Arrivano le multe – Sul Coronavirus, dal Post

Negli ultimi giorni l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADER) ha inviato circa 600mila sanzioni da 100 euro, che si uniscono alle altre 600mila inviate ad aprile, alle persone che non avevano rispettato l’obbligo vaccinale. Ma c’è un problema.

Molte delle persone che hanno ricevuto la sanzione sono state in realtà multate per sbaglio: erano esentate per vari motivi o normalmente vaccinate. I problemi sono derivati da errori, procedure complicate e dalle varie interpretazioni delle regole, che hanno messo in difficoltà le aziende sanitarie impegnate a fare da intermediarie in un processo alquanto caotico. 

Sembra passato un sacco di tempo, ma l’obbligo vaccinale era stato introdotto meno di quattro mesi fa per tutte le persone con più di 50 anni non vaccinate. Doveva essere sanzionato non solo chi non aveva aderito alla campagna vaccinale, ma anche chi non aveva completato il ciclo vaccinale nei tempi stabiliti. A oggi le persone con più di 50 anni che non si sono vaccinate sono 1,7 milioni.

Fin dall’inizio dell’obbligo erano diventate evidenti alcune complicazioni a causa delle varie tipologie di esenzione dal vaccino: la maggior parte dei certificati che le attestavano non erano stati raccolti o archiviati. È soprattutto per questo motivo che anche le persone esenti hanno ricevuto una multa.

Le procedure sarebbero più semplici se la gestione fosse interamente affidata alle aziende sanitarie e non a più soggetti. L’azienda sanitaria invia i dati al ministero della Salute, che deve poi condividerli con ADER. Se alcuni dati non combaciano, per esempio a causa di una mancata corrispondenza della tessera sanitaria o per errori di compilazione, può accadere che sia attivata la sanzione per persone in realtà in regola.
Nelle ultime settimane le segnalazioni di errori non sono mancate, tra chi era stato vaccinato mesi fa, chi aveva meno di 50 anni, chi si era vaccinato all’estero e ancora chi si era ammalato di COVID-19, e aveva quindi dovuto attendere prima di sottoporsi alla vaccinazione. E sono state inviate multe anche a persone morte da diversi anni.

In caso di multa la persona sanzionata ha 60 giorni di tempo per pagare oppure 30 giorni per presentare un ricorso al giudice di pace. Nel caso di sentenza non favorevole del giudice di pace, questa persona potrebbe essere condannata al pagamento delle spese di giudizio. Avrebbe comunque poi la possibilità di presentare un ulteriore appello entro 30 giorni dalla notifica della sentenza del giudice di pace. Se una persona decide di vaccinarsi dopo aver ricevuto la comunicazione dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione deve comunque pagare la multa.

L’obbligo vaccinale per le persone con più di 50 anni, per gli insegnanti e il personale scolastico, e per le forze dell’ordine scadrà il 15 giugno. Il vaccino continuerà a essere obbligatorio fino al 31 dicembre soltanto per i medici, il personale sanitario e delle RSA.

Nell’ultimo mese
Rispetto a un mese fa, l’andamento dei contagi rilevati in Italia continua a essere in miglioramento, come si vede dai grafici qui sotto. È bene però ricordare che in questa nuova fase della pandemia molte persone preferiscono fare tamponi fai-da-te a casa, non finendo quindi nei conteggi ufficiali. La variante omicron ha inoltre portato a un alto numero di casi asintomatici, con persone che non si accorgono nemmeno di avere sviluppato l’infezione, e che di conseguenza non si sottopongono a tampone. Anche la quantità di decessi si è ridotta, ma continua comunque a morire circa un centinaio di persone al giorno a causa del coronavirus (anche in questo caso sono conteggiati solamente i casi ufficiali).
Il grafico qui sotto mostra invece la percentuale di malati di COVID-19 in terapia intensiva rispetto al totale dei posti disponibili in questi reparti, regione per regione. Nessuna regione si avvicina alla soglia di attenzione del 10 per cento stabilita dal ministero della Salute. In generale, la situazione nelle terapie intensive è ampiamente sotto controllo.
DAD
A buona parte degli studenti delle scuole medie e superiori non è piaciuta la didattica a distanza, la DAD: quasi sette su dieci hanno detto di preferire la didattica in presenza, per due persone su dieci non ci sono grosse differenze tra le due modalità, mentre soltanto il 10 per cento del totale predilige la DAD. Le indicazioni delle preferenze derivano dallo studio “I ragazzi e la pandemia: vita quotidiana a distanza”, realizzato dall’ISTAT, l’istituto nazionale di statistica, che nell’ultimo anno ha chiesto agli studenti come avessero trascorso i due anni dell’epidemia, quali sono state le difficoltà, le fatiche e le conseguenze delle restrizioni sulla loro vita.

