C’è del marcio in Danimarca?

C’è del marcio in Danimarca, pardon <un lapsus freudiano> volevamo dire <in Italia>? Un interrogativo artato per significare lo stato di degrado e di abbandono  in cui si dibatte la nostra amata Penisola, in mano a improvvisati politici con maschera da statisti, che stanno mettendo a ferro e fuoco la nostra economia con le loro azioni truffaldine, senza alcun ritegno o ravvedimento di sorta!

Un susseguirsi ininterrotto di azioni criminali, dal peculato alla concussione, inondano la cronaca di tutti i giorni con un crescendo spaventoso, da far inorridire anche il più pacato degli esseri.

Non a caso avevamo tirato in ballo Shakespeare e il suo <Amleto> dal quale avevamo estrapolato la frase, per significare tutto il nostro disappunto per la corruttela diffusa: una ragnatela del malaffare che sta contagiando l’intera Italia.

Ci fanno sorridere le levate di scudi dei cosiddetti garantisti di fronte alle giuste esternazioni del giudice Davigo e l’eclissi della questione morale.

Ormai è universalmente consacrato che la politica è divenuta una lobby d’affari: ne sono appendici importanti il clientelismo, conflitto d’interessi, corruzione e tante altre forme di malaffare.

Tutto  ciò è di stringente attualità e non può essere sottaciuto e quindi quanto detto dall’ex Pool Mani Pulite, è una verità sacrosanta e non può essere considerata un reperto archeologico.

Non riusciamo a capacitarci come in Italia, un politico con forti indizi di colpevolezza, continui ad esercitare il proprio mandato, misconoscendo il termine <dimissioni>, come logica conseguenza di un incidente di percorso.

Ci si trincera sotto la voce <giustizialismo>, facendone un uso abbastanza cinico, ossia stigmatizzare come un’autentica invasione di campo quella della Magistratura nel mondo della Politica, d’altronde rimarcato anche dal Premier che rilevava come <gli ultimi 25 anni sono state pagine di barbarie giustizialiste>.

Come se tutte le <intemperanze> della Politica, e usiamo un eufemismo, avvenute in quegli anni fossero delle semplici disattenzioni non degne di nota e quindi non perseguibili.

Si sta assistendo a uno scontro di poteri inedito, cioè tra quello Esecutivo che mal sopporta la logica manettara dei Magistrati, perché ritiene siano mossi da uno spirito di rivalsa; e quello Giudiziario che ritiene di svolgere le proprie mansioni al meglio, rispettando i canoni della legge senza stravolgerla!

Gli attacchi sulla politicizzazione della Magistratura sono puramente strumentali e concorrono a destabilizzare un Organo vitale dello Stato di diritto e necessario per la sua sopravvivenza.

Considerare la legalità un optional è un goffo tentativo delle consorterie massoniche per sovvertire l’assetto costituzionale del nostro Paese.

Strane analogie su quanto stia accadendo, riportano alla mente spettri del passato che preferiamo, naturalmente, esorcizzare, tenendo bene a mente che bisogna essere vigili e non abbassare la guardia: è un lusso che non ci possiamo proprio permettere!

Un plauso sconfinato va, comunque, al Dr. Davigo che, con coraggio, ha saputo riproporre, rispolverare una questione che da sempre era stata seppellita sotto la coltre del silenzio!

O tempora, o mores!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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