel 1294 nel conclave di Perugia e volle essere incoronato all’Aquila il 29 Agosto di quell’anno, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio da lui fatta costruire qualche anno prima. Durante il suo breve pontificato, concesse l’indulgenza plenaria perpetua, il Giubileo della “Perdonanza” che si celebra il 29 Agosto di ogni anno.

Celestino V trasferì la sua residenza al Maschio Angioino di Napoli e il 13 dicembre 1294, nel concistoro riunito nella città partenopea, comunicò la sua rinuncia al papato. Dopo 12 giorni dalle dimissioni, nel conclave celebrato al Mastio Angioino, fu eletto il suo successore Benedetto Caetani che assunse il nome di Bonifacio VIII e che, temendo uno scisma da parte dei cardinali filo-francesi a lui contrari, che avrebbero potuto rimettere in trono il papa abdicatario che era venerato da moltissimi fedeli, fece catturare Pietro Angelerio e lo recluse in una cella del Castello di Fumone nei pressi di Ferentino (FR) dove Pietro da Morrone morì il 19 maggio 1296 dopo mesi di dura prigionia. 

Il suo corpo fu sepolto nella chiesa di Sant’Antonio Abate e nella chiesa di Sant’Agata di Ferentino e da quest’ultima, il 15 febbraio 1327 fu trafugato da monaci celestini e traslato a dorso di mulo nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio da lui fondata all’Aquila, dove riposa tuttora. Il 5 maggio 1313 Clemente V proclamò Santo “Pietro da Morrone”,senza indicare nel testo della bolla di canonizzazione il titolo di Pontefice e il nome da lui scelto come papa, fu pertanto elevato agli onori degli altari il “Confessore” Pietro da Morrone, non il “Papa” Celestino V. Il Pontefice Clemente X, nel 1668, con un secondo processo di canonizzazione, restituì al Santo il titolo di “Papa” e il nome scelto “Celestino V”.

Nel 1941 Pio XII consacrò Carlo Confalonieri Vescovo dell’Arcidiocesi di L’Aquila, dove il suo ministero pastorale durò più di un decennio, fino al 1950.

Nel 1944 l’Arcivescovo celebrò il seicentocinquantesimo anniversario dell’Incoronazione di Papa di Celestino V e ordinò la ricognizione canonica delle spoglie del Santo e per la sistemazione delle stesse, donò il suo anello episcopale e suoi paramenti arcivescovili che, in realtà, non erano consoni per essere indossati da un Papa e neanche da un eremita.

L’allestimento delle spoglie del Santo fu completato con la realizzazione della maschera di cera che coprì il volto del Santo, per la quale l’Arcivescovo Confalonieri volle utilizzare le fattezze del suo viso: gli fu prelevato un calco con il quale fu realizzata la maschera applicata sul cranio di Celestino V.

Questa decisione non fu esente da perplessità: il volto del vecchio Celestino V, vissuto molti secoli prima, ritraeva le sembianze moderne dell’Arcivescovo in carica a L’Aquila, che esercitò il proprio ministero episcopale per altri sette anni e che, successivamente, tornò più volte nel capoluogo d’Abruzzo anche dopo che fu elevato al rango di Cardinale. Le spoglie di Celestino V mostravano sempre le improprie sembianze dell’Arcivescovo.   

In ambiti ecclesiastici, prevalentemente diversi da quelli aquilani, destò sorpresa l’applicazione della suddetta maschera di cera, perché non esisteva alcuna attinenza tra l’Arcivescovo di L’Aquila Carlo Confalonieri e Papa Celestino V che, peraltro, era stato elevato agli onori degli altari. La singolare figuratività della maschera di cera che ritraeva un’altra persona – per giunta – vivente, parve poco riverente e incongrua nei confronti di un umile anacoreta diventato Santo, che è stato sempre circondato da attenzione e devozione a livello nazionale e internazionale.