Dall’indagine, la prima fatta su larga scala, sono emersi vari problemi di cui si era parlato negli ultimi due anni di pandemia, a cominciare dalle difficoltà tecniche e di accesso a connessioni a Internet adeguate per seguire le lezioni. La metà degli studenti ha detto di non avere una connessione stabile, che ha causato problemi nella partecipazione alle lezioni, mentre il 43,3 per cento degli intervistati ha detto di averne una ottima.

Rispetto ai momenti di condivisione a scuola, quello che è mancato di più a tutti sono state le gite scolastiche, seguite dalla ricreazione e dai lavori di gruppo. Più in generale a ragazzi e ragazze, come agli adulti, è mancato molto viaggiare (51 per cento delle risposte), la libertà di uscire (49 per cento), la frequentazione di feste, cene e aperitivi (48 per cento), l’attività sportiva (42,9 per cento).

Ondata
A metà maggio, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha definito “varianti di cui preoccuparsi” le sottovarianti di omicron BA.4 e BA.5, prevedendo che diventeranno dominanti in Europa nei prossimi mesi, con il rischio di una nuova ondata di coronavirus nel continente. ECDC ha comunque chiarito che per ora non ci sono indicazioni su una maggiore gravità dei sintomi da COVID-19 per chi sviluppa un’infezione da BA.4 o BA.5 rispetto alle precedenti sottovarianti di omicron già circolate in Europa e in altre aree del mondo.

Come era emerso in alcuni studi svolti in Sudafrica, in diversi casi BA.4 e BA.5 causano una nuova infezione anche in chi ne aveva sviluppata in precedenza una con altre sottovarianti di omicron. I vaccini contribuiscono comunque a ridurre sensibilmente i rischi di sviluppare la malattia grave, specialmente nelle persone che si sono anche sottoposte alla dose di richiamo.

Fogne
L’Istituto superiore di sanità (ISS) sta proseguendo le attività di analisi delle acque fognarie alla ricerca di tracce del coronavirus, che possono offrire dati importanti per stimare la sua diffusione e la prevalenza di alcune varianti rispetto ad altre.

L’ultima indagine è stata svolta a inizio aprile, ma i dati definitivi sono stati pubblicati solo nei giorni scorsi. Si è confermata la «presenza esclusiva» della variante omicron, sulla base di 161 campioni raccolti in tutta Italia. Nella maggior parte dei casi è stata identificata la presenza di BA.2, mentre «non sono state evidenziate mutazioni delle sottovarianti BA.4 e BA.5». Il periodo di indagine è però piuttosto datato e anche alla luce di cosa dice ECDC è probabile che ora le cose siano cambiate, in termini di circolazione delle sottovarianti.

Scadenza
Le scorte di dosi custodite nei frigoriferi dei punti vaccinali nelle singole regioni si sono accumulate per via del naturale rallentamento della campagna vaccinale dovuto alla scarsa adesione alle prenotazioni della terza e soprattutto della quarta dose. Negli ospedali e nei punti vaccinali dell’Emilia-Romagna ci sono circa 130mila dosi di vaccino contro il coronavirus in scadenza nelle prossime settimane, tra giugno e agosto. Con l’andamento attuale delle vaccinazioni il rischio di sprecarle è alto, ma finora l’Emilia-Romagna non ha ricevuto indicazioni su cosa fare di queste dosi.

Problemi simili ci sono in altre regioni: in molte, soprattutto al Sud, non è stato superato il 4 per cento della platea individuata dalle aziende sanitarie per le quarte dosi. La regione con la percentuale di adesione più bassa è la Calabria, dove ha ricevuto la quarta dose soltanto il 2,9 per cento delle persone per cui è consigliata. Il Piemonte è la regione con la più alta percentuale di adesioni, 22 per cento, tuttavia nei giorni scorsi è stato segnalato che molte persone con più di 80 anni non si sono presentate all’appuntamento fissato al punto vaccinale.

Shanghai
Dopo mesi molto difficili, come vi avevamo raccontato nelle precedenti newsletter, la situazione a Shanghai sta lentamente migliorando. Mercoledì in città sono stati segnalati 338 nuovi casi di coronavirus, in sensibile riduzione rispetto alle migliaia di contagi segnalate nella fase di picco dell’ondata. A partire da giugno, molte scuole riapriranno e gli studenti potranno tornare a fare lezione in presenza, dopo essere rimasti a casa dal 12 marzo scorso. In alcune aree della città è inoltre iniziata la riapertura di ristoranti, negozi e altre attività commerciali, ma ci sono comunque forti differenze a seconda delle zone che dipendono dalle decisioni dei singoli comitati locali.

