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Madonna della Neve, 5 agosto

Il nome

Il Comune deve il suo nome al castello cinto da mura che sorse nell’Alto Medioevo sulla sommità di un colle “Mons Fortis”

La storia

Monforte è di antichissima origine: infatti sono state rinvenute tracce di insediamenti risalenti al neolitico e frammenti d’epoca romana. Nel 1028, secondo gli storici Glabro e Landolfo Seniore, fu espugnato dagli armati inviati dall’Arcivescovo di Milano, Ariberto d’Intimiano, per soffocare l’eresia catara diffusasi in loco coinvolgendo gli stessi feudatari. Gli abitanti di Mons Fortis, fatti prigionieri, furono condotti a Milano e costretti a scegliere tra l’abiura e il rogo; la maggior parte, coerentemente con i propri principi, si lanciò tra le fiamme. Non è azzardato supporre che la presenza del nome Monforte nella toponomastica di Milano sia da ricollegarsi a questa vicenda.
Dopo alterne vicende, il paese divenne, nel XIII secolo, feudo dei marchesi Del Carretto, cui più tardi subentrarono i marchesi Scarampi del Cairo. Nel 1703 fu conquistato dalle truppe di casa Savoia e passò quindi definitivamente al regno di Piemonte e di Sardegna.

Il fulcro della composizione urbana è costituito dalla residenza dei marchesi Scarampi, situata a fianco della piazza in cui è stato ricavato l’Auditorium Horszowski e dalla quale si ergono la torre Campanaria e le due Confraternite di Santa Elisabetta e di Sant’Agostino.

Del primitivo castello di Monforte documentanto nel XI sec. non resta nulla. Sul sito del maniero precedente, Gravemente danneggiato nel 1703 dalle truppe savoiarde, che lo conquistarono, i signori del Carretto dopo il 1706 edificarono Palazzo Scarampi, passato allo Stato sabaudo nel 1726 con la cessione dei feudi imperiali e ristrutturato nel 1833

Piccolo anfiteatro, utilizzato come auditorium e intitolato al famoso pianista che vi tenne il concerto d’inaugurazione nell’estate 1986, l’Auditorium Horszowski ospita la rassegna musicale Monfortinjazz.

Scendendo lungo la “Via dei Catari”, si percorre l’attraversamento del sottopasso recante la data del 1622 su cui poggiava la navata detta “dei manichei” dell’antica chiesa di Santa Maria. Si oltrepassano l’arco e la porta medievale di accesso alla rocca e, scendendo per via del Carretto, è visibile una meridiana dipinta nel 1834. Visibile, anche, un tratto delle antiche mura all’incrocio con via de Magistris, (già via del Forno, o delle Case Bianche). Ritornati in via del Carretto, si supera, sulla destra, l’antica Piazza d’Assi, cosiddetta perché pavimentata con tavole di legno e dove, un tempo, vi si teneva il mercato.

L’Oratorio di Sant’Agostino e di San Bonifacio, in stile barocco, presenta una facciata in mattoni a vista, divisa in due ordini, ed è scandita da quattro paraste, poggianti su basamento. Sul portale in bronzo, realizzato nel 2014 dall’artista svizzero Marcel Mathys, sono raffigurati il Tetramorfo (simbolo dei quattro Evangelisti con l’angelo di Matteo, il leone di Marco, il bue di Luca e l’ aquila di Giovanni) e due Labirinti (rappresentazioni medievali del percorso di penitenza).

L‘Oratorio barocco di Santa Elisabetta è esternamente scandito ad ottagono e presenta una facciata intonacata nel 1827. Paraste marmorizzate ornano l’interno e una decorazione floreale impreziosisce la volta. Nella parete di fondo una profonda nicchia ospita l’altare dietro il quale un’importante cornice barocca racchiude la tela rappresentante S. Elisabetta.

La Torre Campanaria è l’ultima testimonianza, insieme ad un affresco quattrocentesco (ora nella cappella della Casa di Riposo), della chiesa parrocchiale di Santa Maria, già citata in un documento del 1223, e demolita nel secondo decennio del 1900. Il campanile, che ha subito molti rimaneggiamenti nel corso dei secoli, era in origine la torre quadrangolare di vedetta dei primi signori di Monforte, inglobata nella facciata della chiesa costruita successivamente. La parte terminale, cuspidata, presenta le caratteristiche tipiche del gotico. Durante i lavori di restauro è emersa, alla base, un’ampia nicchia con decorazioni barocche che fungeva da fonte battesimale.

Le Meridiane ancora visibili sono due: quella in via Del Carretto presenta, al centro, una clessidra alata e, in alto, la scritta “VELOCITER TRANSIT” seguita dal nome dell’autore “A. CHALLANCE FACIEBAT A.D. 1834”; l’altra, in via Vallada, sulla torre annessa al palazzo già Martina, porta in alto la scritta “Soles occidere et redire possunt nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una eterna dormenda” [Il sole può calare e ritornare per noi, quando la breve luce cade resta una eterna notte da dormire] (Catullo, Carme V).

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