Come fare coi vaccini e le vacanze – Sul Coronavirus, dal Post

Da qualche giorno in molte regioni ci si può prenotare per la vaccinazione senza particolari limitazioni, a patto di avere più di 12 anni di età. Le richieste sono state molte e dovrebbero consentire di mantenere alto il ritmo delle vaccinazioni anche nei mesi estivi, a patto di trovare la giusta combinazione con i periodi di vacanza.

Il tema non è nuovo, sulle seconde dosi che per molti cadranno nel periodo delle ferie si è detto molto, ma con l’apertura delle vaccinazioni a tutti è tornato di stretta attualità e sta tenendo impegnate regioni e governo in un complicato confronto. 

I più preoccupati sono i presidenti delle regioni dove il turismo estivo è particolarmente importante per l’economia locale. Il timore è che la necessità di tornare nel proprio territorio di appartenenza per ricevere la seconda dose del vaccino possa disincentivare molti a viaggiare, e a trascorrere periodi di vacanza in regioni diverse dalla propria. 

In mancanza di una decisione comune, alcune regioni hanno iniziato a muoversi autonomamente. Piemonte e Liguria, per esempio, hanno stretto un accordo per scambiarsi i dati delle prenotazioni, in modo da vaccinare chi si sposta per turismo da una regione all’altra. Sul sistema non ci sono però molti dettagli e c’è qualche timore sulla sua messa in pratica, considerato che con l’apertura a tutti delle vaccinazioni la quantità di persone interessate potrebbe aumentare sensibilmente.

Giovedì la Conferenza delle regioni ha intanto approvato un documento nel quale si dice che la vaccinazione dei turisti nel luogo di vacanza debba riguardare solo la seconda dose e che «dovrebbe rappresentare una assoluta eccezione, considerata la relativa flessibilità della data della seconda dose». In problema è che in molte regioni questa flessibilità non c’è: per lo più per motivi pratici e organizzativi, viene comunicata una data per la seconda dose senza possibilità di modificarla in alcun modo. Ciò determina che alcuni rinuncino al vaccino, o che si sottopongano lo stesso alla vaccinazione confidando che nel frattempo cambino le regole sui richiami e ci sia una maggiore flessibilità nelle date.

La proposta delle regioni è stata presentata al governo in un incontro organizzato sempre lunedì, ma per ora non si è trovata una soluzione. Il timore è che l’introduzione di troppe variabili possa complicare la gestione delle vaccinazioni, in un momento in cui la priorità dovrebbe essere vaccinarsi il prima possibile. D’altro canto, senza un minimo di flessibilità c’è il rischio che molti preferiscano rinunciare al vaccino, rimandando a dopo l’estate la loro prenotazione per la prima dose.

Il generale Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, ha inviato una lettera alle regioni per chiedere «maggiore flessibilità» nella gestione delle prenotazioni. Figliuolo non ha parlato espressamente della possibilità di fare i vaccini in vacanza, ma ha chiesto di evitare che la seconda somministrazione coincida con i periodi di assenza dalle zone di residenza-assistenza-domicilio, ovvero nei periodi di vacanza.

«Già in fase di prenotazione dovrà essere possibile trovare la data migliore per il richiamo e far sì che già in quella fase si possa spostarlo eventualmente in un altro giorno nel range dei 42 giorni o delle 4-12 settimane. […] Dare flessibilità significa che con un numero verde, oppure andando online è possibile spostare la data in un altro giorno. Ritengo sia fattibile, nei tempi tecnici di adeguamento dei sistemi informatici».

Se ne discuterà ancora, anche se il tempo a disposizione non è molto e chi si prenota in questi giorni dovrà fare il richiamo tra luglio e agosto. Ordine sparso
Ormai lo sappiamo, la sanità in Italia è gestita per lo più dalle regioni e questo determina che ci siano regole e scelte diverse in ciascuna, nonostante il lavoro di coordinamento che cerca di fare il ministero della Salute. Confrontando politiche e scelte nelle varie regioni, l’impressione è che la gestione del sistema sanitario proceda in ordine sparso. 

Le scelte sulle vaccinazioni sono l’ennesima conferma di questa circostanza. Abbiamo preparato una mini guida su come si stia muovendo ogni regione per le vaccinazioni da poco aperte a tutti. La trovate qui, e potete naturalmente trovare altre informazioni consultando i siti della regione in cui vivete.
  La settimana
Considerati i dati dell’ultima settimana, possiamo dire che la situazione epidemiologica è sotto controllo in tutta Italia.

