Buon Giovedi’

Buona Giornata con Castelsardo: un incantevole borgo medioevale

Si affaccia al centro del Golfo dell’Asinara. Le sue bellezze naturalistiche, le splendide insenature, i prodotti tipici, l’artigianato, le tradizioni ed il caratteristico porto ne fanno una delle località turistiche più suggestive della Sardegna.

Castelsardo: il castello della famiglia

Per tutti i Sardi, e per i turisti che ogni anno rimangono affascinati dallo spettacolo del castello fortificato affacciato sul promontorio, è Castelsardo ma questo, è solo l’ultimo dei nomi che il paese ha avuto nei secoli.

Panorama di castelsardo dal Castello Doria
La vista di Castelsardo dal Castello Doria – Photo Credit Francesca Spagnoletti

Sappiamo che in epoca cristiana, i primi ad insediarsi nel territorio furono dei religiosi, probabilmente gli eremiti Antoniani che si riunirono intorno all’eremo di Sant’Antonio Abate.

Nel 1101 sul promontorio già abitato arrivarono i Doria, potente famiglia genovese che diede il primo nome al centro abitato: Castel Genovese.

Il Castello fu fatto costruire dalla Repubblica Marinara di Genova e affidato alle cure dei Doria che, da questa posizione privilegiata, poteva controllare direttamente il commercio marittimo lungo la rotta del Mediterraneo, fino a Genova.

Castel Genovese fu antica libera Repubblica Comunale, una vera eccezione nel panorama sardo: non solo il popolo era sovrano, ma possedeva un proprio codice di leggi conosciuto con il nome di ”Statuti di Galeotto Doria”.

La struttura del castello dei Doria: cinta muraria e “quartiere”

La struttura di Castel Genovese era costituita da una imponente ”cinta delle muraglie”, dal ”quartiere” che veniva semplicemente chiamato Castello, dal ”palazzo di città”, dal ”palazzo di Nicolò”, dalla chiesetta di Santa Maria”. Anche se oggi non si possono più vedere le torri difensive , nel complesso il castello è in ottimo stato di conservazione e ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo.

Una postazione di guardia del castello
Postazione di guardia – Photo credit Francesca Spagnoletti

Gli inquilini illustri: Eleonora d’Arborea e Brancaleone Doria

Per circa sei anni, dal 1376 al 1382, Brancaleone Doria e Eleonora d’Arborea, sua moglie, vissero a Castel Genovese, dove nacquero anche i figli Mariano e Federico, destinati a diventare futuri Giudici del Giudicato di Arborea.

Con l’uccisione del fratello e dei genitori per mano della Corona Aragonese, Eleonora prese in mano le redini del Giudicato e difese la Sardegna dagli Aragonesi.

Nel 1448 il Castel Genovese passò però nelle mani dei vincitori e assunse un nuovo nome: Castel Aragonese.

Se il castello della famiglia Doria si presenta ancora in ottimo stato è anche grazie agli Aragonesi che lo ristrutturavano continuamente per garantirsi la più efficace struttura difensiva in Sardegna, fondamentale per il traffico marittimo con la Spagna.

dentro il Castello Doria - Castelsardo
Castelsardo – la salita al Castello- Photo Credit Francesca Spagnoletti

Sotto il dominio aragonese, Castelsardo fiorisce ancora di più e diviene città vescovile nel 1503: la sua importanza cresce e lo testimoniano le opere del Maestro di Castelsardo che ne arricchiscono gli altari.

Il nuovo nome sembra suggerire un riconoscimento ufficiale all’importanza della cittadina ma, in realtà, già nel 1861 il suo status viene declassato dai Piemontesi a “piazzaforte del regno”.

Non più “Illustre y magnifica Ciudad” come era stata definita dagli Aragonesi, ma punto strategico di difesa del regno.

Castelsardo è poi rifiorita nei secoli: oggi è un crocevia di artigianato, cucina e culla di tradizioni secolari. Ci siete mai stati?

Alcune foto di Tilde e Gianni a Castelsardo:

Il nome

Ad ogni dominazione il borgo ha cambiato nome. Fondato nel 1102 dalla famiglia ligure dei Doria col nome di Castel Genovese, fu chiamato Castell’Aragonese nel 1448 dagli Spagnoli che, dopo averlo conquistato, gli concessero il privilegio di diventare “città regia”. Fu infine ribattezzato Castelsardo nel 1769 dai governanti sabaudi.

