Buon Venerdì

Buona giornata con il fiore dell’Ortensia.

Ortensia

L’ortensia è una pianta dal fascino intramontabile. Circondata da un alone romantico, per via delle sue origini e della sua storia, l’ortensia è anche particolarmente apprezzata per la bellezza dei suoi fiori. La pianta viene infatti coltivata proprio per la forma e il colore dei germogli fiorali. Ideale sia in giardino che in appartamento, l’ortensia è in grado di decorare qualsiasi ambiente, anche quello all’apparenza più sciatto e spoglio. Per mantenere sempre inalterata la bellezza della pianta, bisogna però seguire alcune semplici regole di coltivazione. Queste, come al solito, comprendono tutte le attività colturali usate anche per altre piante e quindi esposizione, temperatura, substrato, annaffiatura, concime, potatura e moltiplicazione. Anche se l’ortensia non richiede cure eccessive, bisogna comunque attenzionarla con costanza e regolarità. La pianta conosciuta come ortensia è una specie a portamento arbustivo e rampicante. Il differente comportamento vegetativo dell’ortensia dipende dalla varietà. Di questa pianta se ne contano addirittura ottanta, oltre a decine di ibridi che presentano fiori e colori davvero spettacolari. L’ortensia propriamente detta, ovvero quella selvatica, è originaria dell’Asia e precisamente di Cina e Giappone. I primi esemplari rustici vennero rinvenuti nelle gelide terre dell’Himalaya. La pianta appartiene al genere Hydrangea e alla famiglia delle Hydrangeaceae. In Europa venne coltivata solo a partire dal XVIII secolo, grazie a un navigatore che la importò durante uno dei suoi viaggi. Il nome della pianta rappresenta una dedica che il navigatore fece alla donna amata, il cui nome era Hortense.

L’ortensia è particolarmente apprezzata per la bellezza dei fiori. Questi ultimi sono riuniti in corimbi, ovvero gruppi di infiorescenze sferiche da cui sporgono dei petali variamente colorati. In realtà non si tratta di petali, ma dei sepali della pianta. Quelli che vanno verso l’esterno sono sempre sterili. La loro colorazione va dal bianco, al rosa, al lilla e al blu. I magnifici fiori dell’ortensia si sviluppano tra la primavera e l’estate. La pianta presenta anche dei fusti o steli alti e carnosi che portano ciascuno tre foglie verdi con forma lobata e margine dentato. L’ortensia si adatta a qualsiasi tipo di terreno, sia acido che alcalino. Il diverso grado di acidità del suolo può però condizionare il colore dei fiori. Nei terrei acidi, infatti, i fiori di ortensia tendono a diventare blu, mentre in quelli alcalini assumono una colorazione rosa. Il terriccio ideale per l’ortensia dovrebbe essere comunque mediamente acido, per non causare alla pianta il rischio di sviluppare una clorosi ferrica. Questa patologia si manifesta di solito nei terreni alcalini e troppo calcarei. Il calcare impedisce quasi sempre l’assorbimento del ferro da parte delle piante. La diversa colorazione dei fiori dipende invece da una reazione della pianta con l’alluminio presente nel suolo. Il terriccio ideale per l’ortensia può essere preparato con humus, foglie e sabbia. Questa miscela è adatta sia alla coltivazione in vaso che a quella in pieno campo.