I nuovi casi positivi riscontrati sono stati 19.194, il 30,7 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti, mentre i decessi sono stati 549, il 38,9 per cento in meno rispetto alla settimana precedente. È una riduzione significativa che si accompagna a quella dei ricoveri in ospedale per COVID-19. La protezione delle persone con più di 80 anni offerta dai vaccini ha portato a una diminuzione dell’età mediana dei ricoverati, 62 anni, così come quella all’ingresso in terapia intensiva, 65,5 anni.

Il grafico qui sotto mostra alcuni dei dati più incoraggianti, cioè la percentuale dei posti letto in terapia intensiva occupati da malati di COVID-19 sul totale dei posti disponibili. Come si può notare, tutte le regioni sono rimaste al di sotto del 20 per cento. Anche l’andamento dei nuovi ingressi in terapia intensiva è molto chiaro nel segno di una forte riduzione.  Al momento in Italia 24,6 milioni di persone hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino contro il coronavirus, e di queste 12,3 milioni sono completamente vaccinati. Il 41,5 per cento della popolazione quindi ha ricevuto almeno una dose e più del 20 per cento ha completato il ciclo vaccinale. Negli ultimi sette giorni è stata superata più volte la soglia delle 500mila somministrazioni giornaliere, anche se mercoledì 2 giugno c’è stato un calo a causa del giorno festivo.

Qui trovate tutti gli altri dati, regione per regione.

Colori
Lunedì 7 giugno quattro regioni passeranno in area bianca: sono Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto, dove per tre settimane consecutive è stata registrata un’incidenza settimanale dei contagi da coronavirus inferiore ai 50 casi per 100mila abitanti. Si aggiungono a Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Molise, che erano passate in area bianca il 31 maggio.

Rialzo
L’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica, ha rivisto al rialzo le stime di crescita del prodotto interno lordo (PIL) italiano nel 2021 rispetto al 2020. A dicembre aveva stimato una crescita del 4,4 per cento, mentre ora la crescita per il 2021 è stimata al 4,7 per cento. Per il 2022 si prevede invece una crescita del 4,4 per cento.

L’ISTAT ha presentato questi nuovi dati spiegando che, nonostante la pandemia, nei primi mesi dell’anno lo scenario internazionale è stato caratterizzato da una decisa ripresa del commercio mondiale e da un progressivo aumento della produzione.

Sinovac
Mercoledì l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dato parere favorevole all’uso di emergenza del vaccino contro il coronavirus CoronaVac sviluppato dall’azienda di biotecnologie cinese Sinovac. L’OMS ha confermato che il vaccino protegge al 51 per cento dalla COVID-19 e che offre una protezione pressoché totale contro le forme gravi della malattia.

CoronaVac è il secondo vaccino cinese a ricevere un’autorizzazione di questo tipo dopo quello di Sinopharm. È importante perché renderà possibile l’impiego del vaccino di Sinovac nell’ambito del programma COVAX per l’equa diffusione dei vaccini, soprattutto nei paesi più poveri. Il vaccino è raccomandato per i maggiori di 18 anni e richiede la somministrazione di due dosi, a distanza di 2-4 settimane.

Rinforzino
Emirati Arabi Uniti e Bahrein permetteranno a chi ha ricevuto due dosi del vaccino cinese di Sinopharm di ricevere una terza dose del vaccino di Pfizer-BioNTech. La decisione è stata presa dopo che era stato rilevato che in alcune persone il vaccino cinese non stimolava un’adeguata produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario, e a causa delle nuove ondate di contagi che hanno colpito di recente i due paesi.

Gli Emirati Arabi Uniti avevano iniziato a somministrare il vaccino di Sinopharm alla popolazione lo scorso dicembre e quello di Pfizer-BioNTech ad aprile. Il Bahrein aveva invece autorizzato entrambi i vaccini a dicembre. A Nicosia, Cipro, una donna mostra l’esito del proprio test per il coronavirus al confine per passare nella parte turco-cipriota dell’isola (AP Photo/Petros Karadjias)
Costi
Al momento in Italia sono stati stanziati circa 1,42 miliardi di euro per l’organizzazione della campagna vaccinale, cioè per l’acquisto delle dosi dei vaccini, per l’allestimento dei punti vaccinali, per l’acquisto dei potenti congelatori necessari per conservare le dosi dei vaccini a RNA messaggero, per il trasporto di milioni di flaconcini in sicurezza e per le attività promozionali e di comunicazione.

