Chi viene vaccinato e con cosa – Sul Coronavirus, dal Post

Questa settimana l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha concluso che è “possibile” un legame tra alcuni casi estremamente rari di problemi circolatori (trombosi) e la vaccinazione con AstraZeneca. L’EMA ha comunque ribadito che in generale i benefici offerti dal vaccino continuano a superare gli eventuali rischi derivanti dalla sua somministrazione, specialmente se confrontati con quelli molto più alti della COVID-19.

La valutazione dell’EMA ha spinto diversi paesi a rivedere le modalità di somministrazione del vaccino di AstraZeneca, scegliendo di destinarlo a chi ha più di 60 anni perché, secondo i dati finora raccolti, a minor rischio di soffrire di eventuali trombosi. Tra questi paesi c’è anche l’Italia e la decisione ha portato a qualche confusione su quali vaccini possano essere somministrati e a chi.

Proviamo a fare rapidamente un po’ di ordine.

Il piano vaccinale ha previsto che finora fossero vaccinate in via preferenziale le persone con più di 80 anni, i soggetti più a rischio di ammalarsi e il personale sanitario, della scuola, dell’esercito e delle forze dell’ordine. A seguire tocca a chi ha meno di 70 anni e poi a chi ne ha almeno 60. 

La maggior parte delle somministrazioni sono state svolte finora con i vaccini di Pfizer-BioNTech e di Moderna, raccomandati agli over 80 e ai soggetti più deboli. Le altre categorie sono state vaccinate anche con AstraZeneca, seppure con qualche limitazione perché all’inizio l’uso del vaccino era sconsigliato oltre una certa età, in attesa di dati più chiari sulla sua efficacia poi arrivati.

Fino a questa settimana, l’uso del vaccino di AstraZeneca era raccomandato dai 18 anni in su, poi ci sono stati i problemi che conosciamo, le valutazioni dell’EMA che vi raccontavamo prima e la scelta di sconsigliarne l’uso al di sotto dei 60 anni

Chi ha già ricevuto la prima dose del vaccino di AstraZeneca, e ha meno di 60 anni, potrà ricevere anche la seconda a patto che nelle due settimane dopo la prima iniezione non avesse manifestato qualche problema circolatorio. La seconda dose viene somministrata a 12 settimane di distanza dalla prima, e finora in Italia l’hanno ricevuta meno di 2mila persone. In generale, non sono stati riscontrati problemi riconducibili a trombosi con la somministrazione della seconda dose, ha spiegato l’Istituto Superiore di Sanità.

In estrema sintesi: AstraZeneca sarà somministrato preferibilmente a chi ha più di 60 anni, mentre i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna potranno essere somministrati anche ai più giovani, una volta che sarà completata la vaccinazione dei più anziani e dei soggetti più a rischio. Nelle prossime settimane dovrebbe arrivare anche il vaccino di Johnson & Johnson, ma non è ancora chiaro con quali modalità sarà adottato nella campagna vaccinale.

In lista
Da ieri sera si discute di una frase del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che durante una conferenza stampa ha detto: “Uno, un po’ come dire banalizzando, dovrebbe dire: smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, smettetela di vaccinare i giovani, i ragazzi, gli psicologi di 35 anni perché sono operatori sanitari anche loro, queste platee di operatori sanitari che si allargano in questo modo [includendo anche chi] non è in prima linea. Ma con che coscienza un giovane o comunque uno che non è compreso nelle prenotazioni salta la lista e si fa vaccinare?”. 

In molti hanno fatto notare che le creazione delle liste spetta alle ASL e alle Regioni, non derivando quindi da una scelta dei singoli che vengono poi chiamati per la vaccinazione. È però vero che si sono verificati diversi casi in cui persone con mansioni non essenziali o poco a rischio siano state vaccinate prima di altre. Il problema è in parte strutturale e in parte dei singoli, insomma.
 

La settimana
Nell’ultima settimana si è rilevata una sensibile riduzione dei nuovi casi positivi, anche a causa del fatto che durante le feste di Pasqua sono stati eseguiti meno test (e questo complica un poco l’analisi dell’andamento dei contagi). I casi positivi rilevati sono stati 110.534 a fronte dei 142.692 della settimana precedente, mentre i decessi sono stati 3.014 con un lieve calo rispetto ai 3.048 della scorsa settimana. 

Come nei sette giorni precedenti, anche nell’ultima settimana la regione con la più alta incidenza di decessi sulla popolazione è stata il Friuli Venezia Giulia, con 10,8 morti ogni 100mila abitanti, un dato in crescita rispetto ai 10,1 morti ogni 100mila abitanti dell’ultimo monitoraggio.

L’incidenza è stata alta anche in Valle d’Aosta, 7,2 decessi ogni 100mila abitanti, in Emilia-Romagna, Lombardia, Marche e Puglia. La Sardegna è stata la regione con l’incidenza più bassa: un morto ogni 100mila abitanti.

Come la scorsa settimana, sono ancora 14 le regioni che superano la soglia del 30 per cento dei posti letto in terapia intensiva occupati da malati di COVID-19 sul totale dei posti disponibili. Il tasso è calato di poco in Lombardia, passata dal 60,7 al 58,6 per cento, mentre è continuato a rimanere piuttosto alto in Piemonte, dove il 55,1 per cento dei posti letto nelle terapie intensive è occupato da malati di COVID-19.

Qui trovate tutti gli altri dati, compresi quelli sulle vaccinazioni in ogni Regione.

