A Roma, in udienza dal Santo Padre, Papa Francesco, nell’anno del Giubileo della Misericordia

CON IL ROTARY CLUB ALTO CASERTANO-PIEDIMONTE MATESE.

di Paolo Pozzuoli

A Roma con il Rotary Club Alto-Casertano-Piedimonte Matese, nell’anno del Giubileo della Misericordia, per incontrare il Santo Padre FRANCESCO in una speciale udienza giubilare. Alle ore 4:40, partenza da Vairano Scalo in n.2 pullman gran turismo con a bordo un magnifico gruppo di rotariani con al seguito familiari ed amici, abbastanza numeroso e molto ben amalgamato, e poi via, lungo l’A1 ed il raccordo anulare, fino a raggiungere – ore 7:30 – Piazza S. Pietro. Qui, i varchi già pullulavano di una schiera incredibile di pellegrini (ammalati e disabili con relativi accompagnatori, gruppi di preghiera, associazioni, scolaresche di ogni ordine e grado, cittadini di tanti Paesi guidati dai rispettivi sindaci), giunti da ogni dove, tanti anche dall’estero, tutti disciplinatamente a seguire il capogruppo per accedere ai posti assegnati. E così la secolare, celebre Piazza S. Pietro, per una volta ancora, si apprestava a fare il tutto esaurito. Troppo forte il richiamo per starne lontani, per rimanere indifferenti, per non avvertire il senso del particolare momento storico-religioso, tutto da vivere. Presenti, per ricevere la particolare benedizione del Santo Padre, ben sei coppie di sposi di diverse nazionalità (una delle coppie ha celebrato il rito matrimoniale, il giorno precedente, nella bellissima chiesa-santuario San Salvatore in Lauro, dedicata alla Madonna di Loreto e, dal 2007, anche centro di diffusione della spiritualità di Padre Pio, presente in una statua lignea, ‘impegnato’ ad aiutare Cristo a portare la croce; nella chiesa è custodita la più antica copia della statua della Vergine Lauretana e sono conservate le reliquie ‘sangue, mantello, un guanto e la stola’ che il Santo Padre Pio  indossava nel giorno dell’inaugurazione dell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo; ancora, nel santuario, durante il periodo natalizio di due anni fa, rimase esposto il ‘Bambinello dei baci’, che Padre Pio donò – correva la primavera del 1966 – all’artista Carlo Campanini ‘per portarlo nel mondo’). Intanto, già prima che il Santo Padre desse inizio all’udienza, e mentre le loro eminenze ed eccellenze si apprestavano a raggiungere il posto assegnato, un diluvio – pioggia a catinelle – si riversava su tutta la piazza. Ma la pioggia, pur copiosa, abbondante, non è penetrata in profondità, non ha bagnato i cuori delle centinaia di persone presenti all’udienza giubilare di sabato scorso: ci si trovava a fare da corona alla Luce vivente. La pioggia, sebbene noiosa, tanto che dell’ombrello non ci si è potuto liberare, non si è potuto buttare via, è sembrata non esistere (… unanimi, i commenti finali: tutti concordi nell’affermare ‘sono contento e posso dire che, anche se inzuppato d’acqua dalla testa ai piedi, ne è valsa la pena; Papa Francesco infonde coraggio, incita a non abbattersi, a pregare, a non essere indifferenti perché è l’indifferenza a renderci duri, simili a chi ha subito un invisibile trapianto di cuore, un trapianto che ha rimosso quello di carne che portavamo fin dal grembo materno per sostituirlo con uno di pietra; ora, mi sento come rinato; dentro di me ho racchiuso questo momento speciale, indimenticabile e fa parte della mia vita, alberga in me), e non ha bagnato il nostro amore per il Santo Padre. Che, con il suo caloroso saluto “cari fratelli e sorelle, buongiorno! non sembra tanto buona, la giornata [piove], ma voi siete coraggiosi e siete venuti con la pioggia. Grazie! ”, è entrato subito in ‘sintonia’ con sorella ‘pioggia’ (… a questo punto aspettavamo avesse aggiunto, da ‘materno’ qual è, “vi siete bagnati, eh! Che aspettate a venirvi a cambiare?!”).   Poi ha toccato, trattato e curato il tema della pietà, la ‘pietas’: a partire dal significato che si attribuiva nel mondo greco-romano per giungere, attraverso un’analisi significativa e particolareggiata (prestare la dovuta attenzione “a non identificare la pietà con quel pietismo, piuttosto diffuso, che è solo un’emozione superficiale e offende la dignità dell’altro e a non confonderla con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi; accade, infatti, che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli. Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno… Così non va), alla “pietà, manifestazione di Dio, uno dei sette doni dello Spirito Santo che il Signore offre ai suoi discepoli per renderli docili ad obbedire alle ispirazioni divine”. E giù un altro diluvio, un’ondata di critiche partita da chi non ci sta e non ha inteso raccogliere il messaggio del Papa. Che, pur non accusando, non giudicando e nemmeno condannando, non può, sensibile com’è ai grandi temi civili, sociali, etici, antropologici, restare a guardare e non intervenire. La sua non deve intendersi come una ‘morale’, ma un ritorno su argomenti ampiamente trattati in passato, ma pur sempre attuali, di toccante, straordinario interesse, per rammentarli al fine di stimolare le coscienze a guardare anche fuori l’uscio delle proprie case, al vicino, al conoscente che, per pudore, dignità, preferisce soffrire in un silenzioso isolamento anziché accennare, manifestare una condizione cui forse non era preparato e dalla quale non sa come fare per poterne uscire. A conclusione dell’udienza, i saluti ed il ‘tour’ del  Santo Padre fra i reparti sul sagrato. Indi, i rotariani hanno attraversato la Porta Santa della Basilica di S. Pietro. E, prima del rientro in sede, una sosta presso il ristorante “ AI MUSEI VATICANI” dove hanno ricevuto una calorosa accoglienza, ed un salto alle Scuderie del Quirinale per visitare la mostra delle opere del Correggio e del Parmigianino. Un doveroso, riconoscente, affettuoso ringraziamento al principe Mariano Ugo Windisch-Graetz,  gentiluomo di Sua Santità, e un sentito, apprezzato elogio ai rotariani tutti, attentissimi ad ogni minimo particolare, che hanno curato in modo encomiabile il pellegrinaggio per l’udienza giubilare partecipandovi con le gentili signore, gli illustri mariti e tanti familiari: Costarella  Napolitano Marilena;  Di Robbio Raffaele con la moglie, Iasimone Lucia, e le figlie Raffaella e Marianna; Folco Vittorio; Longo Annarita con il coniuge Saverio Vertuccio; Marzano Saul e sig.ra Conte Alfonsina; Mastrangelo Ida; Notarangelo Ciro;  Palmieri Luigi con Santoro Irene, Palmieri Sergio Maria e Della Paolera Rita; Pirolo Ettore con Pirolo Michele, Stifani Giuseppe e Bove Alessandra; Riselli Umberto, anche nelle vesti di ‘paparazzo’, con Raucci Pietro, Natalizio Massimo, Grillo Bruna e Maiello Silvia; Simonelli Pasquale con Minetti Giulia, Scricciolo Ivelis, Siegfried Ken Roberto, Simonelli Sergio, Simonelli Concetta, Uccellini Amedeo, Ascione Carmela, Ciabrelli Rosa, Di Lella Ermelinda, Festa Caterina, Festa Giuseppe, Martino Luigia, Merolla Margherita e Merolla Milena; Terracciano Pasquale con la saggia e paziente Rosalba, Santoro Maria Maddalena,  Terracciano Annamaria, Terracciano Carmela, Terracciano Giuliana, Offreda Ernesto, Offreda Sisto, Piccirillo Concettina, Piccirillo Giuseppina, Verdone Salvatore,  Aiezza Carmelina, Antonucci Giuseppina, Capone Antonella, Cirioli Anna, Feola Marina, Iavarone Ursula, Maoloni Paola, Meglio Antonella, Testa Giovanna, Ariosto Rosa, Della Marca Antonia e, dalla città di Alessandria, la sorella Annamaria con le amiche Nicola Marina e Nicola Adriana;  Vitale Francesco e sig.ra Merola Filomena;  Zeppetella Antonio e sig.ra Simone Rosa; Zullo Maria con la figlia, Riccio Chiara; Zotti Antonio e consorte Donnarumma Maria Cristina. Il pellegrinaggio, una tenera occasione per reincontrare, rivedere alcune persone con le quali, fin dal primo approccio, c’è stata una sana e profonda corrispondenza di rispetto e stima in riferimento sia all’aspetto umano che al professionale. Senza tanti giri di parole, intendiamo riferirci al carissimo Romolo Esposito ed alla squisita sig.ra Lucia, conterranea e staffetta di Papa Francesco, che ha conservato il fascino di quando è rientrata in Alvignano dall’Argentina, ed al generoso Saverio Vertuccio. La gioia di questi meravigliosi incontri non è stata, fortunatamente, scalfita da qualche presenza poco gradevole, quasi urticante, che riportandoci indietro nel tempo, ha consentito di rievocare e rinverdire ricordi incredibili, impensati, traumatici.

Paolo Pozzuoli

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