Il numero è solo una parte minoritaria della spesa complessiva sostenuta per l’emergenza sanitaria: in totale sono stati messi a bando investimenti per 16,2 miliardi di euro dei quali ne risultano già aggiudicati 5,7 miliardi.

Considerata l’attenzione al tema dei vaccini, si potrebbe pensare che l’organizzazione della campagna vaccinale abbia concentrato gli sforzi economici dello stato e degli enti locali. In realtà le somme stanziate per le vaccinazioni rappresentano solo l’8,8 per cento del totale delle spese sostenute per l’emergenza coronavirus. Sui complessivi 16,2 miliardi di euro messi a bando, poco più della metà – 8,6 miliardi di euro, il 53,3 per cento del totale – è stata riservata all’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale come tute e guanti per gli operatori sanitari.

A queste spese vanno aggiunte anche le risorse previste per retribuire migliaia di persone, soprattutto medici e infermieri, che lavorano alla campagna vaccinale. Il decreto Sostegni ha stabilito le previsioni di spesa per tutto il 2021: per il coinvolgimento dei medici di medicina generale, dei pediatri e degli odontoiatri sono stati stanziati in totale 345 milioni di euro. 

Vaccinare un’intera nazione costa, ma costerebbe di più non farlo.

Proteste
Le proteste antigovernative delle ultime settimane in Colombia sono state represse con grande violenza dalle forze di polizia locali, arrivando a provocare in totale 59 morti e più di 2.300 feriti. Le prime manifestazioni erano state organizzate a fine aprile per contestare una proposta di riforma fiscale, poi abbandonata. Col passare dei giorni, però, le proteste erano diventate assai più estese e si erano rivolte contro le enormi disuguaglianze nel paese e la povertà, entrambi problemi che secondo i manifestanti sono stati esacerbati dalla cattiva gestione della pandemia da coronavirus da parte del governo.

Gel
I gel disinfettanti per le mani fanno ormai parte del nostro quotidiano, sono un po’ ovunque e ce li spalmiamo tra palmi e dita con una discreta naturalezza. Con il miglioramento della situazione epidemiologica in vari paesi, anche grazie ai vaccini, nelle ultime settimane c’è stato un calo delle vendite dei gel disinfettanti e molti produttori iniziano a chiedersi che cosa fare e come smaltire tutto il gel prodotto.

Il problema è già piuttosto evidente negli Stati Uniti, dove gli effetti della campagna vaccinale hanno portato l’opinione pubblica a considerare ormai finita l’emergenza coronavirus. La condizione di sollievo generale si nota nelle vendite dei prodotti che nell’ultimo anno sono stati ritenuti essenziali. Secondo un recente rapporto, nella prima settimana di maggio le vendite di disinfettanti per le mani sono diminuite dell’80 per cento rispetto al 2020 sul mercato statunitense. Molti supermercati si ritrovano con ingenti scorte di gel e prodotti igienizzanti e per questo stanno promuovendo vendite scontate, senza grandi risultati: migliaia di scatole di gel continuano a rimanere impilate sugli scaffali, invendute.

Cosa faremo di tutto questo gel disinfettante?

Comico
Un nuovo spettacolo disponibile da qualche giorno su Netflix sta ricevendo moltissimi apprezzamenti e commenti entusiasti dalla critica e dal pubblico: si chiama Inside e l’ha realizzato il trentenne americano Bo Burnham, pensandolo e girandolo interamente in casa durante la pandemia. È qualcosa di molto diverso da tutto ciò che si è visto in questi mesi di continui contenuti audiovisivi casalinghi: per l’inventiva nell’utilizzo delle luci, delle riprese e del montaggio, e per l’originale e ricercato formato narrativo.

Oltre a parlare dell’isolamento, Inside si occupa di tante altre cose, molto spesso attraverso canzoni (è uno spettacolo assai musicale): dal dibattito culturale e politico statunitense al ruolo delle tecnologie nella nostra vita, fino a soffermarsi a lungo sulla depressione e la salute mentale in generale. Con momenti molto divertenti e altri che usano toni e approcci piuttosto profondi.

Noi ci sentiamo il prossimo martedì, puntuali come sempre. Passate un buon fine settimana e mettete giudizio nelle tavolate. Ciao!

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