BUON LUNEDI’

BUONA GIORNATA CON UN DIPINTO CHE RAPPRESENTA LA NATIVITA’ NELLA STORIA DELL’ARTE.

Giovanni Battista Tiepolo, Adorazione dei Magi.

1753, Alte Pinakothek, Monaco

In questo dipinto, realizzato da Tiepolo durante il suo soggiorno tedesco, vediamo un altro episodio legato alla Natività, cioè l’Adorazione dei Magi.

Le figure dei Re Magi, dei quali i Vangeli riportano pochissime informazioni, hanno conosciuto nei secoli una grande fortuna e una complessa evoluzione iconografica. Innanzitutto, il numero di tre personaggi non è riportato in nessuna fonte, ma è stato codificato nei primi secoli del Cristianesimo in funzione dei doni che portano, oro, incenso e mirra, e delle tre età dell’uomo. Anche il loro status di re è apocrifo (nei Vangeli sono semplicemente dei saggi), così come i loro nomi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Infine, l’idea di raffigurarli con fattezze straniere e in sontuose vesti orientaleggianti (come fa Tiepolo nel personaggio in vistosi abiti arabi) è piuttosto recente: è solo intorno al XIV secolo che l’aspetto dei Magi comincia a identificarsi con quello dei tre popoli discendenti dai figli di Noè. Di solito Baldassarre rappresenta gli Jafeti, cioè i popoli europei, Melchiorre i semiti, cioè i popoli dell’Asia Minore, e Gaspare i camiti, cioè i popoli africani.

Il dipinto di Tiepolo, dal deciso impianto verticale, raffigura i tre re sulla sinistra, di cui uno in primo piano di spalle. In alto, due putti curiosi si affacciano alla tettoia, mentre in secondo piano alcuni pastori manifestano il loro stupore. In basso a destra vediamo un altro pastorello di spalle e, sempre a destra, ma nel centro verticale della composizione, la Madonna tiene il Bambino in braccio ed è seduta su quelle che sembrano rovine classiche. Anche questa suggestione deriva da una tradizione apocrifa: la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine riporta infatti una credenza secondo la quale, nella notte della Natività, la Basilica di Massenzio a Roma crollò in parte.

Anche Tiepolo, dunque, nonostante sia immerso in un’atmosfera pienamente Rococò, non rinuncia a citare dettagli che risalgono alle radici popolari più antiche del Cristianesimo

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