Buon Sabato

Buona giornata con dei bellissimi NARCISI.

Questo in particolare è un incantevole NARCISO dal fiore doppio, magnifico in mazzo. Bianco, coppa rosa. Molto rustico e profumato.

Il narciso – simbolo della bellezza e della fertilità femminile nell’antica cultura ebraica – diventò il fiore prevalente nelle celebrazioni cristiane di Pasqua per sottolineare la rinascita promettente felicità e gioia personificata nella resurrezione di Gesù Cristo dopo l’ineluttabilità della morte. I narcisi furono ripresi nell’iconografia cristiana sui libri di illustrazioni medievali, sulle pale degli altari, in dipinti in cui compariva Maria Vergine – come la ‘Madonna dei Narcisi con il Bambino e i Donatori’ (olio su pannello, 1535 ca.) dipinto dal pittore olandese Jan van Schorel (o Scorel) – oppure l’Annunciazione o il Paradiso per celebrare il trionfo dell’amore di Dio e della vita eterna sull’egoismo e sul peccato.

Nell’antica Grecia si riteneva che il primo narciso – simbolo dell’egoismo, della vanità e della presunzione – fosse sbocciato laddove il mitico giovane cacciatore Narciso si era innamorato dell’immagine di se stesso riflessa in uno specchio d’acqua fino a morirne prematuramente a primavera annegando nel tentativo di abbracciarsi oppure, in un’altra versione, consumato dallo struggimento, da fame e sete, seduto solitario sulla riva. Quando era nato da una Naiade, Liriope, e dal dio fluviale Cefiso, l’indovino Tiresia ne aveva predetto infatti il destino di rimanere immortale finché non si fosse guardato. Il mito di Narciso, presente in numerose versioni nella mitologia greca, fu riportato dal poeta latino Ovidio nel terzo libro del poema epico ‘Metamorfosi’ (8 d.C. ca.) e diventò ricorrente in opere artistiche a olio su tela – ‘Narciso’ nel 1546-48 per mano di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, nel 1728 dal pittore francese rococò François Lemoyne, nel 1937 nella ‘Metamorfosi di Narciso’ dell’eclettico surrealista Salvador Dalí – e in statue come quella sulla facciata a nord del Louvre, a Parigi, scolpita nel 1866 dallo scultore francese Paul Dubois. Nel mito greco sulla tragica storia d’amore di Narciso e Eco si narrava che questo giovane straordinariamente attraente, così superbo e fiero che, con atteggiamento freddo e distaccato, rifuggiva da tutte le giovani donne che lo cercavano preferendo andare a caccia di cervi da solo. La bellissima ninfa di nome Eco, nascosta dietro a un albero, intravide Narciso e, colpita dalla sua bellezza, se ne innamorò perdutamente. Eco non poteva parlare, ma soltanto ripetere le ultime parole pronunciate dagli altri in seguito alla maledizione di Giunone, che le aveva tolto la voce per punirla del fatto che suo marito Zeus induceva la ninfa a far sì che riuscisse distrarla a parole per tradirla con le altre ninfe. Dopo essersi comunque dichiarata, infelice e addolorata in seguito al rifiuto dettato dall’arroganza di Narciso, si consumò tra le lacrime struggendosi a tal modo che di lei rimase soltanto la voce.

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