Buone notizie – Sul Coronavirus, dal Post

È trascorso un mese dall’avvio delle riaperture decise dal governo, all’epoca accolte con qualche timore per eventuali peggioramenti della situazione in Italia dal punto di vista dell’epidemia. Le cose per ora sono andate come sperato con un calo significativo dei nuovi casi e un minore carico di lavoro per il sistema sanitario. È una bella notizia, sulla quale vale la pena soffermarsi.

Il grafico che vedete qui sotto mostra i nuovi casi positivi registrati ogni settimana, a partire da quella iniziata il 2 aprile scorso. La riduzione dei casi rilevati è evidente e diventa più marcata dalla fine di aprile. Nell’ultima settimana, i positivi rilevati sono stati 27.712, il 29,1 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. La quantità di nuovi contagi non era stata mai così bassa dallo scorso ottobre, così come quella dei decessi. I morti nell’ultima settimana sono stati 898, il 15,7 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. La quantità di decessi continua a essere marcata, ma iniziano a vedersi gli effetti delle vaccinazioni soprattutto nella fascia degli anziani e degli altri soggetti a rischio.

Per farsi un’idea della situazione nelle varie regioni basta osservare questo grafico che mostra l’incidenza settimanale e la variazione percentuale dell’incidenza rispetto alla precedente rilevazione. Dodici regioni hanno avuto un’incidenza inferiore a 50 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti. La Valle d’Aosta è stata la regione con l’incidenza più alta: 79 contagi settimanali ogni 100mila abitanti, mentre in Molise sono stati solo 13. Con questi dati non è escluso che molte regioni possano entrare in zona bianca, perché anche il numero di ricoveri negli ospedali è in dimunizione.
Negli ultimi sette giorni nessuna regione ha superato la soglia del 30 per cento dei posti letto in terapia intensiva occupati da malati di COVID-19 sul totale dei posti disponibili, altro segnale positivo: nell’ultima settimana ci sono stati 334 nuovi ingressi in questi reparti, il 35,3 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti.

Infine, dopo le difficoltà iniziali, ora la campagna vaccinale procede piuttosto speditamente, con alcune regioni che hanno abbassato la soglia di età per le prenotazioni a chi ha più di 30 anni. Sono state somministrate 21 milioni di prime dosi del vaccino contro il coronavirus e 10 milioni di persone hanno ricevuto la seconda dose. Più del 37 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose e più del 18 per cento ha completato il ciclo vaccinale.

Se la situazione continuerà a essere sotto controllo, entro metà giugno diverse regioni potrebbero passare in “area bianca”, dove non ci sono praticamente restrizioni. 

Area bianca
Dalla prossima settimana – lunedì 31 o martedì 1, non è ancora chiaro – tre regioni torneranno a essere in area bianca. Sono Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Molise, dove per tre settimane consecutive è stata registrata un’incidenza dei contagi da coronavirus inferiore ai 50 casi per 100mila abitanti. Tutte le altre regioni italiane rimarranno in area gialla, anche se buoni dati epidemiologici si stanno registrando anche altrove: se i contagi si manterranno in calo, il 7 giugno potrebbero diventare bianche Abruzzo, Liguria, Veneto e Umbria, e il 14 giugno potrebbe toccare a Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Emilia Romagna e Provincia di Trento. Dai 16 anni
Dal 3 giugno regioni e province autonome potranno somministrare i vaccini contro il coronavirus a tutte le persone dai 16 anni in su, senza dover più rispettare i precedenti criteri basati sulle fasce di età. Lo ha anticipato il Commissario per l’emergenza coronavirus, Francesco Figliuolo, in attesa che sia emessa una circolare in tema.

Figliuolo ha detto: «Andiamo verso il superamento delle fasce d’età con un occhio vigile sugli over 60. Abbiamo ottimi risultati sugli over 80, buoni sugli over 70 e solo soddisfacenti sugli over 60». È quindi importante che prosegua la vaccinazione di chi ha più di 60 anni, con iniziative da parte delle regioni per incentivarla.

Licenziamenti
Martedì è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto “Decreto Sostegni Bis”, il provvedimento del governo per finanziare le aziende e i lavoratori più interessati dalla pandemia. Negli ultimi giorni se ne era parlato molto perché il decreto avrebbero dovuto comprendere una misura sul blocco dei licenziamenti, inizialmente annunciata e poi ritirata dalla versione definitiva del testo.

Non c’è più la proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto, che terminerà quindi a fine giugno: in sostanza le aziende che dal primo luglio ricorreranno alla “cassa integrazione COVID” – uno dei principali strumenti adottati dal governo per attenuare le conseguenze economiche della pandemia – non saranno più soggette al divieto di licenziamento dei dipendenti, in vigore fin dall’inizio dell’epidemia per evitare che migliaia di persone rimanessero senza lavoro e retribuzione per via della crisi economica seguita alla pandemia.

