Chiusa la Libreria di Nicola Partipilo

Giorni fa un gruppo di papà e mamme con in mano la lista dei libri scolastici da acquistare per i loro figli, fermi davanti alle vetrine che illuminavano la Libreria di Nicola Partipilo, in viale Tunisia, si dicevano sorpresi e amareggiati di trovarla chiusa. Qualcuno di loro sbirciava attraverso i vetri e commentava: “Tutti gli scaffali sono vuoti, da nessuna parte c’è l’ombra di un volume. Per terra una copertina testimonia forse un saluto o è caduta durante lo sfollamento”. La delusione era evidente. Chi mai avrebbe pensato che un giorno il vecchio librario avrebbe ceduto ai condizionamenti. Gli altri anni i clienti facevano una fila che occupava parte del marciapiede. “Un’altra libreria ha dovuto evacuare. Una libreria importante come questa. Le piccole librerie si rifornivano qui dalla Partipilo; c’era chi faceva qualche tratto di strada in più, ma i testi doveva venire a prenderli in viale Tunisia. Non tanto per abitudine quanto per affetto”.

  E’ noto e apprezzato in tutta Milano Il nome del titolare, un barese dalle eccezionali doti umane, che aveva cominciato come fattorino in un altro negozio, che mandava i testi anche a domicilio; e a portarli era lui, in sella a una bicicletta.  E tra una consegna e l’altra imparava le vie e tutto quello che contenevano. Era svelto, appassionato, curioso, premuroso, e così è rimasto con il passare degli anni. La libreria di viale Tunisia era un luogo d’incontri: tra l’altro ci si poteva sedere su una poltrona di vimini e sorbire il caffè, mentre i commessi prelevavano il libro e lo impacchettavano.

  Vi si poteva incontrare lo scrittore Carlo Castellaneta (“autore del “Dizionario di Milano”, “Viaggio col padre”, “Tracce dell’anima”, di vari volumi con la Celip, casa editrice dello stesso Pattipilo…); lo storico Guido Lopez (“Milano in mano”, “Navigliando”…); i maestri del giornalismo Gianni Brera ed Enzo Biagi; l’architetto Empio Malara, con anni di militanza in favore della riapertura dei navigli e scrittore; mezzibusti della televisione, tra i quali Andrea Bosco, anch’egli autore della Celip; Mario De Biasi, che con la Celip ha pubblicato volumi di immagini spettacolari, già fotografo giramondo per il settimanale “Epoca”; il veneziano Fulvio Roiter, grande artista del “clic”, che quando puntava la macchina fotografica tirava fuori l’anima del soggetto, e per coglierlo dal punto di vista voluto  per il libro sui cortili fece – a detta dello stesso Nicola – imprese rocambolesche sul Naviglio Grande. “In alcuni momenti ho temuto di vederlo cadere in acqua”.

   Tanti illustri personaggi frequentavano dunque questa libreria con oltre sessant’anni di vita. Una libreria storica. Come storica è la bottega di Giuseppe Rossicone, che della Partipilo parlava con rispetto ed entusiasmo. E storico il Bar Magenta, data di nascita 1907, quando a Milano circolavano centinaia, migliaia di carrozze. Storico il Cinema Centrale, stessa età del primo, sede nella bramantesca Casa se’ Grifi, sorta del 1480. Storica la Finart, fondata il primo luglio del 1957. E storica l’Osteria del Giardinetto, di via Tortona, che emise i primi profumi nel 1949. E la Fornace Curti, che ha percorso diversi secoli prima di arrivare in via Walter Tobagi, nei pressi del Naviglio Grande e della chiesa di Santa Rita.

   Milano spesso perde pezzi. Non si contano le librerie che hanno spento le luci. All’ospedale di Niguarda per esempio la Mondadori, in questi giorni sostituita da Giunti. Le librerie sono luoghi di cultura e andrebbero tutelate dagli affitti esosi e dai colossi che fanno piazza pulita. Partipilo ce l’ha messa tutta, ma alla fine ogni sforzo, ogni sacrificio, ogni impegno è naufragato come un bastimento contro gli scogli. Ed è andato a dare una mano ai figli Andrea e Marco nell’altra sua libreria, in via Soderini, dalle parti di via Lorenteggio, anche quella molto ben frequentata. Anni fa, una signora ottantenne, bassa, carina, pelle come i petali di una rosa, occhiali spessi, tunica scura, mi raccontò che Partipilo sull’insegna aveva fatto sistemare un faro che dava luce all’isolato e i vigli urbani lo multarono perché irregolare.

   Lui è fatto così: la sua libreria deve splendere, deve piacere a chi entra. I locali di viale Tunisia erano stati rimessi a nuovo, con belle idee architettoniche. Il suo ufficio era su una specie di plancia, con passaggi lungo la parte superiore degli scaffali. Un posto di prestigio era riservato ai libri su Milano e la Lombardia pubblicati dalla sua casa editrice (le Cascine, i Cortili, le voci oggi scomparse, dal caldarrostaio al venditore di rane, “quel ch’el ciappa e ‘l vend”, i Navigli, le vecchie stradine, come la Bigli, in cui abitò Eugenio Montale e tenne il suo salotto la contessa Clara Maffei, famosissima nel Risorgimento; via Morone, che sbocca in quella bellissima piazza Belgioioso, che su un lato confina con il palazzo del l’autore de “I Promessi Sposi”, in cui si conserva intatta la camera da letto dello scrittore…).

