A proposito di patologie ambientali..

Nel clamore mediatico in cui ognuno la sa più del diavolo, più volte avevo sottolineato come uno degli aspetti sottaciuti del grande inquinamento di falda è dovuto all’uso intensivo e a volte criminale di pesticidi, diserbanti, anticrittogamici e larvicidi che, in tutto il paese, in agricoltura si persegue.
E come spesso succede negli ultimi tempi mi ero preso critiche, da “scienziati de noantri” presenti ad ogni angolo, che volevo sminuire il rischio ambientale dei rifiuti tossici e colpire gli agricoltori della Campania.
Ma come sempre i nodi prima o poi vengono al pettine al netto che c’è anche sovrapposto un inquinamento da materia interrata contenente questi inquinanti.
Non sono esperto del settore, e quindi mi aspetto riflessioni scientifiche più robuste sull’argomento che interesserà nei prossimi mesi il dibattito nazionale, anche se a mio modesto giudizio basta interpretare i dati presenti ovunque in rete per capire il fenomeno dell’inquinamento e darne una lettura coerente.
E senza pregiudizi.
E’ ovvio che c’è un’agricoltura onesta e una disonesta, un’impresa onesta e una disonesta, una economia onesta …e così via.
Basta smascherarla e rendere trasparente e fruibile a tutti, i dati per l’interpretazione.
Oggi viene pubblicato il rapporto ISPRA.
Non quello dei comitatini locali, ma dell’agenzia di stato che riprende l’avvertenza dell’EFSA Autorità europea per la sicurezza alimentare che ha spinto l’Europa a monitorare gli Stati membri e l’Italia in particolare a mettere in campo politiche di prevenzione.
Per la Campania le aree con falda a maggiore inquinamento risultano quella del litorale domizio e il bacino idrografico del Sarno.
Le aree che in tanti descrivono come la “campania felix” e l’agro nocerino sarnese con la più alta produzione agroalimentare intensiva.
Mi auguro che ora si cominci a discutere seriamente, con tutti i soggetti, di come arrestare tale ECOCIDIO nella speranza lontana di recuperare parti importanti del territorio ad una produzione maggiormente sostenibile rispettosa dell’ambiente e dei consumatori.

Falde e fiumi contaminati dai pesticidi. Se ne usano 9,1 chili per ogni ettaro di campi
pesticidi

Sempre più pesticidi nei fiumi e nelle falde sotterranee. Del resto, vengono sparsi sui campi con crescente generosità: 9,1 chili per ettaro, secondo i dati più recenti.

L’Ispra oggi ha reso pubblico il monitoraggio nazionale: è contaminata quasi la metà delle acque superficiali italiane e più di un quarto di quelle sotterranee.

Il rapporto dell’Ispra sembra lasciare aperta la porta alla speranza: negli ultimi anni, dice, è diminuita la quantità di prodotti fitosanitari venduti in Italia.

Vero. Però l’estensione di suolo su cui viene praticata l’agricoltura sta diminuendo in misura ancora superiore. Il risultato: aumenta la quantità di principi attivi (di veleni, se preferite) sparsi su ogni ettaro di terreno. E finisce che ce li ritroviamo nell’acqua.

Le sostanze sparse sulle colture vengono trasportate dalla pioggia nei fiumi e nelle falde. Nelle acque italiane, l’Ispra ha ritrovato un campionario di 118 fra funghicidi, pesticidi, diserbanti.

Queste sostanze sono presenti nel 47,9% delle acque superficiali e nel 27% delle acque di falda. Le concentrazioni superiori alla soglia di potabilità vengono toccate, rispettivamente, al 31,7% e al 15,5% dei casi.

Particolarmente grave la situazione relativa ai diserbanti. La Terbutilazina, usata nei campi di mais, è presente nell’80% delle acque in Piemonte, Lombardia ed Emilia. L’Atrazina, ora vietata, continua ad essere ampiamente diffusa nelle acque padane. Nel 77% delle acque lombarde c’è il Glifosate, uno dei diserbanti più comunemente usati. E il Glifosate nel resto d’Italia? Non si sa, viene monitorato appunto solo in Lombardia.

L’Ispra nota tuttavia che fra il 1997 e il 2008 la vendita di pesticidi n Italia è diminuita del 10,3%: nel 2008 ne sono state messe in vendita 149,9 mila tonnellate, il 2,3% in meno rispetto al 2007.

Qualsiasi ottimismo tuttavia è fugato dai dati Istat che riguardano l’uso di pesticidi in rapporto all’estensione del terreno agricolo, che sta riducendosi ancor più velocemente: e la conseguenza appunto è che, anno dopo anno, i pesticidi sono sparsi sempre più generosamente sui campi superstiti.

Dall’Annuario Istat dei dati ambientali pubblicato nel 2009 infatti si ricava che nel 1997 venivano usati otto chili tondi di fitofarmaci per ogni ettaro di superficie arabile. Nel 2007 (l’ultimo ano disponibile) 9,1 chili. L’aumento sfiora il 14%.

Dall’Ispra il Monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque

Dall’Istat le Statistiche ambientali 2009

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