A corto
La graduale ripresa delle economie mondiali dalla crisi causata dalla pandemia ha comportato un aumento della domanda di beni di ogni tipo. La circostanza, per quanto positiva, ha portato a una progressiva scarsità di materie prime, semilavorati e prodotti finiti che non si vedeva da molto tempo e che potrebbe durare ancora a lungo, con ripercussioni sui prezzi finali pagati dai consumatori. Manca un po’ di tutto.

Il fenomeno è abbastanza semplice da spiegare: generalmente, le società che producono beni materiali – che siano scarpe o smartphone – ordinano i componenti per produrre i loro beni in base a due fattori: la domanda attuale (cioè quanti ordini hanno già ricevuto) e quella che si aspettano per il futuro prossimo (cioè quanti ordini stimano di ricevere nei prossimi giorni, settimane o mesi, in base al settore).

L’aumento della domanda degli ultimi mesi e l’attesa di una sua crescita ulteriore in quelli a venire, quando si presume cadranno gran parte delle limitazioni imposte dai governi per contenere la pandemia, hanno portato molte imprese produttrici a comprare più materiali (semilavorati o materie prime) di quanti gliene servissero, per paura di rimanere a corto.
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 «Personalmente, è un po’ che sto a guardare, ma senza veramente riuscire a partecipare alle cose. Non so, c’è qualcosa che non mi torna. A differenza di molti altri, trovo che l’idea di ricominciare da dove c’eravamo interrotti non sia affatto così attraente; spesso mi sembra, semplicemente, impraticabile; talvolta, scema. È successo qualcosa, nel frattempo, e se dovessi dire perché me ne accorgo, non saprei farlo altrimenti che registrando una sensazione che non mi molla più: sembra tutto così vecchio. Tutto quello che ricominciamo sembra vecchio, è meno di quello che istintivamente mi aspetto, è in ritardo sui miei desideri.

Con la faccia di gente uscita dalle cantine dopo il tornado, ci siamo messi a riaprire un po’ tutto. Lo facciamo lentamente, imponendoci regole commoventi, come quelli che contano gli scalini quando tornano a casa dopo l’infarto. Noi adesso torniamo a casa alle 23 invece che alle 22.»Alessandro Baricco sul Post spiega i suoi Cinque anni in uno

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 Recovery
Tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea hanno completato i procedimenti parlamentari interni per accedere alle risorse che spettano loro nell’ambito del Next Generation EU, il piano di aiuti economici dell’Unione Europea per il rilancio dopo la pandemia, più spesso chiamato Recovery Fund. Ogni parlamento doveva ratificare la cosiddetta “decisione sulle risorse proprie”: cioè la legge chiesta dall’Unione Europea agli stati per aumentare i contributi nazionali al bilancio europeo e avere le garanzie economiche per ottenere sui mercati finanziari il prestito dei circa 750 miliardi di euro previsti dal piano. Olimpiadi
Dopo gli appelli di molti esperti e numerose proteste popolari, il quotidiano Asahi Shimbun è stato il primo grande media giapponese a schierarsi apertamente contro le Olimpiadi di Tokyo – in programma quest’estate dal 23 luglio al 7 agosto – scrivendo in un editoriale: «Chiediamo al primo ministro Suga di esaminare in modo calmo e oggettivo le circostanze e poi annullare i Giochi olimpici questa estate».

L’Asahi Shimbun è il secondo quotidiano più letto in Giappone e la sua edizione della mattina ha una diffusione di 5,6 milioni di copie, secondo i dati messi a disposizione dal giornale stesso. È anche uno dei partner ufficiali dei Giochi olimpici di Tokyo 2020. È un giornale che viene descritto come vicino alle idee dei liberali di sinistra ed è spesso critico nei confronti del partito al governo, il Partito Liberal Democratico, conservatore, di cui fa parte anche l’attuale primo ministro Yoshihide Suga.

Facebook
Facebook non bloccherà più la pubblicazione di post nei quali si dice che il coronavirus abbia avuto origini umane. Il divieto era stato introdotto lo scorso febbraio con l’obiettivo di limitare la diffusione di teorie del complotto sul coronavirus e sui vaccini, ma è stato eliminato «alla luce delle indagini in corso sull’origine della COVID-19 e dopo aver consultato esperti di sanità pubblica».