La storia

1102, la fortezza è fondata con il nome di Castel Genovese dalla famiglia genovese dei Doria, al tempo della lunga contesa tra i genovesi e i pisani.
1357, Brancaleone Doria diviene signore della città e sposa Eleonora d’Arborea, che diventerà famosa per il codice delle leggi detto “Carta de Logu”. L’ultimo signore dei Doria è Nicolò, figlio di Brancaleone, al quale si devono gli “Ordinamenti del porto”, di cui si trova traccia nelle tradizioni locali.
1448, la rocca cade nelle mani degli aragonesi, dopo un assedio durato dieci anni. La fortezza cambia nome e diventa Castell’Aragonese, in omaggio ai nuovi conquistatori, e ottiene, assieme ad altre sei città della Sardegna, il titolo di “città regia”.
1527, il capitano di ventura Renzo Ursino di Ceri e l’ammiraglio Andrea Doria cercano di riconquistare la rocca, ma gli abitanti riescono a respingere gli attacchi, aiutati anche dalle fortissime e improvvise raffiche di maestrale che mettono fuori uso la flotta.
Castell’Aragonese resiste e così gli assedianti ripiegano su Sassari, che viene messa a ferro e fuoco. Di quel’epica battaglia si conserva ancora oggi una palla di cannone incastonata nelle alte mura che circondano la chiesa di Santa Maria.
1554, insieme alla peste si ripresentano gli assalitori: restaurata, la fortezza consente alla popolazione di respingere nel 1561 gli attacchi delle navi ottomane. Gli assalti dei turchi si susseguono negli anni successivi e culminano nel feroce scontro del 1576. Con il restauro del 1625, le fortificazioni assumono la struttura che si è conservata fino ai nostri giorni.
1708, al dominio aragonese subentra quello austriaco.
1717, i castellanesi si arrendono alle truppe del cardinale Alberini e cadono nuovamente sotto la dominazione spagnola:
1720, ha inizio il periodo sabaudo e la ripresa economica, con la costruzione di scuole, di un ufficio postale e della strada che collega la città a Sassari, il capoluogo di provincia.
1769, Carlo Emanuele III, acconsentendo ad una proposta presentata dal consiglio comunale, ribattezza la città con il nome di Castelsardo.

Arroccato su un grande promontorio affacciato sul mare, Castelsardo con il suo quartiere della Cittadella, o Casteddu – vale a dire il labirinto di stradine contorte dell’antico borgo – offre una visione di gran fascino. Infatti, da qualsiasi prospettiva lo si guardi – escludendo dalla visuale il quartiere moderno di Pianedda e l’insediamento sul litorale delle Marine – il promontorio di Castelsardo regala vedute da cartolina, in particolare dal Castello, che oggi ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo ed è sede di convegni e di eventi culturali. Con i suoi innumerevoli scalini e il dedalo di stradine su cui si affacciano le tipiche abitazioni sviluppate in verticale, gli slarghi in pietra e le piazzette, il centro storico conserva l’impianto risalente alla sua fondazione avvenuta nel 1102, oltre 900 anni fa. Tra i monumenti più importanti spicca la cattedrale di Sant’Antonio Abate, patrono della città, visibile dal mare anche da diverse miglia, grazie al suo campanile in maioliche colorate.
La chiesa¸ sorta nel 1503, conserva uno dei più preziosi retabli della Sardegna, realizzato dal “Maestro di Castelsardo”. L’opera, anteriore al 1492, è composta di quattro elementi di polittico dipinti combinando tempera e olio su tavola con fondo d’oro e rivela l’abilità dell’artista di padroneggiare il linguaggio figurativo fiammingo, che dà moltissima importanza alla luce. Non solo: l’artista è riuscito a adattare le nuove esigenze spaziali del rinascimento italiano all’impalcatura gotica che il retablo impone. All’interno della chiesa si ammirano anche arredi di pregio, quali gli altari settecenteschi scolpiti nel legno di ginepro.
Poco oltre, circondata da alte mura che fanno da quinta alla piazzetta antistante, si trova la chiesa di Santa Maria, sede della Confraternita di Santa Croce, dalla quale prendono avvio le antichissime sacre rappresentazioni della Settimana Santa. La chiesa custodisce alcuni notevoli tesori, come la Pieddai, una statua di legno policromo raffigurante la Madonna, e soprattutto il crocefisso ligneo del “Cristo Nero”, il più antico della Sardegna, realizzato dai benedettini nel Trecento e portato in processione nella famosa festa del Lunissanti.
Gli insediamenti nel territorio di Castelsardo risalgono, però, a molto prima del medioevo, addirittura al neolitico, come testimoniano i numerosi nuraghi eretti nell’area circostante e le Domus de Janas. Una di queste, la “Roccia dell’Elefante”, così chiamata per il particolare aspetto che nel tempo le hanno dato gli agenti atmosferici, risale all’età del Rame. Si trova sulla strada per Sedini ed ha di fronte il nuraghe Paddaggiu, appartenente all’ultima fase dell’età nuragica e ancora ben conservato.
Un’altra testimonianza di questo evo profondo è il nuraghe Ispighia, situato nell’omonima località in posizione strategica sopra la vallata del fiume Frigianu. Dalla parte occidentale il promontorio di Castelsardo, allungandosi sul mare verso l’isola dell’Asinara, chiude l’imboccatura del porto di Frigiano, offrendo ai naviganti un sicuro riparo, mentre nella parte opposta degrada sul mare. È qui che gli antichi romani hanno realizzato uno dei loro approdi, Cala Austina, ancora oggi una bellissima baia.

Il piatto del Borgo: Gli spaghetti con i ricci oppure con l’aragosta, e in generale tutti i piatti a base di pesce. Il periodo migliore per gustare i ricci è quello invernale, da gennaio a marzo, mentre per le aragoste è preferibile attendere l’estate, poiché nel periodo più freddo occorre rispettare il fermo biologico.

Il prodotto del Borgo: Sedute sulle scalette dei vicoli dell’antico borgo, è possibile vedere le donne intrecciare cestini in palma nana, seguendo una tradizione tramandata di madre in figlia che risale, pare, all’epoca dei benedettini, ovvero al XIV secolo.
I pescatori più anziani invece costruiscono con il giunco le nasse, una sorta di cestini conici utilizzati per la pesca dell’aragosta

ALCUNE FOTO:

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