Commento al Vangelo di domenica 10 Gennaio 2021 a cura di Don Franco Galeone

10 gennaio 2021/Battesimo del Signore (B)

ASCOLTATELO!

Prima lettura: O voi tutti assetati, venite all’acqua (Is 55,1). Seconda lettura: Lo Spirito, l’acqua, il sangue (1Gv 5,1). Terza lettura: Tu sei il Figlio mio prediletto! (Mc 1,7) .

Risalire con noi dall’abisso

1) Ai luoghi biblici è spesso legato un significato religioso. Gerusalemme, il mare, il monte, la Galilea, la Samaria, il fiume Giordano … sono molto più che semplici indicazioni geografiche. Luca non specifica il luogo dove avvenne il battesimo di Gesù, ma vi allude Giovanni: “Avvenne in Betania, al di là del Giordano” (Gv 1,28), che quindi non va confusa con l’altra Betania di Giudea, attualmente parte della Cisgiordania, e sotto il controllo palestinese. La tradizione ha localizzato l’episodio a Betabàra (casa del guado), il luogo che il popolo d’Israele, guidato da Giosuè, ha attraversato per entrare nella Terra promessa. Nel gesto di Gesù sono dunque presenti richiami espliciti al passaggio dalla schiavitù alla libertà e all’inizio di una nuova conquista interiore. Ma Betabàra offre anche un altro richiamo: i geologi assicurano che questo è il punto più basso della terra: 400 m. sotto il livello del mare. La scelta non è casuale: Gesù è sceso dall’alto nel più profondo abisso per salvare l’uomo. Dio non abbandona e non dimentica nessuno!

Ecco il mio servo!

2) Il biblista protestante Bernhard Duhm, nel suo commento a Isaia (1892), evidenziò quattro canti attribuiti dalla tradizione a Isaia e che invece risalgono al periodo dell’esilio babilonese (550-539 a.C.). Questi quattro brani poetici e misteriosi (Is 42,1-7; 49, 1-6; 50, 4-9; 52,13-53,12), con caratteristiche affini, descrivono un giusto sofferente. Chi è questo personaggio? Una figura simbolica che rappresenta tutto il popolo d’Israele o un singolo individuo sofferente? Gli studiosi non sono ancora riusciti a dare un nome sicuro. Naturalmente per i cristiani questo servo del Signore è Gesù di Nazaret (At 8,30-35). Il canto poetico è un passo biblico di grande bellezza e ricco di significato, divenuto, purtroppo, un campo di battaglia teologico, utilizzato da cristiani e da ebrei come conferma delle proprie verità.

Alla riscoperta del proprio battesimo

3) Se chiedessimo: “Cos’è il battesimo?”, potremmo avere qualche risposta, perché “battesimo” e “battezzare” sono termini ricorrenti; significano: iniziare, inaugurare; abbiamo così il battesimo dell’aria,

di una nave, di un bambino.

Battesimo significa inizio. Il sacramento del battesimo ci rende figli

di Dio non in senso naturale ma adottivo; l’adozione non è solo esteriore ma interiore, per cui possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo Padre.

Questa è la nostra nuova dignità: formiamo la famiglia di Dio. Chi

ha adottato un bambino, può meglio comprendere questa verità. Non

si tratta di un’adozione a distanza, ma Dio chiama noi, estranei, nella sua casa, e ci dà tutto: nome, cognome, affetto, vita eterna. Questa

scena del battesimo è stata scritta per noi, perché almeno una volta all’anno facciamo memoria di questa misteriosa e dimenticata adozione. Purtroppo, nessuno di noi ricorda il giorno del suo battesimo. È un

male! Chi di noi ricorda di essere stato profumato con olio benedetto,

di avere ricevuto una veste bianca, di avere promesso di seguire Cristo

e di rinunziare al male? Ricordi lontani, e perciò è urgente riflettere su quell’inizio della nostra storia di salvezza: da quel momento siamo entrati nella chiesa, famiglia di Dio. Il battesimo di acqua, di privilegio, di separazione, lo hanno chiesto altri per noi; ma il battesimo di fuoco,

di consacrazione, di testimonianza, dobbiamo chiederlo noi. Nati e vissuti in una religiosità senza fede, in una cristianità senza cristianesimo, dobbiamo riscoprire, come i neocatecumenali, le esigenze e la grandezza della nostra fede. “Riconosci, o cristiano, la tua dignità!”. È difficile, perché viviamo in una religiosità scenografica, folkloristica, post-cristiana,

ricca di giocattoli religiosi, ma povera di valori autentici. Se pensiamo che la famiglia non è più oggi l’unica agenzia educativa; che i genitori non possono fare scelte definitive per i figli; che molti figli non avranno un’educazione religiosa; che molti genitori chiedono il battesimo per paura o per tradizione o per convenienza (un padrino importante!); se pensiamo che la legge 194 sull’aborto provoca un calo demografico; che dobbiamo convivere con culture e religioni diverse dalla nostra; che in Italia non esiste una legge specifica sull’eutanasia, e tuttavia, la Corte Costituzionale, ne permette la pratica; se pensiamo che solo il 15% di giovani fa riferimento al vangelo nella vita; che il 70% rifiuta l’etica della chiesa; che l’80% si stacca dalla parrocchia dopo la cresima … è a tutti evidente che cristiani non si nasce, ma si diventa! Nati e vissuti in una “religiosità da scenario” (“cristianità senza cristianesimo”, direbbe S. Kierkegaard), dobbiamo riscoprire le esigenze e la grandezza, la gioia e la fatica di essere cristiani