Tutti
In questi giorni a Ischia, Capri e Procida, le tre isole principali dell’arcipelago campano, è in fase di avvio la campagna di vaccinazione di massa per proteggere tutti gli abitanti nel più breve tempo possibile, nel tentativo di limitare gli effetti dell’epidemia sulla stagione turistica. La somministrazione a tutta la popolazione è possibile grazie a un accordo speciale con la Regione Campania, che garantirà le dosi per tutti senza dover seguire i criteri delle fasce d’età, come previsto dal piano vaccinale nazionale. L’idea non è piaciuta proprio a tutti.

Scuole
Come vi avevamo anticipato, mercoledì 7 aprile hanno riaperto molte scuole in tutta Italia. La riapertura delle scuole in presenza varia però a seconda del colore delle regioni, ovvero della fascia di rischio epidemiologico.

Le scuole hanno riaperto per le lezioni in presenza fino alla prima media in tutta Italia, sia nelle regioni in area rossa sia in quelle in area arancione (fino al 30 aprile le aree gialle sono considerate aree arancioni): sono quindi tornati in classe tutti gli alunni dei nidi, delle scuole materne ed elementari e di prima media.

Nelle aree rosse dalla seconda media in poi tutte le lezioni si svolgono a distanza, mentre nelle regioni in area arancione le scuole aprono per la didattica in presenza per tutti gli alunni fino alla terza media. Sempre nelle regioni in area arancione le scuole superiori devono garantire la didattica in presenza ad almeno il 50 per cento dei propri alunni, fino a un massimo del 75 per cento.

Colori
A proposito di aree e colori: sono in fase di definizione e la maggior parte delle Regioni dovrebbe passare in area arancione. Troverete tutti gli aggiornamenti sul Post, come sempre non appena ci saranno notizie ufficiali.

Le vaccinazioni degli altri
Dopo un avvio piuttosto deludente in termini di dosi disponibili e somministrate, in Europa il ritmo di vaccinazioni è aumentato in diversi paesi, anche se rimangono ancora ampi margini di miglioramento.

Nel Regno Unito il 46 per cento della popolazione ha ricevuto la prima dose del vaccino, ma solo l’8 per cento ha completato la vaccinazione, perché il governo ha preferito privilegiare la somministrazione della prima dose a più persone possibili. La combinazione tra la protezione del vaccino dopo la prima dose e le severe misure restrittive ha contribuito a far calare drasticamente i contagi e i ricoverati in terapia intensiva rispetto all’inizio dell’anno.

In Germania il 12,6 per cento degli abitanti ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino e solo al 5,4 per cento è stato somministrato anche il richiamo. In Francia al momento il 13,7 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 4,6 per cento degli abitanti ha completato il ciclo vaccinale. In Spagna il 13,1 per cento degli abitanti ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino. Qui trovate gli altri dati, paese per paese.
Persone che non lavorano a causa del coronavirus in coda per ricevere aiuti in denaro (Ezra Acayan/Getty Images)

Quattro cose dal mondo
🇬🇧 Nel Regno Unito è iniziata la somministrazione di Moderna, il terzo vaccino autorizzato nel paese.
🇷🇺 La Russia ha chiesto alla Slovacchia di restituire le sue dosi del vaccino Sputnik V, dopo che l’ente slovacco che regola i farmaci aveva definito diverse le dosi ricevute rispetto a quelle esaminate internazionalmente, e di non avere abbastanza dati per stabilire rischi e benefici del vaccino.
🇰🇵 Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha paragonato la crisi economica che sta attraversando la Corea del Nord a quella provocata dalla terribile carestia che colpì il paese negli anni Novanta, e che uccise centinaia di migliaia di persone: c’entrano le sanzioni internazionali, la pandemia e non solo.
🗺 Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2021 l’economia mondiale crescerà del 6 per cento.

Mente
Un nuovo studio ha rilevato come entro sei mesi da una diagnosi di COVID-19 un paziente su tre abbia avuto problemi psichiatrici o neurologici, di diversa entità. Nella maggior parte dei casi si è trattato di problemi di umore e comportamentali, ma è stato anche rilevato un lieve aumento nell’incidenza di effetti più gravi come ictus e forme di demenza. Seppure da valutare con cautela, questa nuova ricerca offre qualche evidenza più solida sugli effetti del coronavirus sul cervello e il sistema nervoso rispetto alle analisi pubblicate finora e basate su un numero limitato di pazienti.

C’è del pass in Danimarca
Martedì 6 aprile il governo danese ha iniziato a rimuovere alcune limitazioni e ad applicare un piano di nuove riaperture ogni due settimane. È inoltre entrato in vigore il cosiddetto “corona pass”, una certificazione – tramite applicazione o su carta – che consente di entrare in alcuni negozi e fare attività precluse a tutti gli altri. La certificazione si può ottenere se si sono ricevute entrambe le dosi del vaccino, se si ha un risultato negativo di un tampone effettuato nelle precedenti 72 ore, o se si è già contratto il coronavirus: in quest’ultimo caso il pass è valido dopo 2 settimane dalla negatività e per altre 10 settimane. Da come andranno le cose in Danimarca potremo capire meglio se questa storia dei pass sia una buona idea, come spera l’Unione Europea.

Vi lasciamo con una lettura per il weekend per svagarvi dalla pandemia: è da far girare la testa e non vi lascerà molte certezze.
Noi ci sentiamo martedì prossimo, riempite il weekend di sogni lucidi. Ciao!

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