Facebook ha comunque detto che continuerà a lavorare con gli esperti per aggiornare i propri regolamenti sulla base dell’evoluzione della pandemia e delle nuove prove che emergeranno. A oggi non ci sono prove convincenti per sostenere che il coronavirus sia sfuggito a un laboratorio, ma nelle ultime settimane sono stati sollevati nuovi dubbi e avviate nuove indagini.

Misteriosa offerta
In Francia alcuni influencer e youtuber hanno segnalato di avere ricevuto proposte per screditare il vaccino di Pfizer-BioNTech contro il coronavirus, in cambio di denaro. I coinvolti hanno detto di avere ricevuto le email da un’agenzia di comunicazione che sostiene di essere del Regno Unito, ma alcune verifiche sembrano invece ricondurre l’origine dell’iniziativa alla Russia, che da mesi sta promuovendo il proprio vaccino Sputnik V in diverse aree del mondo.

Leo Grasset, che si occupa di divulgazione scientifica sul proprio canale YouTube con quasi 1,2 milioni di iscritti, è stato tra i primi a segnalare la strana email ricevuta e a svelarne i contenuti: faceva riferimento a un «budget gigantesco» per la campagna e chiedeva che l’agenzia committente rimanesse nell’anonimato, e che nel video non fosse dichiarata la sponsorizzazione.

Dopo avere ricevuto l’email, Grasset ha provato a fare qualche verifica, scoprendo che l’agenzia non ha sede a Londra e che forse non esiste nemmeno nei termini in cui si era promossa nel messaggio: «Non ha mai avuto una sede lì, dove in realtà c’è un centro per la chirurgia laser. Tutto lo staff ha strani profili su LinkedIn». Quando la notizia è iniziata a circolare, i profili su LinkedIn sono spariti
Una donna ordina medicine in una farmacia attraverso un telo di plastica (AP Photo/Sakchai Lalit)
«No.»
Il primo ministro britannico Boris Johnson sta attraversando un periodo piuttosto complicato a causa delle accuse sulla cattiva gestione della pandemia da coronavirus ricevute dal suo ex collaboratore Dominic Cummings. Mercoledì, durante un’interrogazione parlamentare durata 7 ore, Cummings ha criticato estesamente l’atteggiamento di Johnson e l’operato del suo governo durante l’epidemia, descrivendo una situazione di caos totale che secondo lui avrebbe portato a decine di migliaia di morti che si sarebbero potute evitare prendendo decisioni diverse.

Quando gli è stato chiesto se Johnson fosse la persona capace e adatta a guidare il Regno Unito durante la pandemia, Cummings ha risposto con un convinto: «No».

Germi
A parte un’attenzione probabilmente eccessiva dedicata globalmente alle pratiche di igienizzazione, sono emerse nelle ultime settimane altre considerazioni preoccupate riguardo agli effetti a lungo termine sulla mutata esposizione ai microbi a causa dell’isolamento e delle altre misure di sicurezza, dei nuovi stili di vita e della sterilizzazione costante di corpi e spazi. Gli scienziati che si occupano di biologia molecolare e patrimonio genetico si riferiscono da anni ai microrganismi ospitati da ogni essere umano (microbiota umano) e ai geni che l’insieme di quei microrganismi esprime (microbioma) come a un “secondo genoma”: importante almeno quanto il primo – quello ereditato dai genitori – nel determinare gli stati di salute o di malattia nell’individuo.

L’idea alla base di questi recenti studi scientifici è che ciascuno di noi sia una sorta di sofisticato “contenitore” di comunità microbiche – trilioni e trilioni di germi – che interagiscono tra loro. Alcuni esperti temono ora che molte delle misure introdotte e sostenute durante la pandemia – oltre a un uso disinvolto e talvolta inappropriato di farmaci antibiotici – possano a lungo andare indebolire il microbiota e rivelarsi controproducenti. Insomma, anche i germi fanno cose buone.

Workshop
A proposito di cose buone: dopo la rivista/libro e un nuovo podcast ne combiniamo un’altra.

Insieme alle amiche e agli amici della Fondazione Peccioliper a luglio 2021 il Post organizza un workshop di giornalismo a Peccioli, in provincia di Pisa. Ospiteremo 20 partecipanti con meno di 30 anni, scelti tra chi avrà inviato la propria candidatura entro il 4 giugno. Il workshop è completamente gratuito compresa la sistemazione negli spazi messi a disposizione della Fondazione. Si terrà dal 12 al 18 luglio, qui trovate altri dettagli su come presentare le candidature

Noi ci sentiamo come sempre martedì prossimo, nel frattempo grazie a chi ci scrive complimenti, critiche e suggerimenti, e naturalmente a chi si abbona facendo sì che il Post resti gratuito per tutti. 

Buon fine settimana, ciao!

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