Dopo il terremoto che nel 2009 colpì al cuore il capoluogo d’Abruzzo, causando danni gravissimi anche alla Basilica di Collemaggio, risparmiando incredibilmente l’urna di cristallo che le conteneva le sacre spoglie di Celestino V, le sue sacre reliquie furono portate in pellegrinaggio nelle diocesi di Abruzzo e Molise. Al termine di questi numerosi viaggi, si notò che la maschera in cera che copriva il volto del Santo, in più punti aveva subito deterioramenti e segni di scioglimento generati da elevate temperature, nelle circostanze in cui l’urna era esposta al sole nei periodi estivi.

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Al termine dell’intensa “perigrinatio” delle spoglie di Pietro da Morrone, nel 2013 l’Arcidiocesi di L’Aquila decise di effettuare la ricognizione canonica delle spoglie di Celestino V, e dopo aver ricevuto il consenso della Congregazione per le Cause dei Santi per la rimozione dei sigilli dell’urna e per operare sulle reliquie insigni, fu nominata la Commissione per farne la Ricognizione Canonica, al fine di ricostruire una nuova maschera d’argento con le vere fattezze del volto di Celestino e sostituire la precedente deteriorata e che, come già evidenziato, modellava in cera le sembianze dell’Arcivescovo Carlo Confalonieri.     

La realizzazione della nuova maschera fu affidata all’autorevole scultore Marino di Prospero che per la ricostruzione utilizzò tecnologie moderne, ma tenne presente anche le immagini dell’iconografia esistente che riguardava Celestino V e si affidò al suo talento e alla maestria delle sue mani, per conferire alla fredda immagine ricostruita virtualmente, un aspetto realistico, espressivo e solenne.

 Ecco come il M° Marino Di Prospero ha descritto il suo lavoro:

 “Ho già realizzato in passato maschere funerarie per altri beati (il Beato Giaccardo, e il Beato Alberione): in questi casi il lavoro è stato più facile perché si trattava di corpi mummificati, e relativamente recenti, agevolato comunque dall’ausilio delle immagini fotografiche dei volti. Nel caso di Celestino V, in primo luogo, ho avuto il compito non facile di rimuovere la maschera di cera con le sembianze del cardinale Confalonieri, che si era saldata perfettamente al cranio, constatando anche che mancava la mandibola. Con l’aiuto del medico legale G. Sacchetti abbiamo ricostruito ed integrato il cranio con il modello di una mandibola perfettamente compatibile, al fine di avere un teschio completo per realizzare un calco di gesso. Su questo calco ho individuato i primi riferimenti obbligati come le orbite oculari e l’attacco delle orecchie, del naso e della bocca. Successivamente con la tecnica degli spessori, delle fasce muscolari e dei tessuti molli ho tracciato la base di riferimento. Parallelamente, un laboratorio specializzato nella ricostruzione virtuale con il laser scanner, ha ricostruito un’anatomia del volto e questa ricostruzione è stata solo un supporto marginale al mio lavoro, in quanto, anche usando metodologie simili, abbiamo avuto esiti formali profondamente diversi. Il risultato dell’operazione con il laser scanner del laboratorio, è stato quello di un volto di un giovane cinquantenne.  

 Il mio compito in sostanza non è stato solo quello della modellazione materiale da una ricostruzione virtuale fredda e priva di espressività, ma soprattutto quello della modellazione di un vecchio novantenne, santo, con il volto sereno e rilassato di un morto, che al contempo suscitasse emozione, compito meno scientifico e più artistico”.

Oggi, grazie al pregevole lavoro dello scultore Marino Di Prospero, le spoglie di Celestino V mostrano dignitosamente i tratti originali del vero volto di uno dei Santi più importanti dell’Abruzzo e il Molise, il cui mito ha attraversato i secoli sino ai giorni nostri e continuerà ad affascinare studiosi e credenti di tutto il mondo.

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