Per fiorire, l’ortensia ha bisogno di un’esposizione illuminata. La pianta in vaso può essere esposta alla luce, non al sole diretto, durante le ore della mattina, e a mezz’ombra nel pomeriggio. In appartamento, la pianta va posta in una ambiente illuminato, ma mai al sole diretto. Sconsigliata invece la posizione all’ombra, che causa un blocco della fioritura. Da evitare anche il sole diretto, che causa il piegamento del fusto. La pianta può smettere di fiorire anche a causa di errate condizioni di umidità e temperatura, ecco perché non è consigliabile coltivarla al chiuso o in appartamento, dove le temperature elevate e l’umidità eccessiva possono causare gravi stress vegetativi. La temperatura ideale per l’ortensia deve essere fresca o mite, ma non elevata. In genere si consiglia di esporre la pianta a una temperatura non superiore ai diciotto gradi. Questa temperatura stimola la regolare comparsa dei fiori. L’ortensia va irrigata regolarmente durante il periodo vegetativo, periodo che coincide con la comparsa dei fiori. Visto che questi compaiono tra la primavera e l’estate, ne consegue che le annaffiature devono avvenire proprio durante queste stagioni. In genere, durante le irrigazioni, bisogna evitare gli eccessi e i ristagni idrici. Il substrato di coltivazione della pianta va mantenuto costantemente umido ma non inzuppato. L’acqua va spruzzata anche sulla chioma, ma senza esagerare ed evitando sempre gli eccessi. Questi ultimi, infatti, possono causare gravi malattie fungine. L’ortensia, come tutte le piante, ha bisogno di essere regolarmente concimata. La somministrazione del concime deve avvenire sempre durante la fioritura, dunque tra la primavera e l’estate. Per questa pianta si consigliano concimi liquidi per piante fiorite da somministrare con l’acqua di irrigazione. L’ortensia può comunque essere concimata anche con fertilizzanti organici. Visto che per fiorire la pianta consuma grandi quantità di potassio, i concimi ideali devono avere una quantità di potassio superiore all’azoto e al fosforo. L’ortensia è una pianta che non necessita di rinvaso. In effetti, l’ortensia va spostata, ma non da un vaso all’altro, bensì dal contenitore al pieno campo. Questa caratteristica della pianta dipende dalla sua eccessiva velocità di crescita. Le radici dell’ortensia si estendono talmente tanto che non sono in grado di restare sempre dentro un vaso. Quando si ci accorge dell’eccessiva crescita dell’ortensia, bisogna procedere al suo immediato trasferimento sul terreno del giardino. Lo spostamento da un vaso all’altro e, quindi, il rinvaso vero e proprio, va effettuato solo quando la pianta viene attaccata da vermi parassiti. Questi vermi si sconfiggono solo spostando la pianta in un nuovo vaso. L’ortensia è una pianta che non necessita di eccessive potature. Periodicamente vanno solo eliminati i rami secchi e i fiori appassiti. Questi interventi si effettuano a fine inverno nelle zone a clima rigido e dopo la fioritura nelle aree miti. Le ortensie rampicanti, invece, non vanno potate. Queste piante vano tagliate solo in caso di crescita eccessiva. Gli interventi drastici tendono però a bloccare la fioritura. Si consiglia dunque di agire sempre delicatamente e di asportare solo le parti non necessarie. Le ortensie coltivate in appartamento si potano a settembre. Dopo il sesto anno di età l’ortensia va potata nella parte basale per favorire la lignificazione del fusto e il passaggio della luce. Rami secchi e fiori appassiti si tagliano invece sopra la prima coppia di gemme. Attenzione a non tagliare i rami dell’anno. Questi rami, infatti, sono quelli da cui si svilupperanno i nuovi fiori. Rimuoverli significa rinviare la fioritura all’anno successivo. I rami produttivi dell’ortensia si riconoscono sempre per la presenza di una gemma apicale.L’ortensia si moltiplica per talea e per divisione delle radici. Il primo metodo consiste nel prelevare una porzione di ramo, la talea, dalla pianta madre. Questa porzione deve essere lunga circa dieci centimetri e deve essere privata delle foglioline basali. Il suo prelievo deve essere effettuato tra aprile ed ottobre. Dopo la pulizia, la talea va interrata in un contenitore riempito con terriccio organico e sabbia grossolana. La divisione delle radici, detta anche divisione dei cespi radicali, è quella che garantisce il miglior attecchimento delle nuove piantine.

L’ortensia è una pianta molto suscettibile agli errori colturali e agli attacchi di parassiti e malattie. Questi ultimi sono spesso la diretta conseguenza di esposizioni, annaffiature o concimazioni errate. Se la pianta mostra foglie di colore scuro che si piegano su se stesse vuol dire che ha bisogno di essere irrigata. Se le foglie ingialliscono potrebbe invece trattarsi di clorosi ferrica, una patologia causata da eccesso di calcare nel terreno o nell’acqua di irrigazione. In questo caso conviene irrigare con acqua distillata e priva di calcare. L’ortensia può anche subire gli attacchi di gravi patologie fungine, tra cui botrite ed oidio. Queste malattie si manifestano a causa di ristagni idrici ed eccesso di umidità. La botrite, chiamata anche muffa grigia, colpisce le foglie dell’ortensia e si manifesta con macchie di colore grigio. Anche l’oidio, detto mal bianco, colpisce le foglie ricoprendole con una sottile e al tempo stesso fitta coltre biancastra. L’ortensia è anche molto “apprezzata” dagli insetti parassiti, tra questi gli afidi e i nematodi. I primi, chiamati anche “pidocchi”, succhiano la linfa vegetale della pianta, i secondi, invece, sono dei vermi che vivono nel terreno. Questi vermi causano l’annerimento del fusto e bloccano la fioritura. Per sconfiggerli, si consiglia di rinvasare la pianta in un altro contenitore. Per gli afidi, invece, conviene spruzzare le foglie dell’orchidea con acqua e sapone. Le nebulizzazioni vanno effettuate in primavera. In caso di attacchi estesi, però, non rimane altra scelta che usare uno specifico insetticida.L’ortensia comprende diverse varietà di piante. Tra queste ricordiamo l’hydrangea ortensis, l’hydrangea paniculata, l’hydrangea quercifolia, l’hydrangea sargentiana e l’hydrangea arborescens. L’hydrangea ortensis, pianta parzialmente arbustiva, presenta fiori rosa dai petali molto piccoli. L’hydrangea paniculata è una varietà arbustiva con fiori bianchi e con un’altezza di circa sei metri. L’hydrangea quercifolia, specie arbustiva nana e non più alta di un metro, presenta sempre delle infiorescenze bianche. Quando questa pianta giunge a maturità, i suoi fiori tendono a diventare rosa. L’hydrangea sargentiana presenta, invece, sia fiori bianchi che rosa lilla. L’altezza della pianta raggiunge i tre metri. L’hydrangea arborescens, infine, presenta fiori bianchi e un portamento arbustivo. La scelta di una varietà rispetto a un’altra condiziona l’epoca di fioritura e gli eventuali interventi di potatura. Le esigenze colturali rimangono comunque simili per tutte le ortensie.

