Il mondo diviso in due – Sul Coronavirus, dal Post

Dopo le lentezze iniziali dovute a problemi organizzativi e alla scarsità delle dosi, negli ultimi mesi le campagne vaccinali hanno iniziato a progredire rapidamente segnando una evidente divisione del mondo in due: da una parte i paesi più ricchi, che dispongono di quantità crescenti di vaccini, e dall’altra quelli in via di sviluppo e più poveri dove la percentuale di popolazione vaccinata continua a essere estremamente bassa.

L’accelerazione delle vaccinazioni in molti paesi occidentali ha reso ancora più marcata la differenza, con aree del mondo come il Sudamerica e parte dell’Asia dove la pandemia continua a causare gravi danni, con migliaia di nuovi casi e morti ogni giorno. Negli Stati Uniti circa metà della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre nei paesi più poveri i parzialmente vaccinati sono meno dell’1 per cento.

Oltre a essere il segnale di una profonda diseguaglianza, la mancanza di vaccini nei paesi poveri costituisce anche un ostacolo per il superamento della pandemia, che potrebbe ritorcersi contro i paesi più ricchi e che stanno vaccinando di più. Le varianti si sviluppano soprattutto dove il coronavirus riesce a circolare facilmente, e i loro effetti possono farsi sentire ugualmente nei paesi con molti vaccinati, come è emerso in queste settimane nel Regno Unito.

COVAX (COVID-19 Vaccines and Global Access), l’ambizioso progetto per garantire un’equa distribuzione dei vaccini avviato nel 2020, non ha finora centrato buona parte dei propri obiettivi, soprattutto a causa del mancato rispetto delle promesse da parte di numerosi paesi e di alcune aziende farmaceutiche. COVAX avrebbe dovuto offrire un sistema centralizzato di acquisti in modo da contrattare più facilmente le forniture a nome di più paesi, stipulando contratti con grandi ordini a prezzi più bassi, soprattutto a beneficio dei paesi più poveri.

In un anno circa di esistenza, l’iniziativa ha raccolto oltre 10 miliardi di dollari e ha l’ambizioso obiettivo di consegnare almeno 1,8 miliardi di dosi a un centinaio di paesi poveri entro i primi medi del 2020. Il piano ha però avuto non pochi problemi, soprattutto a causa delle politiche seguite dai paesi più ricchi, che hanno più che altro pensato a raccogliere quante più dosi possibili per i loro cittadini, lasciandone poche al resto del mondo.

Su quasi 2 miliardi di dosi somministrate in tutto il mondo, COVAX ha per ora distribuito appena 78 milioni di dosi. Il blocco alle esportazioni dei vaccini prodotti in India ha rallentato ulteriormente le attività dell’iniziativa: siamo ormai a metà anno e COVAX ha consegnato circa 200 milioni di dosi in meno rispetto a quanto inizialmente programmato.

COVAX avrebbe dovuto consentire ai paesi poveri e in via di sviluppo di ricevere i vaccini in contemporanea con i paesi più ricchi, con una distribuzione proporzionale alla popolazione oltre alle somministrazioni prioritarie per il personale sanitario e i vulnerabili. Raggiunto il 20 per cento di popolazione vaccinata in ogni paese, il piano sarebbe poi cambiato per dare priorità ai paesi a più alto rischio. Le cose sono però andate diversamente: i paesi più ricchi hanno stretto direttamente accordi con i produttori, con prenotazioni a prezzi più alti e vantaggiosi per le case farmaceutiche, riducendo sensibilmente le disponibilità per tutti gli altri.

I responsabili di COVAX confidano di migliorare le cose nei prossimi mesi e diversi paesi, come quelli dell’Unione Europea e gli Stati Uniti, si sono impegnati per fare di più e aumentare donazioni e trasferimenti di dosi. La maggiore disponibilità di vaccini dovrebbe consentire un recupero, anche se fino al prossimo anno potrebbero comunque esserci problemi con le forniture. Secondo molti osservatori, superarle sarà essenziale non solo per rendere più equa la distribuzione dei vaccini, ma anche per accelerare la fine della pandemia
Coprifuoco
Da lunedì l’inizio del coprifuoco nell’area gialla è stato posticipato di un’ora: entra quindi in vigore alle 24. Il cambiamento fa parte delle progressive aperture annunciate nelle ultime settimane dal governo.