   La libreria Partipilo era la mia meta preferita. Se dovevo andare a fare quattro passi in Galleria, passavo da Nicola, che m’invitava a bere un bitter al bar di fronte; e così se avevo un appuntamento con Francesco Lenoci nel suo studio alla Terrazza Martina, le cui finestre danno su piazza Duomo. Ci andavo quando un mese prima di Natale usciva uno di quei libri della Celip che attraverso i testi, autorevoli, e le foto, meravigliose, invogliavano il lettore ad un viaggio verso le bellezze della Lombardia. E ogni volta incontravo un personaggio.

   In questo tempio conobbi Annibale del Mare, il giornalista che nel ’43 pubblicò un articolo su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, in cui annunciava il ritorno della libertà di stampa. V’incontrai più volte lo storico Guido Lopez, che ha raccontato Milano in pagine numerose e intense, ed è intervenuto in tutte le presentazioni dei volumi della Celip: nella Basilica di Sant’Ambrogio, alla Società del Giardino, nella Galleria “Prospettive d’arte” di Mimmo Dabbrescia (moderatore Piero Colaprico di “Repubblica” e tra i relatori Don Lurio, che proprio in quei giorni aveva lì una sua mostra si quadri) in via Carlo Torre; a Mantova, nella biblioteca di Cernusco sul Naviglio; nella stessa libreria di viale Tunisia, dove le televisioni lombarde intervistavano gli autori delle perle della Celip. Incontrai anche un ingegnere, di cui non ricordo il nome, che quando viaggiava anziché cartoline inviava ad amici e parenti acquarelli, ispiratigli dai paesaggi che visitava.

   Mario De Biasi era di casa. Un giorno, per ringraziarmi di una recensione improvvisò un disegno che raffigurava il sole e me lo regalò con tanto di dedica. Era anche un ottimo disegnatore. Da Partipilo, soltanto Nicola per gli amici, si trovava tra l’altro cortesia, disponibilità, sagacia. Se un cliente cercava un libro che non c’era e non c’era neanche un’edizione diversa lo si procurava in un giorno o due. Ogni tanto allietava l’ambiente il suono di uno dei “carillon” sistemati su una pila di libri o su uno scaffale. A Natale non mancava un presepe originale, artistico, di cui non riuscivo a capire la provenienza, e più di un Babbo Natale semovente di diverse dimensioni. Nicola confidava che nel suo negozio l’avventore doveva sentire aria di casa. La libreria era la sua passione, la sua gioia, la sua speranza che continuasse con i suoi ragazzi. Credo che abbia pianto quando è stato costretto a dare l’ultima mandata alla porta. Allora ha perduto il suo mondo, che aveva creato tanti anni fa, subito dopo aver smesso i panni di fattorino. Già allora covava l’idea di mettere su, oltre alla libreria, la casa editrice, la Celip, che avrebbe offerto ai milanesi volumi eleganti e preziosi per l’autorevolezza dei contenuti.

   Cominciò con “Milano Venticinque secoli di storia attraverso i suoi personaggi“, Illustrato a “Prospettive d’arte” da nomi famosi, tra cui Don Lurio (ballerino, coreografo, cantante, presentatore, “star” di Raiuno (“Giardino d’inverno” con le Kessler, “Studio Uno…), al secolo Donald Benjamin Lurio, di New York, che aveva una mostra in corso proprio in queste sale, Lopez, Colaprico, il campione di calcio Giovanni Lodetti… Presente, fra tanti altri, Annibale del Mare, che, nato a Savona, visse tanti anni nel capoluogo pugliese, per poi trasferirsi a Milano, città che gli piaceva molto. “E’ una città bella, discreta – dice Nicola – Ricordo Guido Piovene: ‘Chi la percorre con amore, vede come persistono nonostante le offese i suoi motivi antichi’. Quando ero incaricato della consegna a domicilio dei libri, pedalando in corso Venezia, rimanevo affascinato dai suoi palazzi. Così in via Borgonuovo, dove abitava il poeta Raffele Carrieri, tuo compaesano; e in via Durini. Questa Milano ho voluto “raccogliere” nei libri editi da me”. Adesso Nicola Partipilo, uomo indomabile, dalle mille iniziative, aiuta i figli nell’altra libreria, in via Soderini – via dedicata allo statista fiorentino, accanito difensore della sua città – nota anche questa ai meneghini. Ma il ricordo di viale Tunisia è per lui angoscioso.

                                                                                      Franco Presicci

Indomabile il libraio di viale Tunisia

CHIUSA LA LIBRERIA NEL CENTRO DI MILANO

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