 L’ortensia è particolarmente apprezzata per la bellezza dei fiori. Questi ultimi sono riuniti in corimbi, ovvero gruppi di infiorescenze sferiche da cui sporgono dei petali variamente colorati. In realtà non si tratta di petali, ma dei sepali della pianta. Quelli che vanno verso l’esterno sono sempre sterili. La loro colorazione va dal bianco, al rosa, al lilla e al blu. I magnifici fiori dell’ortensia si sviluppano tra la primavera e l’estate. La pianta presenta anche dei fusti o steli alti e carnosi che portano ciascuno tre foglie verdi con forma lobata e margine dentato. L’ortensia si adatta a qualsiasi tipo di terreno, sia acido che alcalino. Il diverso grado di acidità del suolo può però condizionare il colore dei fiori. Nei terrei acidi, infatti, i fiori di ortensia tendono a diventare blu, mentre in quelli alcalini assumono una colorazione rosa. Il terriccio ideale per l’ortensia dovrebbe essere comunque mediamente acido, per non causare alla pianta il rischio di sviluppare una clorosi ferrica. Questa patologia si manifesta di solito nei terreni alcalini e troppo calcarei. Il calcare impedisce quasi sempre l’assorbimento del ferro da parte delle piante. La diversa colorazione dei fiori dipende invece da una reazione della pianta con l’alluminio presente nel suolo. Il terriccio ideale per l’ortensia può essere preparato con humus, foglie e sabbia. Questa miscela è adatta sia alla coltivazione in vaso che a quella in pieno campo.