Salvo cambiamenti di programma il coprifuoco sarà completamente eliminato a partire dal prossimo 21 giugno. Per le regioni in area bianca il coprifuoco non viene applicato, e adesso vediamo quali novità ci sono sui colori.
Colori
Sempre da ieri, lunedì 7 giugno, Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto sono passate in area bianca: per tre settimane consecutive in queste regioni era stata registrata un’incidenza settimanale dei contagi da coronavirus inferiore ai 50 casi per 100mila abitanti. Si aggiungono a Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Molise, che erano passate in area bianca il 31 maggio.

Tutte le altre regioni rimangono per ora in area gialla, ma i buoni dati dell’epidemia fanno pensare che il 14 giugno potrebbero passare in area bianca anche Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Emilia-Romagna e Provincia di Trento.
La principale differenza tra le regioni in area bianca e quelle in area gialla è che nelle prime non vale la gran parte delle restrizioni in vigore per contrastare il coronavirus. Restano in vigore il divieto di assembramento, l’obbligo di distanziamento interpersonale e l’uso obbligatorio della mascherina all’aperto nel caso in cui non si possa mantenere la distanza e al chiuso nei luoghi pubblici. Possono riaprire sale da gioco e piscine al chiuso (che in area gialla riaprono dal primo luglio) oltre che parchi tematici e di divertimento, e possono svolgersi fiere, matrimoni e altre cerimonie (che in area gialla saranno consentiti dal 15 giugno).

Riabilitazione
Negli ultimi mesi gli ospedali italiani, come molti altri nel mondo, hanno studiato nuovi protocolli e trattamenti per il recupero dell’olfatto compromesso o perso completamente a causa di un’infezione da coronavirus. Nella maggior parte delle persone contagiate questa condizione, che tecnicamente si chiama “anosmia”, si risolve in un tempo relativamente breve, di un paio di settimane. Ma ci sono pazienti che segnalano problemi a distanza di molti mesi e con conseguenze rilevanti: l’anosmia ha un notevole impatto sulla vita quotidiana e può portare a disturbi psicologici come ansia e depressione.

In Italia è stato attivato un programma specifico di recupero che al momento coinvolge duemila pazienti, presi in cura dagli ospedali attraverso il Sistema sanitario nazionale. La sperimentazione è portata avanti in dieci ospedali tra cui il San Giovanni a Roma, l’Humanitas a Milano, il policlinico universitario Federico II di Napoli, e gli ospedali universitari di Genova, Trieste, Firenze, Sassari e Catania.

La riabilitazione olfattiva consiste nell’annusare odori particolari per tre volte al giorno. È un metodo per allenare l’olfatto a riconoscere di nuovo odori come l’arancia, il limone, il cioccolato, il caffè. Al momento è ancora presto per sapere se ci siano casi di pazienti con un’anosmia permanente, cioè che non riusciranno più a recuperare l’olfatto, a causa del coronavirus. Con la riabilitazione si può evitare che il bulbo olfattivo diventi atrofico, ma con il passare dei mesi il ripristino dell’olfatto è più complicato
I campioni con gli odori utilizzati durante la riabilitazione (AP Photo/John Leicester)

Tassa
Sabato i ministri delle Finanze dei paesi del G7, riuniti a Londra, hanno raggiunto un accordo per impegnarsi a istituire una tassa globale di almeno il 15 per cento per le multinazionali attive in quei paesi, a prescindere da dove siano le loro sedi. 

L’accordo potrebbe interessare in particolare le grandi aziende tecnologiche come Amazon, Facebook e Google, e potrebbe portare ai governi miliardi di dollari utili a sostenere i grandi costi dovuti alla pandemia da coronavirus. I paesi del G7 sono Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Italia e Giappone, e resta ora da vedere se anche altri accetteranno di impegnarsi allo stesso modo. L’accordo potrebbe essere esteso ai paesi del G20, che si riuniranno a luglio in Italia, ma una eventuale estensione dell’accordo potrebbe non arrivare prima dell’incontro successivo, al momento previsto per ottobre.

L’invasione di topi, oltre alla pandemia

Anziani
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – il documento con cui il governo ha spiegato come spenderà i finanziamenti che arriveranno dall’Unione Europea tramite il Next Generation EU, chiamato anche Recovery Fund – tra i principali obiettivi ci sono l’aumento dell’assistenza a casa e la riconversione delle RSA, le residenze sanitarie assistenziali, per aumentare l’aspettativa di vita in buona salute. 

