Notti Rosa

L’Associazione FdV Fratelli di Versi, attiva sul territorio per la promozione e lo sviluppo dell’arte e della cultura teatrale, ha deciso di sostenere il Telefono Rosa di Napoli, associazione che si occupa di fornire assistenza a tutte le donne che subiscono violenze. Insieme è nato il progetto “Notti Rosa”, spettacoli al femminile che avranno come protagoniste alcune tra le più autorevoli artiste del teatro napoletano. Con loro si attraverseranno gli affascinanti mondi delle donne ripercorrendo storie, tutte originali, che ci faranno sorridere, commuovere e soprattutto riflettere sui sogni e i bisogni di chi subisce ingiustificate violenze troppo spesso impunite. Gli spettacoli saranno realizzati in diversi teatri della Campania e il ricavato sarà devoluto al Telefono Rosa a sostegno della sede napoletana. Il Telefono Rosa di Napoli è un centro di orientamento per i diritti della donna, un punto di ascolto per tutte le donne vittime delle varie forme di violenza: psicologica, fisica, sessuale, economica, e altre forme di violenza come lo stalking. Sono tantissime le donne che subiscono maltrattamenti, minacce ed ingiustizie dai propri mariti, compagni o ex e le vittime non sono solo le donne ma anche i figli, che nei casi più nefasti restano senza né madre né padre. Aiutare una donna significa aiutare tutta la famiglia. Le volontarie del Telefono Rosa di Napoli offrono il proprio aiuto per uscire dal silenzio della violenza e riprendere in mano la propria vita. Il leitmotiv della kermesse sarà “Più forti insieme”, già slogan dell’Associazione e grido di battaglia di un’esperienza che speriamo possa coinvolgere pubblico e imprese locali a vantaggio della cultura e della tutela di un patrimonio inalienabile. Le Donne!

Le rassegne Notti Rosa già definite si svolgeranno presso:

 

Teatro Italia – Acerra:                                  10/11, 27/12, 13/01, 24/02, 31/03, 05/05

Teatro Alfieri – Marano di Napoli:         30/03, 11/04, 04/05

Teatro Roma – Portici:                                 22/03, 12/04, 3/05

Teatro Bolivar di Napoli:                             dal 24/11 al 27/11, 05/01, 23/02, 09/03

 

Al Bolivar si inaugurerà con lo spettacolo “Cantami, o diva” in programma nella settimana contro la violenza sulle donne.

 

 

 

GITIESSE ARTISTI RIUNITI

 

NUNZIA SCHIANO

FÈMMENE

 

testi di Myriam Lattanzio

e tratti da “Nostra Signora dei friarielli” di Anna Mazza

 

con Myriam Lattanzio

 

Francesco Ponzo: chitarra – Roberto Giangrande: contrabbasso

 

regia

Niko Mucci

 

 

Con Fèmmene entriamo in una galleria umana, una serie di ritratti femminili, di voci di donne. In questa galleria ognuna di esse rappresenta una tessera di quel mosaico complesso ed affascinante che è l’animo umano femminile. Donne rappresentate nella loro forza e nella loro fragilità insieme. Tableau vivant dove troveranno spazio una mater dolorosa che darà vita ad una nuova Pietà, una ragazza che vive, aldilà della sua condizione femminile, la sensazione di guardare il mondo reale attraverso il finestrino di una metropolitana che, nonostante la fermata, non le consentirà mai di “scendere” nel mondo reale che forse, tanto reale non è. Donne violentate nel corpo e nell’anima. E una madre, nume tutelare del focolare domestico che alle prese con i “friarielli”, sorta di totem familiare e allo stesso tempo “tela di Penelope” che non avrà mai fine, affronta i turbamenti dell’equilibrio familiare che le provengono dall’interno e verso i quali sentirà di non avere nessuna difesa, pensando di non essere preparata ad affrontarli, sottovalutandosi. Una pennellata per ricordare e ricordarci che se il cielo è azzurro, è nei suoi momenti più belli che si tinge di rosa. Infine, l’omaggio che la Lattanzio fa alle più grandi interpreti e autrici latino – americane (Chavela Vargas, Mercedes Sosa, Violeta Parra, Consuelo Velasquèz) completa questo spettacolo tutto al femminile

 

EVENTI MEDITERRANEI

 

LALLA ESPOSITO        MASSIMO MASIELLO

SFOGLIATELLE

E ALTRE STORIE D’AMORE

con

Antonio Ottaviano:  Piano e arrangiamenti

Saverio Giugliano: Sax

Gianluigi Pennino: Contrabbasso

 

Storie strane d’amore… attraverso le canzoni degli anni ’30 di una Napoli stranamente non melodica e romantica ma che dà voce a figure di donne che si oppongono a figure maschili che le vogliono muse e sirene e che subiscono l’inizio di un’emancipazione femminile.