Per fiorire, l’ortensia ha bisogno di un’esposizione illuminata. La pianta in vaso può essere esposta alla luce, non al sole diretto, durante le ore della mattina, e a mezz’ombra nel pomeriggio. In appartamento, la pianta va posta in una ambiente illuminato, ma mai al sole diretto. Sconsigliata invece la posizione all’ombra, che causa un blocco della fioritura. Da evitare anche il sole diretto, che causa il piegamento del fusto. La pianta può smettere di fiorire anche a causa di errate condizioni di umidità e temperatura, ecco perché non è consigliabile coltivarla al chiuso o in appartamento, dove le temperature elevate e l’umidità eccessiva possono causare gravi stress vegetativi. La temperatura ideale per l’ortensia deve essere fresca o mite, ma non elevata. In genere si consiglia di esporre la pianta a una temperatura non superiore ai diciotto gradi. Questa temperatura stimola la regolare comparsa dei fiori. L’ortensia va irrigata regolarmente durante il periodo vegetativo, periodo che coincide con la comparsa dei fiori. Visto che questi compaiono tra la primavera e l’estate, ne consegue che le annaffiature devono avvenire proprio durante queste stagioni. In genere, durante le irrigazioni, bisogna evitare gli eccessi e i ristagni idrici. Il substrato di coltivazione della pianta va mantenuto costantemente umido ma non inzuppato. L’acqua va spruzzata anche sulla chioma, ma senza esagerare ed evitando sempre gli eccessi. Questi ultimi, infatti, possono causare gravi malattie fungine. L’ortensia, come tutte le piante, ha bisogno di essere regolarmente concimata. La somministrazione del concime deve avvenire sempre durante la fioritura, dunque tra la primavera e l’estate. Per questa pianta si consigliano concimi liquidi per piante fiorite da somministrare con l’acqua di irrigazione. L’ortensia può comunque essere concimata anche con fertilizzanti organici. Visto che per fiorire la pianta consuma grandi quantità di potassio, i concimi ideali devono avere una quantità di potassio superiore all’azoto e al fosforo. L’ortensia è una pianta che non necessita di rinvaso. In effetti, l’ortensia va spostata, ma non da un vaso all’altro, bensì dal contenitore al pieno campo. Questa caratteristica della pianta dipende dalla sua eccessiva velocità di crescita. Le radici dell’ortensia si estendono talmente tanto che non sono in grado di restare sempre dentro un vaso. Quando si ci accorge dell’eccessiva crescita dell’ortensia, bisogna procedere al suo immediato trasferimento sul terreno del giardino. Lo spostamento da un vaso all’altro e, quindi, il rinvaso vero e proprio, va effettuato solo quando la pianta viene attaccata da vermi parassiti. Questi vermi si sconfiggono solo spostando la pianta in un nuovo vaso. L’ortensia è una pianta che non necessita di eccessive potature. Periodicamente vanno solo eliminati i rami secchi e i fiori appassiti. Questi interventi si effettuano a fine inverno nelle zone a clima rigido e dopo la fioritura nelle aree miti. Le ortensie rampicanti, invece, non vanno potate. Queste piante vano tagliate solo in caso di crescita eccessiva. Gli interventi drastici tendono però a bloccare la fioritura. Si consiglia dunque di agire sempre delicatamente e di asportare solo le parti non necessarie. Le ortensie coltivate in appartamento si potano a settembre. Dopo il sesto anno di età l’ortensia va potata nella parte basale per favorire la lignificazione del fusto e il passaggio della luce. Rami secchi e fiori appassiti si tagliano invece sopra la prima coppia di gemme. Attenzione a non tagliare i rami dell’anno. Questi rami, infatti, sono quelli da cui si svilupperanno i nuovi fiori. Rimuoverli significa rinviare la fioritura all’anno successivo. I rami produttivi dell’ortensia si riconoscono sempre per la presenza di una gemma apicale.L’ortensia si moltiplica per talea e per divisione delle radici. Il primo metodo consiste nel prelevare una porzione di ramo, la talea, dalla pianta madre. Questa porzione deve essere lunga circa dieci centimetri e deve essere privata delle foglioline basali. Il suo prelievo deve essere effettuato tra aprile ed ottobre. Dopo la pulizia, la talea va interrata in un contenitore riempito con terriccio organico e sabbia grossolana. La divisione delle radici, detta anche divisione dei cespi radicali, è quella che garantisce il miglior attecchimento delle nuove piantine.

L’ortensia è una pianta molto suscettibile agli errori colturali e agli attacchi di parassiti e malattie. Questi ultimi sono spesso la diretta conseguenza di esposizioni, annaffiature o concimazioni errate. Se la pianta mostra foglie di colore scuro che si piegano su se stesse vuol dire che ha bisogno di essere irrigata. Se le foglie ingialliscono potrebbe invece trattarsi di clorosi ferrica, una patologia causata da eccesso di calcare nel terreno o nell’acqua di irrigazione. In questo caso conviene irrigare con acqua distillata e priva di calcare. L’ortensia può anche subire gli attacchi di gravi patologie fungine, tra cui botrite ed oidio. Queste malattie si manifestano a causa di ristagni idrici ed eccesso di umidità. La botrite, chiamata anche muffa grigia, colpisce le foglie dell’ortensia e si manifesta con macchie di colore grigio. Anche l’oidio, detto mal bianco, colpisce le foglie ricoprendole con una sottile e al tempo stesso fitta coltre biancastra. L’ortensia è anche molto “apprezzata” dagli insetti parassiti, tra questi gli afidi e i nematodi. I primi, chiamati anche “pidocchi”, succhiano la linfa vegetale della pianta, i secondi, invece, sono dei vermi che vivono nel terreno. Questi vermi causano l’annerimento del fusto e bloccano la fioritura. Per sconfiggerli, si consiglia di rinvasare la pianta in un altro contenitore. Per gli afidi, invece, conviene spruzzare le foglie dell’orchidea con acqua e sapone. Le nebulizzazioni vanno effettuate in primavera. In caso di attacchi estesi, però, non rimane altra scelta che usare uno specifico insetticida.L’ortensia comprende diverse varietà di piante. Tra queste ricordiamo l’hydrangea ortensis, l’hydrangea paniculata, l’hydrangea quercifolia, l’hydrangea sargentiana e l’hydrangea arborescens. L’hydrangea ortensis, pianta parzialmente arbustiva, presenta fiori rosa dai petali molto piccoli. L’hydrangea paniculata è una varietà arbustiva con fiori bianchi e con un’altezza di circa sei metri. L’hydrangea quercifolia, specie arbustiva nana e non più alta di un metro, presenta sempre delle infiorescenze bianche. Quando questa pianta giunge a maturità, i suoi fiori tendono a diventare rosa. L’hydrangea sargentiana presenta, invece, sia fiori bianchi che rosa lilla. L’altezza della pianta raggiunge i tre metri. L’hydrangea arborescens, infine, presenta fiori bianchi e un portamento arbustivo. La scelta di una varietà rispetto a un’altra condiziona l’epoca di fioritura e gli eventuali interventi di potatura. Le esigenze colturali rimangono comunque simili per tutte le ortensie.