All’inizio della pandemia, le strutture per gli anziani furono tra i luoghi più interessati dai contagi ed emersero difficoltà e inadeguatezze nella loro gestione e nelle forme di assistenza, che ora il governo vorrebbe superare. 

Nella missione 6, dedicata alla sanità, il piano ha stanziato 4 miliardi di euro per il potenziamento dell’assistenza domiciliare per gli anziani. L’investimento ha l’obiettivo di aumentare il numero delle prestazioni sanitarie a casa fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 per cento della popolazione di età superiore ai 65 anni. È previsto anche un incremento dei posti letto di geriatria in ospedale per acuti e per le cure intermedie, con particolare attenzione alle strutture dedicate alla riabilitazione.

Trecento milioni di euro serviranno invece alla riconversione delle RSA, che oggi ospitano 385mila persone di cui 210mila in condizione di non autosufficienza. L’obiettivo è realizzare appartamenti autonomi, case in cui gli anziani possono vivere da soli o in gruppo, con una parziale assistenza sociale o sanitaria.

Si prevede che tra vent’anni un italiano su tre avrà più di 65 anni, perciò serve pianificare, ripensare e investire nell’assistenza. Email
La scorsa settimana alcuni siti d’informazione statunitensi hanno pubblicato migliaia di email ricevute e inviate da Anthony Fauci, tra i più rispettati immunologi statunitensi e direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive degli Stati Uniti. A causa del contenuto di alcune di queste email, Fauci nei giorni scorsi è stato accusato, soprattutto dai Repubblicani, di essere a conoscenza da tempo della possibilità che il coronavirus potesse essere derivato da attività di laboratorio presso l’Istituto di virologia di Wuhan, in Cina, e di averlo tenuto nascosto; ed è stato inoltre accusato di avere messo in discussione l’efficacia delle mascherine nelle prime fasi della pandemia.

In realtà, le email scambiate a partire da un anno e mezzo fa riflettono la situazione in cui si trovavano esperti e ricercatori, con molti dubbi e aspetti da chiarire sulle caratteristiche del coronavirus, sulle sue modalità di diffusione, sulle sue origini e sulle forme più gravi di COVID-19. Le informazioni contenute nelle email sono comunque preziose per capire come si mossero autorità sanitarie, medici e scienziati all’inizio della pandemia.

Bici
Negli ultimi mesi molte persone si sono riavvicinate o approcciate alla bici per la prima volta per via del bonus bici e di una serie di maggiori attenzioni e incentivi per gli spostamenti quotidiani individuali. Con le restrizioni legate alla pandemia molti hanno usato le loro biciclette, vecchie o nuove che fossero, per esplorare i dintorni dei luoghi in cui abitano e coniugare il desiderio di uscire a fare attività fisica con quello di evitare i luoghi affollati.

Con queste premesse, un viaggio in bici potrebbe essere una soluzione interessante per chi sta pensando a vacanze un po’ più avventurose, ma per qualche motivo ha scartato un viaggio a piedi e non è tipo da andare in camper. Con l’aiuto di una redattrice che di viaggi in bici ne ha fatti parecchi, abbiamo messo insieme alcuni consigli che possono tornare utili per chi quest’estate vuole darsi al cosiddetto “cicloturismo”.

Un nuovo podcast
Ebbene sì, ne abbiamo fatto un altro. Si chiama Wembley ed è dedicato agli Europei di calcio 2020 che si giocano nel 2021 perché l’anno scorso si era messa di mezzo la pandemia. Uscirà alle 12 ogni giorno (o quasi, ma vi spiegheremo meglio strada facendo) a partire da giovedì 10 giugno e sarà condotto da Simone Conte, già podcaster con La Riserva, uno dei più popolari e apprezzati podcast italiani sul calcio, conduttore radiofonico e produttore di contenuti di una squadra di Serie A; con incursioni quotidiane della giornalista sportiva Camilla Spinelli e delle persone che fanno parte della redazione del Post

Come avrete notato nelle ultime settimane abbiamo avviato numerosi progetti anche grazie a chi ha deciso di abbonarsi al Post, per sostenerlo e darci una mano a fare e sperimentare nuove cose. Ci sono molti abbonati anche tra voi lettori di questa newsletter e ogni tanto ci fa piacere dirvi semplicemente grazie. È bello fare cose insieme.

Ci fermiamo prima di diventare sdolcinati, ma torniamo a trovarvi venerdì. Ciao!

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