Lo spettacolo / concerto percorre in chiave brillante un repertorio musicale napoletano di forte impatto ironico, raccontando con testimonianze scritte e cantando una Napoli inizio secolo lontana dai sentimenti romantici dell’epoca.

 

ASS.FDV & CRASC- TEATRO DI RICERCA

in collaborazione con ARTGARAGETEATRO

 

 

ROSSELLA AMATO   CARMINE BORRINO

GIORGIO PINTO   GIUSY FRECCIA

CANTAMI,O DIVA

….DI FAMIGLIA, ONORE E TRACOTANZA

Nuova sceneggiata tragica- familiare

uno spettacolo scritto e diretto da

Carmine Borrino

 

Elaborazioni Musicali: Mariano Bellopede

Scene e costumi  Annalisa Ciaramella

 

Disegno audio Fiorentino Carpentieri      Disegno luci  Giuseppe Notaro

Aiuto regia  Rossella Amato

Foto di scena  Tiziana Mastropasqua

 

Organizzazione e distribuzione Gianluca Corcione

Amministrazione e consulenza  Beatrice Baino

 

Se è vero che il Mito è considerato una storia sacra, quindi una ‘storia vera’, perché si riferisce sempre alla realtà, è sempre il momento opportuno per raccontarlo e rappresentarlo. Lo spunto è dato da un fatto di cronaca giudiziaria.  Una donna di camorra, moglie di un potente super boss, decide di pentirsi e collaborare con lo ‘Stato’ e la ‘Giustizia’, così da ritrovarsi al cospetto della prima ‘regina’ di camorra che denuncia il suo clan, sferrando un colpo mortale e definitivo al proprio ‘re’. Pochi mesi dopo la comunicazione ufficiale del ‘pentimento’ della donna, trasmesso dai principali telegiornali del paese, l’unico figlio maschio, agisce di contro la madre, sparandole e vendicando così il tradimento/assassinio del padre. Il gesto del giovane figlio sembra ripetere l’atavica reazione del mito di Oreste, tanto significativo, da annullare la distanza temporale dal racconto del mito alla contemporanea camorra 2.0. Corsi e ricorsi storici? No, certamente. C’è dell’altro. Tanto altro: una società costituita e arcaica come quella camorristica, convivente e connivente con una società fondata sulla sovranità del  Diritto; quello stesso Diritto che nasce con la tragica saga degli Atridi, ma che ancora in epoca postmoderna, stenta a farsi lezione per una ‘new-polis’, dove il fallimento dell’uomo nuovo-imbarbarito ancor più si manifesta, rendendolo schiavo di una nuova hybris.  È certamente anche  una questione di cultura mediterranea, che ancora oggi è fortemente impregnata dei grandi archetipi greci: l’Hybris (tracotanza), il ghènos (famiglia), il timè (l’onore) che sembrano essere i punti lontani e profondi su cui si poggiano ancora oggi le organizzazioni malavitose; un parallelismo antropologico riconosciuto, che certo non vede più come protagonisti eroi e dei, ma uomini e donne rigenerati dall’ignoranza e dalla malvagità, rifiutandosi di emanciparsi, complice la distrazione, l’indifferenza, lo svuotamento ideologico della ‘new-polis’ che alimenta ancora di più, il risveglio di istinti e spiriti primordiali.

Lo spettacolo è una riscrittura dell’ Orestea di Eschilo, che, partendo da un fatto di cronaca, arriva e porta in superficie, nessi e connessi tra la cronaca dei nostri giorni e il mito degli Atridi, per una messa in scena incentrata sull’intenzione estetica che da quattro anni provo a perseguire (presente in altri due precedenti lavori – intercity Plus/ Core spezzato), che si basa sull’esperienza della forma sceneggiata, tentando un superamento formale del genere, riproponendolo in chiave più contemporanea. Un triangolo- paradigma di un isso/a, essa/o e ‘a/’o malament’, sfruttando la composizione drammatica, una canzone che sia cellula drammaturgica ( la canzone ‘e ppentite di L.Bovio), il feticcio che diventa metateatro, ma principalmente i tre punti fondamentali su cui si basa la sceneggiata, ma anche la tragedia eschilea: tre punti significativi che sono i pilastri, le fondamenta della mia rielaborazione, per una drammaturgia a tre strati (riferimento classico, cronaca contemporanea, messa in scena) tre punti nevralgici per tre snodi comuni che sono: Hybris (camurrìa), Ghènos (famiglia), Timè (onore).