Pechino
Dopo Shanghai, ora l’attenzione si sta spostando verso Pechino, la capitale della Cina, dove mercoledì sono stati segnalati 47 nuovi casi di coronavirus, in lieve aumento rispetto al giorno precedente. I numeri sono bassi, rispetto alla popolazione di oltre 21 milioni di persone, ma il governo cinese sta continuando ad applicare la strategia “zero-COVID”, intervenendo con forti limitazioni e lockdown per fermare da subito la diffusione del contagio. 

Cina
Nel complesso, in Cina negli ultimi due mesi i casi positivi al coronavirus rilevati dall’inizio della pandemia sono passati da poco meno di 200mila a oltre 1,2 milioni. Il governo ha perseverato comunque con la strategia “zero COVID”, nonostante questa si sia mostrata inefficace nel contrastare la diffusione di una variante molto contagiosa come omicron. Per settimane, centinaia di milioni di persone sono rimaste sotto lockdown, i confini sono rimasti bloccati e ci sono state enormi difficoltà nei porti dove transita buona parte delle esportazioni del paese.

Nelle ultime settimane la situazione è migliorata, ma la Cina sta comunque pagando grandi costi, con effetti e ripercussioni per l’economia globale. Secondo vari osservatori, gli ultimi due mesi di contrasto alla pandemia sono tra i più gravi errori di valutazione compiuti dal Partito comunista cinese negli ultimi decenni, con importanti responsabilità imputabili al presidente Xi Jinping, alla ricerca tra pochi mesi della terza riconferma alla guida del paese.

Corea del Nord
Il regime della Corea del Nord sta provando ad applicare una propria versione della strategia “zero COVID” per arginare l’ondata di coronavirus che da qualche settimana sta interessando il paese. Il dittatore Kim Jong-un ha detto di recente che la situazione è sotto controllo, ma secondo numerosi esperti e osservatori al di là delle dichiarazioni della propaganda la situazione è ancora grave e difficile da misurare, a causa dei pochi dati sull’andamento dell’epidemia. In Corea del Nord mancano i test e di conseguenza molti casi vengono definiti come “febbre” senza avere conferme sull’infezione da coronavirus.

La popolazione, già normalmente messa in difficoltà dalla mancanza di cibo e medicinali, non può contare molto sull’assistenza sanitaria nel paese poco efficiente soprattutto nelle aree rurali. Kim Jong-un ha finora rifiutato le offerte di aiuto dall’estero, comprese quelle delle Nazioni Unite.

Taiwan
In un mese Taiwan è passata da poco meno di 70mila casi di coronavirus rilevati dall’inizio della pandemia a quasi 1,6 milioni a causa della variante omicron. A differenza di altri paesi orientali, il governo taiwanese ha constatato la difficoltà di mantenere una strategia “zero COVID” con omicron e di conseguenza è passata a un approccio più occidentale, che in molti paesi è stato definito come “convivenza con il virus”. 

Il governo sta provando a responsabilizzare la popolazione, soprattutto per quanto riguarda l’isolamento nel caso si scopra di essere positivi con un test casalingo. Altri sforzi sono orientati verso la campagna vaccinale, per aumentare il numero di persone vaccinate. Poco meno dell’80 per cento della popolazione è completamente vaccinato, mentre le persone con dose di richiamo sono circa il 60 per cento.

Il passaggio dalla “zero COVID” alla convivenza con il coronavirus non è però stato semplice, soprattutto perché dopo due anni di pandemia la popolazione si era abituata a percepire come molto alto il rischio di ammalarsi, proprio per via delle politiche di contenimento molto severe.

Party
Dopo averne seguito per mesi gli sviluppi, non potevamo omettere le ultime novità sulle feste organizzate nella residenza del primo ministro Boris Johnson a Downing Street, a Londra, tra il maggio del 2020 e l’aprile del 2021. Come ricorderete, le feste furono fatte in violazione delle restrizioni introdotte dal governo stesso per contrastare la pandemia da coronavirus, e la loro scoperta diede il via al cosiddetto scandalo “Partygate”.

Mercoledì è stato infine diffuso il rapporto redatto dalla funzionaria del governo Sue Gray, che a gennaio ne aveva già resa pubblica una parte: in quel caso era stato pubblicato solo un estratto, con diversi passaggi censurati, perché era ancora in corso un’indagine della polizia di Londra sui fatti (che alla fine si era conclusa con decine di persone multate, tra cui anche il primo ministro Boris Johnson).

Il rapporto conferma nella sostanza quanto era già stato anticipato a gennaio, parlando di un «grave fallimento di leadership e di giudizio» da parte dei funzionari del governo inglese, accusati peraltro di «consumo eccessivo di alcol» e di comportamenti «inappropriati» sul luogo di lavoro. Ma rispetto alla versione censurata, il rapporto completo aggiunge numerosi dettagli, e soprattutto alcune foto che mostrano Johnson e altri esponenti del governo mentre partecipano alle feste.

