Come andranno le cose nelle case di riposo – Sul Coronavirus, dal Post

Come andrà questa volta nelle RSA?

Con l’arrivo della stagione fredda e delle sindromi influenzali, che inizialmente presentano sintomi indistinguibili da quelli della COVID-19, nelle strutture per gli anziani potrebbero esserci nuovi rischi legati alla pandemia. Nei mesi estivi, l’impiego delle aree comuni all’aperto, o degli ambienti interni con porte e finestre aperte per favorire il ricambio d’aria, ha permesso un parziale ritorno alla normalità nelle case di riposo e nelle RSA, con la possibilità per i loro ospiti di incontrare in presenza parenti e amici. Ora è però iniziato l’autunno, arrivano i primi freddi e gli ospiti frequenteranno per lo più gli spazi interni delle strutture, con qualche rischio in più.

Gli esperti e chi lavora nelle RSA ci hanno spiegato che comunque la situazione è notevolmente cambiata rispetto ai primi mesi della pandemia, quando il coronavirus causò la morte di migliaia di anziani, con focolai che in molti casi passarono a lungo inosservati prima di essere identificati e fermati. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, tra febbraio e aprile il tasso di mortalità per coronavirus e sindromi simil-influenzali nelle RSA e case di riposo italiane fu del 3,1 per cento, con picchi del 6,5 per cento in regioni come la Lombardia; il dato è probabilmente più alto, considerato che non fu possibile verificare con certezza le cause di moltissimi decessi.

Da allora le cose sono cambiate sensibilmente: nelle strutture è stata migliorata l’igienizzazione degli ambienti, si utilizzano mascherine e altre protezioni e ci sono molte più cautele nella gestione delle visite. L’estate ha permesso di organizzarle all’aperto, riducendo le forti limitazioni per i parenti, che durante la fase più acuta dell’emergenza non avevano alcuna possibilità di vedere i loro cari, sottoposti a un isolamento doloroso e difficile da gestire anche dal punto di vista psicologico, soprattutto per gli ospiti più fragili e con altre malattie. 
Carmela Bergamelli, 87, sits on a wheelchair as she talks with her parents standing at a distance, and is flanked by Maria Giulia Badaschi, director, at the elderly nursing home Fondazione Martino Zanchi, in Alzano Lombardo, Italy, Friday, May 29, 2020. After months of separation due to lockdown that did not avoid a record number of deaths, visits of relatives resume, at a distance. Police is investigating some 2,000 deaths between January and the end of April in the 65 residences for the elderly of the province of Bergamo. (AP Photo/Luca Bruno)

Alcune limitazioni restano, ci hanno spiegato i responsabili delle strutture, e sono inevitabili per tutelare i residenti: “Il virus nelle case di riposo è stato portato dall’esterno: trovo pretestuosa la polemica sulle limitazioni alle visite dei parenti, la prudenza vuole che si stia molto attenti” ha spiegato Franco Massi, presidente di UNEBA, la principale organizzazione di categoria del settore sociosanitario e assistenziale.

Certi problemi non sono stati risolti. Le strutture non hanno spesso risorse economiche sufficienti per offrire tutti i servizi di assistenza, così come scarseggiano gli infermieri dove è previsto un servizio base sanitario per gli ospiti. 

Nel complesso c’è un moderato ottimismo su come potranno andare le cose nei prossimi mesi nelle RSA e nelle case di riposo, a patto che sia mantenuta la massima prudenza.

Mascherine
A proposito di prudenza, ieri sera il sindaco di Genova, Marco Bucci, ha firmato un’ordinanza che rende obbligatorie le mascherine all’aperto nel centro storico e nel porto Antico: in città e provincia giovedì sono stati rilevati 63 nuovi casi positivi. In Campania, invece, è stato reintrodotto l’obbligo di mascherina anche all’aperto fino al 4 ottobre.E ci sono novità per i tamponi a scuola.
 

Dati
Nell’ultima settimana in Italia sono stati rilevati 11.298 nuovi casi positivi, il 15 per cento in più rispetto alla settimana precedente. È un nuovo aumento, dopo che nell’ultima rilevazione settimanale il dato era sceso per la prima volta in otto settimane. È una quantità che continua a essere più bassa di quelle di molti grandi paesi europei, come Francia, Spagna e Regno Unito: i primi due, nell’ultima settimana, hanno avuto singoli giorni in cui hanno registrato più casi di quelli accertati complessivamente nell’ultima settimana in Italia. Trovate gli altri dati qui.

