Capua è la 24^ tappa del “Tour per la sicurezza sul lavoro” dell’ANMIL

di Paolo Pozzuoli

Capua è la 24^ tappa del “tour per la sicurezza sul lavoro”, lungo 4.000 Km., che tocca le città (41) che negli ultimi anni hanno vissuto le morti dei lavoratori sui luoghi ove prestavano la loro opera e le drammatiche sorti dei familiari. Il tour, organizzato dall’Anmil e patrocinato dal Senato della Repubblica, dall’Anci, dalla Rai, dall’Ansa, è finalizzato a sensibilizzare tutti, proprio tutti, sia cittadini che residenti in Italia, sul tema concernente e la prevenzione degli infortuni sul lavoro e i rischi che, per la mancata attuazione delle norme di prevenzione, incidendo in modo deleterio ed altamente esponenziale sulla sicurezza, finiscono per  toccare tragicamente tutti indistintamente i lavoratori che, nel quotidiano, sono impegnati nelle mansioni lavorative di pertinenza. “La sicurezza sul lavoro è un bene non solo della comunità ma anche e soprattutto benessere comune” – ha sottolineato il presidente nazionale dell’Anmil, Franco Bettoni – che, continuando, ha aggiunto: “ci sentiamo tutti responsabili per ogni lavoratore che subisce un infortunio o che muore sul luogo di lavoro”.  È  il caso di aggiungere: parlare di meno e cominciare a fare qualcosa di concreto. Non c’è stato, infatti, un convegno, un incontro in cui non si è detto, sostenuto e ribadito che l’attuazione di norme atte a prevenire sia gli infortuni sul lavoro che le malattie professionali non rappresenta, non è affatto un costo aggiuntivo per i datori di lavoro ma, a ben analizzare, si traduce in un beneficio economico e in un minor aggravio di spese sulla società. Inutile cospargersi il capo di cenere di fronte all’ennesimo infortunio grave o mortale che sia, cercare le cause che hanno determinato l’evento, avviare inchieste, individuare i colpevoli, seguire i lunghi e articolati processi, aspettare le sentenze che – ci bombardano – vanno accettate e non commentate, ed ottenere indennizzi. Magari bastassero a lavare le coscienze e/o a lenire il dolore. Insomma, è rimasta fine a se stessa – in embrione e/o soltanto una speranzosa attesa – l’idea accarezzata dal prof. Giovanni Grieco, illustre clinico partenopeo, di concretizzare l’uscita di scena dei giudici del lavoro per la mancanza degli infortuni sul lavoro. Se, dunque, vogliamo per davvero voltare pagina, cominciamo da subito ad evidenziare eventuali carenze di applicazione delle norme di sicurezza e di prevenzione sui luoghi di lavoro e a pretendere che le stesse vengano sanate ‘ad horas’. Intanto, apprestiamoci  ad accogliere con affetto sincero e con la dovuta emozione Bruno Galvani, ricco di una storia incredibile, leader della categoria, Presidente della Fondazione ANMIL “Sosteniamoli subito” , ambasciatore dell’Anmil. Concludendo, intendiamo rammentare che: a) non bisogna fare discriminazione alcuna fra i caduti sui luoghi di lavoro relativamente alla categoria di appartenenza e/o serie diversa, a seconda dell’importanza o meno delle città in cui gli eventi si sono verificati, oppure in base allo spessore del nome delle aziende alle cui dipendenze operavano; b) è indelicato, irriverente, a nostro modesto parere, ignorare i morti di un passato remoto (in proposito, ci sia permesso annotare – l’abbiamo tempo addietro manifestato al presidente Anmil di Caserta, cav. Aldo De Biase – che una tappa andava fatta anche a Mignano Montelungo, località Cannavinelle, dove  il 25 marzo del 1952, a seguito del crollo della realizzanda galleria, perirono 42 lavoratori (… e, purtroppo, sulla lapide in ricordo registrammo un nome in meno … poi aggiunto con caratteri diversi dagli altri).

Paolo Pozzuoli

 

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