Il primo morto
«Sono Laura Lazzaroni, ho trovato una vostra chiamata.»
«Qui è l’ospedale di Alzano.»
«È per il tampone? Devo tornare?»
«No, purtroppo. Signora, mi dispiace, ma la chiamo perché suo zio Mauro è morto.»
«Come morto?»
«Lo abbiamo trovato disteso in bagno, abbiamo cercato di rianimarlo ma non c’è stato niente da fare. Un infarto. Venga a prendere la salma. Da sola, nessun altro può entrare.»
Incredula, Laura fece il percorso a ritroso con la testa che impazziva per l’incredulità. Lo zio Mauro era entrato al Pesenti-Fenaroli sulle sue gambe per un controllo che avrebbe dovuto essere routinario, gli avevano riscontrato un principio di polmonite solitamente
curabile e cinque ore dopo non c’era più. Un precipitare così repentino aveva indotto a optare sbrigativamente per l’infarto. Date le circostanze, però, era una spiegazione decisamente insufficiente.

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Il più crudele dei mesi di Gigi Riva


Origami
Negli Stati Uniti, un’autorità governativa (BARDA) sta portando avanti un concorso per la realizzazione di nuove mascherine, che abbiano un design migliore delle attuali sia in termini di vestibilità sia di funzioni filtranti. Di recente sono stati selezionati dieci finalisti, che parteciperanno ai prossimi passaggi di selezione.

Nella decina ci sono sia alcuni progetti per mascherine tutto sommato simili alle attuali, sia proposte più innovative, come quella che vedete nell’immagine qui sopra. La mascherina si chiama Air99 (Airgami), ha una capacità filtrante simile alle FFP2 e ricorda un origami. Secondo i suoi sviluppatori, consente di tenere più aderenti i margini della mascherina al viso, senza scivolare sul naso od ostacolare il movimento delle labbra quando si parla. 

Nei prossimi giorni la BARDA fornirà dettagli sulle prossime fasi del concorso, comprese le modalità di finanziamento dei progetti vincitori. Le mascherine potranno essere usate in varie circostanze e non necessariamente solo durante l’attuale pandemia.

Volare
La compagnia aerea britannica EasyJet quest’estate farà a meno dell’ultima fila di posti (6 in totale) dai propri aerei A319, i più piccoli, per far fronte alla mancanza di personale dovuta ai tagli effettuati durante la pandemia, quando a causa delle restrizioni il servizio offerto dalla compagnia era considerevolmente diminuito. Gli aerei coinvolti da questa modifica saranno circa 60 tra gli A319 che hanno base nel Regno Unito.

Le norme della Civil Aviation Authority (CAA), l’autorità britannica per l’aviazione civile, prevedono infatti che il numero di membri del personale di bordo sia proporzionato ai posti presenti sull’aereo, e non al numero di passeggeri: evitando l’ultima fila di posti, quindi, EasyJet potrà diminuire il personale di bordo richiesto sugli A319 da 4 a 3 persone. A bordo potranno quindi salire 150 passeggeri anzichè 156, come adesso.

Ci vuole una scienza
In poco più di un mese sono uscite già ben sei puntate di “Ci vuole una scienza“, il nuovo podcast sulla scienza del Post. Ogni venerdì, la divulgatrice scientifica Beatrice Mautino e il giornalista scientifico del Post Emanuele Menietti raccontano non solo le ultime novità nel mondo della scienza, ma aiutano anche a capire argomenti di attualità come i recenti casi di epatite tra i bambini o gli effetti del Paxlovid contro la COVID-19, soffermandosi sulle loro implicazioni per le nostre vite. Potete ascoltare ogni puntata su Spotify e sulle altre piattaforme, oppure direttamente dall’app del Post. Venerdì, cioè domani, esce la settima puntata.

Workshop
Anche quest’anno, per il quarto anno consevutivo, il Post organizza un workshop di giornalismo a Peccioli, organizzato col sostegno e il coordinamento della Fondazione Peccioliper.

Il workshop si svolge in presenza a Peccioli, in provincia di Pisa, è completamente gratuito e dura una settimana. Gli studenti del workshop saranno ospitati negli alloggi messi a disposizione dalla Fondazione, dopo aver raggiunto Peccioli autonomamente. 

Si terrà dall’11 al 17 luglio 2022 e anche quest’anno accoglierà venti giovani studenti con meno di 30 anni, scelti dalla redazione del Post tra coloro che avranno chiesto di iscriversi entro venerdì 3 giugno, scadenza ultima per mandare le domande a peccioli@ilpost.it. 

Noi ci sentiamo il prossimo ultimo giovedì del mese. Al 30 giugno, quindi.

Ciao!

 

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