200mila
Negli Stati Uniti martedì è stata superata la soglia di 200mila decessi rilevati e ricondotti alla COVID-19. Il paese continua a essere quello con il più alto numero di morti e di casi positivi rilevati, ora a circa 7milioni. Seguono India con 5,8 milioni e Brasile con 4,7 milioni.

Francia
Anche in Francia la situazione continua a essere molto difficile: ieri sera il governo ha comunicato che nelle precedenti 24 ore erano stati registrati 16.096 nuovi contagi da coronavirus, il numero più alto rilevato in un giorno dall’inizio dell’epidemia nel paese. I numeri di ricoveri e di decessi rimangono per ora relativamente bassi, se confrontati con quelli del picco dell’emergenza la scorsa primavera, ma le autorità locali invitano a non sottovalutare il problema e ci sono contrasti tra sindaci e governo sulle misure da adottare.

Aerei
La International Air Transport Association (IATA), l’organizzazione internazionale che raggruppa centinaia di compagnie aeree di tutto il mondo, ha chiesto che venga approvato un protocollo per sostituire i 14 giorni di quarantena, attualmente obbligatori per i passeggeri in molti paesi, con un sistema di test rapidi per rilevare l’eventuale presenza del coronavirus. La IATA ritiene che in questo modo si potrebbero tutelare i ricavi della stagione invernale, che si prevedono essere molto più bassi del normale, dopo un paio di trimestri in cui il trasporto aereo ha già perso milioni di passeggeri per le restrizioni in vigore nel mondo.

Se pensavate di andare al carnevale di Rio de Janeiro, l’hanno posticipato.
Due lotattori di sumo fuori dall’impianto sportivo Ryōgoku Kokugikan (AP Photo/Hiro Komae)

Dengue
Secondo un gruppo di ricercatori in Brasile, chi ha avuto la dengue potrebbe mostrare una qualche forma di immunità dal coronavirus, diventando meno esposto al rischio di sviluppare i sintomi della COVID-19. Il risultato della ricerca è stato anticipato dall’agenzia di stampa Reuters, in attesa che lo studio riceva le necessarie revisioni prima di essere pubblicato su una rivista scientifica. Ma è presto per ringraziare le zanzare.

Come non si fa un’app per il contact tracing ?

Supercoppa
Negli ultimi giorni si è parlato molto della Supercoppa UEFA, trofeo con cui inizia simbolicamente la stagione del calcio europeo, che si è poi disputata ieri sera a Budapest tra Bayern Monaco e Siviglia (ha vinto il Bayern). Se ne è discusso perché gli organizzatori hanno concesso l’ingresso a 20mila tifosi riempiendo per un terzo circa lo stadio, una sorta di test.

Promettente
Johnson & Johnson, una delle più grandi aziende nel settore farmaceutico, ha da poco avviato la fase finale di test clinici sul proprio vaccino sperimentale contro il coronavirus. L’azienda è in lieve ritardo rispetto ad altri concorrenti – come Pfizer, AstraZeneca e Moderna – ma la sua fase 3 sarà la più grande finora organizzata, con l’impiego di circa 60mila volontari. Non è ancora chiaro quando si potranno avere i risultati della sperimentazione, ma secondo Johnson & Johnson si potrebbe capire qualcosa sull’efficacia del vaccino entro la fine di quest’anno. Secondo diversi esperti, il suo è uno dei vaccini più promettenti.

Fiuto
Un passeggero atterra all’aeroporto di Helsinki, si strofina una salvietta sul collo, un cane l’annusa e segnala che il nuovo arrivato ha il coronavirus. Non è l’inizio di una barzelletta, ma la descrizione di come funziona un rigoroso esperimento scientifico in corso in Finlandia: a quanto pare i cani riescono a sentire l’odore del coronavirus.

Se venite a Faenza ci vediamo domani per Talk, altrimenti ci annusiamo martedì.
Buon fine settimana, ciao!

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