Ortensie significato

L’ortensia ha un significato legato a colui che portò il fiore per la prima volta in Europa, il notissimo naturalista Philibert Commenson. Lo studioso, di ritorno da un suo viaggio in Oriente, portò con sè questo fiore fino a quel momento del tutto sconosciuto in Occidente e decise di chiamarlo ortensia dal nome della donna che, però, era sposata con un suo caro amico e quindi non libera di poter ricambiare i suoi sentimenti. Da qui, probabilmente, l’accezione negativa che si attribuisce al fiore: come infatti Commenson intendeva allontanarsi dalla donna che lo faceva soffrire, così oggi rappresenta il distacco e l’abbandono in ambito sentimentale. Nonostante questo, però, l’ultima moda lanciata dai wedding planner è addobbare la chiesa con ortensie verdine, considerate molto trendy.
Cespuglio di ortensie colorate

Il significato dell’ortensia in base ai colori

Particolare del fiore dell'ortensiaIl significato dell’ortensia può però variare in base al colore del fiore. Mentre la variante bianca sta a simboleggiare un amore che sta nascendo oppure uno che era sopito ma che torna alla ribalta, l’ortensia dalle sfumature blu invece vuole dire che nonostante la persona amata sia capricciosissima e molto volubile, l’amore che nutriamo è di quelli profondi e costanti. Infine, c’è la variante dell’ortensia rosa: regalarne un mazzo ad una donna vuol dire dichiarare non solo il proprio amore ma anche ammettere che lei è l’unica donna della vostra vita. Contiene, inoltre, un invito neanche troppo implicito a godere delle gioie dell’amore. Va specificato che in natura il diverso colore dei petali deriva dalla composizione differente del terreno nel quale crescono quelle ortensie. L’ortensia tra mito e realtà

L’ortensia tra mito e realtà

Esemplare di ortensia rosaSe è vero che il nome ortensia deriva dalla sfortunatissima storia d’amore del naturalista Philibert Commerson, è pur vero che il nome latino del fiore è Hydrangea. Questo deriverebbe da Idra, il mostro della mitologia greca che veniva raffigurato con nove teste di serpente, che gli antichi reputavano essere simile al fiore dell’ortensia che ha quella corolla caratterizzata da una miriade di petali che ricordano la testa dell’Idra. Una volta arrivata in Occidente, il fiore – che è anche un nome proprio di donna – è stato scelto come simbolo di molte famiglie nobili che volevano simboleggiare in questo modo il loro distacco dal ‘volgarissimo popolo’: ad esempio, la famiglia Bonaparte assunse il fiore come simbolo della casata dandone il nome anche alla figlia di Giuseppina.

L’ortensia, seconda regina del giardino

Ingresso di abitazione con ortensie colorateL’ortensia è considerata la regina del giardino, ma sempre dopo la rosa che ne è la dea incontrastata. La radice del suo nome ha il significato letterale di ‘stare nell’orto’, come a volerne il diritto esclusivo – e da qui probabilmente il motivo del perché viene considerato il fiore della superbia. In un certo senso è anche il fiore dell’oblio e della dimenticanza: nell’antichità si realizzavano decotti e infusi con le sue radici che venivano serviti in occasione di funerali e matrimoni. In questo modo era possibile cadere in un torpore che potesse garantire quell’oblio e quel distacco dalla realtà per entrare in contatto con gli spiriti. Infine, sempre gli antichi – ma più di recente studiosi come Carl Peter Thunberg – attribuivano all’ortensia qualità diuretiche e depurative, ideali per riprendersi dopo una ‘sbronza’.

 

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