Bullismo omofobo: «Gli studenti non denunciano perché certi docenti sono ostili»

Lo ha affermato Laura Santonicola, vicepresidente di Rain, associazione LGBT* di Caserta, ospite di Stilelibero, in onda, ogni martedì, dagli studi di New Radio Network

CASERTA. Un approfondimento sulle parole. Non su tutte, però, solo su quelle che fanno male, fino a uccidere. Certe sono come una pistola all’orecchio e ogni lettera è una pallottola. Con rimandi all’attualità, storie, testimonianze ed esperti a confronto, Stilelibero ha provato a tracciare il confine tra libertà di opinione e insulto, tra battute imprudenti e intolleranza, tra odio verso l’altro e paura di sé stessi. “Chi di parola ferisce” era il titolo della nona puntata della trasmissione radiofonica ideata da Claudio Lombardi e da Antonio Salvati e condotta da Salvati, ogni martedì, a partire dalle 16, dagli studi di New Radio Network (www.newradionetwork.com), a Maddaloni (Caserta). Una puntata nata dopo lo sterile dibattito apertosi all’indomani del battibecco tra il tecnico dell’Inter Roberto Mancini e quello del Napoli Maurizio Sarri.

Rain, una mano tesa alle vittime
«Siamo impegnati nel contrasto al bullismo e alla discriminazione nelle scuole superiori della provincia di Caserta. Lo facciamo per dare ai ragazzi qualcosa che noi non abbiamo avuto alla loro età: una persona che tendesse una mano agli studenti omosessuali o transgender e che li aiutasse a integrarsi nell’ambiente scolastico che per l’adolescente è importante», lo ha detto Laura Santonicola, vicepresidente di Rain, associazione LGBT* di Caserta. «Le situazioni di bullismo che ho subito io sono le stesse di oggi e il bullismo omofobico è presente nelle scuole di ogni tipo. Le vittime non denunciano perché sanno di trovare un ambiente ostile anche tra i docenti e nella stessa famiglia», ha rivelato. Poi, la condanna sull’utilizzo “facile” delle parole: «Considero assurdo che si possa trovare degradante definire omossessuale una persona come se le scelte sessuali fossero un insulto. Sono parole utilizzate senza nessuna consapevolezza del vero significato».

La discriminazione è un prodotto della cultura dominante
«Il problema del linguaggio scorretto non si affronta richiamando quello corretto», ha spiegato Giuseppe Faso, professore e autore del libro “Lessico del razzismo democratico”. «Se pensiamo che il razzismo sia legato solamente a comportamenti ignoranti – ha spiegato Faso –, creiamo uno schema consolatorio che non ci fa vedere alcune cose. È difficile immaginare un razzismo dilagante senza il beneplacito da parte dei cosiddetti colti. Noi chiamiamo razzista il gesto violento, e spesso particolarmente stupido, come i cori dello stadio, ma il razzismo è un fenomeno sociale totale con meccanismi molto complessi». Teresa Manes, presidente dell’Associazione italiana prevenzione bullismo, e mamma di Andrea, vittima nel 2012 dell’ignoranza e dell’indifferenza ha sottolineato che: «Le parole sono come pietre, possono ammazzare ma con esse si può anche costruire. Nei ragazzi c’è tanta inconsapevolezza e spesso non c’è percezione che una condotta possa essere anche costitutiva di reato. Forse, sarebbe ideale introdurre nozioni di diritto fin dalla scuola media». La vicenda della scomparsa del figlio, vittima del bullismo e del cyberbullismo, ha condizionato il suo percorso: «Contro il bullismo si fa tanto, ma non abbastanza. La mia attività? Non mi aspettavo di ricoprire questo ruolo, ma voglio continuare per dare un senso alla morte di mio figlio».‬‬‬

In ogni carnefice si nasconde un disagio
In un comportamento discriminatorio c’è più odio verso l’altro o paura di sé stessi? «La linea di confine è molto sottile e, tra l’altro, in ogni “carnefice” si nasconde una vittima», la risposta di Antonella Esposito, criminologa e vicepresidente di CriminAlt. «Nel nostro linguaggio comune le parole che fanno riferimento a una diversità fisica, sessuale e di razza sono molto ricorrenti. C’è una facilità a utilizzarle, come se fossero un intercalare. Questi termini contribuiscono alla persistenza di alcuni atteggiamenti discriminatori, sottolineando la nostra paura della diversità. Cosa consiglierei a una vittima di bullismo? Di esprimere il proprio disagio, lanciando richiesta di aiuto prima di arrivare a situazione estrema», il consiglio della criminologa.

Stati generali contro la Terra dei Fuochi
Stilelibero del 26 gennaio si è aperta con una finestra sulla Terra dei Fuochi, dopo il successo della precedente puntata, intitolata “No Smoking”. «La scoperta della discarica nell’ex area Pozzi non ha portato a nessuna decisione sulle bonifiche e sulla salvaguardia del territorio. Le istituzioni sono state chiare, spiegando che a causa di criteri di opportunità economica, che ancora una volta vengono anteposti alla tutela della popolazione, non verranno mai rimossi i rifiuti da quella zona», ha rivelato Teo Lepore, portavoce del Comitato per l’Agro Caleno. «No alla centrale a biomasse», ha aggiunto Lepore. «La nostra proposta è quella di un confronto con le istituzioni su un tema importante: la sanità del territorio e dei cittadini», l’opinione di Camilla Bernabei, segretario provinciale della Cgil, che ha presentato la conferenza dei servizi convocata dai sindacati per il 6 febbraio. «Uscire dal commissariamento della Sanità significa poter riprogrammare un piano di intervento con un’offerta di servizi che oggi manca. Terra dei Fuochi collegata al lavoro nero? Non è un abbinamento strano, lo diciamo da tempo. Non a caso – ha concluso Bernabei – gli incendi si concentrano proprio dove è forte il lavoro nero».

Caserta, 27 Gennaio 2016

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