Carmine Borrino


HOMO SCRIVENS

ROSARIA DE CICCO

REGINE

 

da un’idea di

Francesca Gerla e Chiara Tortorelli

 

su testi di

Giuseppe Bucci, Francesca Gerla,

Pino Imperatore, Arnolfo Petri, Chiara Tortorelli

 

Costumi Fabio Geda selezionati da Francesca Filardo.

Musiche: Luca Formicola   Scenografie: Pietro D’Anna   Fotografie: Sonia De Rosa

 

Regia

Giuseppe Bucci

 

Nati da una idea delle scrittrici Francesca Gerla e Chiara Tortorelli, e ispirati alla simbologia delle carte da gioco francesi, i monologhi di Regine sono le voci di eroine all’inverso, in disgrazia, rappresentative della società contemporanea.

Scritto da Arnolfo Petri, il monologo Mena rappresenta la regina di Quadri, nuova prostituta, ora boss di camorra (figura femminile particolarmente attuale oggi), che ha ormai perso memoria della umanità e della e poetica di una mamma, come Filumena Marturano.

Da Chiara Tortorelli nasce il personaggio di È solo una favola, amore associato alla regina di Picche, nuova adolescente che il mondo dei social network o della emancipazione non mette al riparo da depressione, anoressia e isolamento causate da abusi in famiglia.

La donna immaginata da Francesca Gerla, in Io non so nuotare, ha la fragilità e insieme la forza della regina di Fiori, nuova mamma, eroina profuga che ha viaggiato incinta sui barconi e non capisce il rifiuto dell’Occidente a prestare aiuto a lei e al suo bambino.

L’amore omosessuale è il tema de La voce di Laura scritto dal regista Giuseppe Bucci e ispirato a La voce umana di Cocteau, per la regina di Cuori, amante abbandonata al telefono, donna lesbica che, in una società ancora culturalmente molto omofoba, non può opporsi al desiderio di famiglia e figlio naturale della donna che ama.

L’opera vede la partecipazione straordinaria dello scrittore Pino Imperatore, a cui è affidato un prologo e un poetico epilogo.

 

 

 

COMIC ART

MARIANNA CAPASSO   MELANIA PELLINO

ANGELO PEROTTA    MARIO COPPETA

UN RICCO CAPODANNO

una commedia musicale di

Angelo Perotta

 

musiche

Marianna Capasso

 

regia

Angelo Perotta

 

Due giovani coppie, di ceto sociale diverso (Borghese e popolare) si trovano a convivere per una notte, la notte dell’ultimo dell’anno, in una stanza di un convento perché i loro voli sono stati soppressi e la loro partenza è stata rimandata al giorno seguente. Attraverso gag ed equivoci, i quattro personaggi, si confronteranno e mostreranno che non conta tanto la ricchezza economica ma la bontà d’animo e la ricchezza d’amore che si possiede per vivere bene.

 

 

COMIC ART

 

 

ANGELO PEROTTA

MELANIA PELLINO    CLAUDIA CORAGGIO    

LAMENTE…LE

testo e regia

Angelo Perotta

 

È una critica alla società moderna, che mette in primo piano il potere; è un’esaltazione dei diritti dell’uomo che contrastano quelle forze che ogni giorno si oppongono alle libertà e in questo contesto il potere della televisione e delle organizzazioni criminali, quali mafia e camorra, ne sono solo alcuni lampanti esempi. Lo scopo di questo testo teatrale è proprio quello di far aprire la mente allo spettatore, per meglio far comprendere l’odierna società.

Tre attori metteranno in scena un testo nuovo, emozionante, ironico e allo stesso tempo drammatico che farà emergere anche l’importanza della figura femminile, come la storia accennata di una ragazza madre che da sola non riesce ad affrontare la nascita di suo figlio.