Non è facile, perché viviamo in un’epoca da molti definita post-cristiana, dove sarà sempre più necessario scegliere, rischiare, schierarsi. Qualcuno addirittura sostiene che i cristiani sono una razza in estinzione! Ciò che deve contare non è fissare la data o il ristorante o il regalo, ma percorrere insieme un cammino di fede. Noi oggi dobbiamo riscoprire la grandezza e le esigenze del nostro battesimo; purtroppo il battesimo non occupa nella nostra coscienza il posto che merita. Per questo, è necessario non tanto fissare la data del battesimo, ma percorrere un cammino di fede!

Dal “battesimo religioso” al “battesimo messianico”

4) Mentre il battesimo “religioso” è un rito che separa il neonato dalla comunione degli uomini, il battesimo “messianico” rende il battezzato solidale con tutte le gioie e le speranza del mondo, al di fuori di ogni discriminazione. È un compito di straordinaria importanza! Abbiamo tutti la possibilità di fare il bene nella famiglia, nella scuola, nella società. Questo vivere secondo le beatitudini dovrebbe diventare lo stile del cristiano, che dunque non si distinguerà più per il cumulo delle pratiche religiose; noi stiamo perdendo tante caratteristiche esterne, che ci distinguevano dagli altri; ma questa è una grazia: immergendoci nel mondo, come Gesù ha fatto con la sua incarnazione, noi troviamo continue occasioni per vivere il vangelo; noi siamo nella possibilità di vivere come fermento dentro la pasta; la pasta non è per il lievito, ma è

il lievito per la pasta; il mondo non è per i cristiani, ma i cristiani sono per il mondo. Il battesimo esce così dalle angustie sacrali e diventa invece assunzione di responsabilità.

Vide aprirsi i cieli … Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?

5) È interessante notare che l’evangelista Marco non parla della nascita e dell’infanzia di Gesù. Marco non precisa l’età, l’aspetto, le caratteristiche di Gesù; nessuna scheda biografica; solo qualche indicazione generica come “in quei giorni”, un accenno a Nazaret, un paese mai nominato nei libri sacri. Marco mette Gesù in fila con i peccatori, per essere battezzato da Giovanni. Gesù non si presenta come un separato: “È stato messo tra i malfattori” (Is 53,2). Cosa avvenne durante il battesimo di Gesù? Fondamentalmente due manifestazioni:

Vide aprirsi i cieli

I cieli chiusi indicavano il muro di separazione tra Dio e l’uomo.

Ecco perché la struggente preghiera: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”

(Is 63,19). Quella preghiera è stata esaudita, i cieli si sono aperti, finisce

il tempo del silenzio di Dio. Dio parla, anzi, manda la sua Parola, il suo Logos. La pace è fatta, l’alleanza è ristabilita. Lo Spirito scende su Gesù in forma di colomba; l’immagine farà discutere i teologi; a noi importa ricordare che si tratta dello stesso Spirito che alle origini aleggiava sul caos primordiale (Gn 1,2). Lo Spirito è presente anche ora, nella seconda creazione, con il battesimo di Gesù, che inizia una nuova storia del mondo nuovo. Quello che importa è che tutti possono vedere Dio camminare sulle nostre strade, partecipare alle nostre gioie e dolori. Se

si aprono i cieli è perché possiamo vedere meglio la terra, guardarci attorno. Costruire la civiltà dell’amore, lavorare per ricomporre la famiglia di Dio.

Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?

Sono parole che ricordano, da vicino anche se con spirito diverso, quelle altre del filosofo F. Nietzsche: “Vi scongiuro, fratelli, restate fedeli alla terra”. Gesù sostiene tutti quegli uomini e quei movimenti impegnati nella realizzazione della dignità e della giustizia. Una sorta di male-educazione religiosa ci ha abituati a guardare il cielo, svalutando le cose terrene.

Ci è stata insegnata che la vera dignità dell’uomo è la contemplazione.

E allora, più intensa si fa la fede, più distratto diventa il cuore davanti alla storia. La grande tradizione ascetica del cristianesimo sembra essersi costruita sull’ideale della “fuga mundi”. E in quest’ascetica sembrò che la fede cristiana si ricollegasse con i maestri della filosofia antica. Il compito del credente non è di starsene sulla terra a contemplare i cieli, ma di accettare la condizione itinerante, come una caratteristica della fede. Quindi la contemplazione cristiana si immerge nel divenire. Il suo vero luogo non è il cielo immutabile, le stelle fisse o la candida rosa, ma la terra degli uomini in faticoso cammino. Gli eremiti ci sono sempre stati, prima di Cristo e fuori del cristianesimo. Il desiderio della solitudine è

un profondo anelito dello spirito umano, ma può essere una forma di evasione alienante, in cui forse si nasconde del narcisismo religioso. Il Signore ci invita a tenere gli occhi sulla terra, perché la terra è un luogo teologico, è epifania divina, è regno di Dio che viene. Buona vita!

A cura del Gruppo biblico SHALOM. Per contatti: francescogaleone@libero.it

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