Brusciano, “Modern Dance” di Clelia Cortini solidale con le “Donne Afgane”.

IESUS

Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali – Brusciano NA                        

(Scritto da Antonio Castaldo).

Con la caduta di Kabul ed il ritorno dei Talebani al governo con l’applicazione della Sharia si annulla qualsiasi percorso democratico e di ammodernamento dell’Afganistan. I primi a dissolversi in questa riconquista sono i diritti delle donne che nel ventennio 2001-2021, con l’Occidente e la Nato presente con la leadership degli USA ed il mondo delle onlus più marcatamente europeo, avevano assaporato la libertà ed iniziato i primi fruttiferi passi sulla via dell’emancipazione. Ora irrompe il nuovo ordine dei  talebani immediatamente dopo la fuga del presidente Ashraf Ghani, impossessatisi del Palazzo presidenziale a Kabul, dopo circa un mese di inostacolata avanzata, per il ritorno a casa degli americani e dei loro alleati Nato, compresi gli italiani, e del concomitante dissolversi dell’esercito afgano. All’Italia i 20 anni di Afganistan sono costati 54 vite umane, 700 feriti e ben 7 miliardi, 324 milioni e 800mila euro per le diverse missioni terminate con l’annuncio del trascorso 29 giugno.

Ora si spera in una evacuazione con ponti aerei senza attacchi per permettere ai restanti militari, diplomatici, civili e collaboratori dei vari Paesi di lasciare l’Afganistan. I Talebani “studenti coranici”, hanno affermato che “La guerra è finita” e con l’intenzione di ricostituire in Afganistan il loro “Emirato Islamico” nella promessa di una “transizione pacifica”, di una “amnistia generale” e del rispetto dei “diritti delle donne e del loro accesso all’istruzione” ma sempre ancorati ai “Dettami della Sharia”.  L’Afganistan conta 34 milioni di abitanti di cui le donne sono 14,2 milioni. Poco più del 20% vivono in zone urbanizzate il restante della popolazione è dislocata nelle zone rurali dove sono fortemente conservate le tradizioni. Ad Herat, seconda più grande città afgana, i Talebani hanno iniziano a rilasciare l’ambigua “Carta del Perdono” su registrazione delle persone delle loro professioni ed origini e dei nuclei familiari. A Jalalabad hanno sparato su un corteo uccidendo 35 dimostranti fra quelli che sfilavano per il ripristino della deposta bandiera nazionale tricolore dell’Afganistan.

A Brusciano è stato rilanciato via social, in questi tragici giorni afgani dell’estate 2021, in segno di solidarietà e scaramanzia contro un temuto ritorno al passato per le donne dell’Afganistan, l’omaggio reso con un’opera di Teatro Danza “Donne Afgane” già postato su Youtube da Clelia Cortini, il 15 dicembre 2019 all’indirzzo web https://www.youtube.com/watch?v=9WtxhB7Xvlg e dall’artista Aleks Kishi, Alessandro Cavaliere, attraverso la sua pagina FB all’indirizzo https://m.facebook.com/alekskishi/videos/2557798207787568.

La performance di “Donne Afgane” nell’anno 2003, con la coreografia originale di Clelia Cortini; musica di Armand Amar, testo di Alessandro Cavaliere; supporto drammaturgico e voce narrante di Antonio Castaldo con le danzatrici, Marilù Cervone, Sara De Nubbio, Jenny Ferraro, Sissy Fornaro, Assunta Romano e Francesca Ruggiero, portò all’aggiudicazione del “Premio Internazionale di Coreografia della Repubblica di San Marino”.

Il sociologo Antonio Castaldo, di IESUS, Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, nel ritrovarsi ancora una volta, come a San Marino nel 2003, a condividere con la coreografa Clelia Cortini e lo scrittore Alessandro Cavaliere, tale messaggio di solidarietà ha invitato, dopo averlo fatto lui stesso,  «a firmare su Change.org la petizione “Vogliamo che vengano istituiti corridoi umanitari che permettano a donne, bambine e bambini di lasciare l’Afghanistan” lanciata da Brescia domenica scorsa a sostegno dell’appello promosso da Luisa Castellazzo a nome del “Gruppo Donne 22 Febbraio”». Da domenica sera ad oggi sono state raccolte circa 350.000 e si sta andando spediti verso le 500.000.

Un appello per i diritti delle donne e la libera informazione in Afganistan è stato fatto anche dalle giornaliste italiane. Cpo Fnsi, Cpo Odg, Cpo Usigrai e l’associazione GiULiA giornaliste esprimono preoccupazione per la sorte delle colleghe afghane, «prime vittime, costrette alla fuga, a rischio – come denuncia la Ifj – della propria vita». Mentre alla Rai è stato chiesto di illuminare gli avvenimenti in corso, «soprattutto la situazione delle donne», da parte delle Cpo Rai e Usigrai. Mentre scriviamo l’ANSA ha diffuso una dichiarazione dei Ministri degli Esteri della Nato partecipanti al Vertice di Bruxelles del 20 agosto 2021: «Siamo uniti nella nostra profonda preoccupazione per i gravi eventi in Afghanistan e chiediamo l’immediata fine della violenza. Esprimiamo inoltre profonda preoccupazione per le segnalazioni di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto l’Afghanistan».

IESUS Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali-Brusciano NA-PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE Antonio Castaldo

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