 

 

 

ANPHORAS PRODUCTION & TEATRO SUMMARTE

LUCIO PIERRI   MARIA MAZZA

LELLO RADICE

IL BELLO DELLA DIRETTA

commedia comico-brillante in due tempi

scritta da

Lello Marangio & Lucio Pierri

Con

BARBARA PETRILLO e MASSIMO CARRINO

Assistente alla regia   Maranta De Simone

Regia

Lucio Pierri

Quante volte abbiamo sentito dire in televisione “E’ IL BELLO DELLA DIRETTA”…Ma a volte cio’ che sembra bello,in realta’ nasconde cio’che non si vuole vedere..Tradimenti,sotterfugi ,pacchi e contropacchi.. una emittente locale,scenario di accordi segreti e vendette non riuscite..due belle donne,due goffi uomini,quattro amanti le cui vite saranno indissolubilmente legate a doppio filo fino a.. adesso volete sapere troppo!

Questo il tema della nuova commedia,prodotta da Anfhoras Production e Teatro Summarte, scritta da  Lello Marangio e Lucio Pierri, che dopo il grande successo di “Stresssati..ancora di piu” , ritornano in teatro con una piece,moderna,attualissima, esilarante,dai ritmi frenetici ,un mix di comicita’ di situazioni e battute

In scena,oltre a  Lucio Pierri,due grandi nomi del teatro,la bellissima Maria Mazza e il poliedrico Lello Radice..a completare il cast ,Barbara Petrillo e Massimo Carrino

Mettetevi comodi..la trasmissione sta per iniziare..

Scusate..lo spettacolo sta per iniziare..ma a volte si puo’ sbagliare…E’ “IL BELLO DELLA DIRETTA”

 

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LA PICCIONAIA

 

ROSARIA DE CICCO   ERNESTO LAMA

 

UNA COPPIA DA DEFINIRE

di Francesco Rivieccio

collaborazione ai testi Marco Lupi

 

regia

Antonio Speranza

 

musiche Salvatore Cardone Aniello Palomba

voci fuori campo Germano Ciaravola – Mariano Di Palo

assistente alla regia Alfredo Mundo

abiti GEDA

scenotecnica Laboratori Flegrei

elementi scenici Nunzia Russo

comunicazione Eliana Manvati Simona Ruffino

organizzazione generale Sergio Marra

 

“Una coppia da definire” nasce dal bisogno di comunicare pensieri con mezzi moderni, attuali che si intrecciano con il sentimento più antico del mondo: l’amore. Innovazione tecnologica e poesia si fondono in un caleidoscopio di travestimenti, cellulari, chat e incontri al buio. Da questo vortice fuoriescono l’insicurezza e l’ingenuità dell’uomo che non riesce più a socializzare e a comunicare. Le lettere d’amore vengono sostituite da messaggi e chiamate e si perdono nel groviglio della grande rete invisibile che ogni giorno diventa sempre più grande. La storia di Anna e Vittorio (due single cinquantenni) racconta di come si senta la necessità di scappare, di evadere da questa rete che ci tiene prigionieri, in bilico fra l’essere e l’apparire. Questa sfida viene portata avanti nell’ironia e nella comicità di due interpeti che con la loro esperienza riescono ad unire la tradizione teatrale con la quotidianità, fra lazzi e chat.

Francesco Rivieccio

 

 

“…Fatti non foste a viver come bruti,

Ma per seguir virtute e canoscenza…”

Fin dove la tecnologia può sostituirsi ai cari e vecchi modi per approcciarsi al prossimo?

Questa la domanda alla quale si tenta di rispondere con la messa in scena di questo spettacolo. Nell’approcciarsi alla rappresentazione di questo testo si è voluto creare un contrasto netto tra lo spasmodico utilizzo della tecnologia e la semplicità/umanità delle atmosfere “familiari” delle balere anni ’60/’70. Queste ultime, commentando i cambi di scena e i momenti “romantici” dello spettacolo, trascinano lo spettatore in un mood vintage/nostrano.

La trama viene snocciolata attraverso continue trovate da situation comedy a tratti surreali e da comicità nosense. Le situazioni nelle quali i due protagonisti si trovano, danno libero sfogo alla immensa capacità dei due attori tali da rendere lo spettacolo molto divertente pur affrontando una tematica apparentemente “impegnata”.

“…infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso.”

Antonio Speranza

 

 

 

UFFICIO STAMPA

hermes.comunications@gmail.com

Gianmarco Cesario +39 380 49 32 026   –   Antonio Mocciola +39 392 03 68 048

 

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