Commento al Vangelo di domenica 5 Dicembre 2021 a cura di Don Franco Galeone

II Domenica di Avvento – 5 dicembre 2021

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Prima lettura: Dio mostrerà il suo splendore in te (Bar 5, 1). Seconda lettura: Siate integri e irreprensibili per il giorno di Cristo! (Fil 1,4). Terza lettura: Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio (Lc 3,1).

La domenica “di Giovanni Battista”. L’evangelista Luca situa le vicende di Gesù in una precisa cornice storico-geografica. La sua non è una moda letteraria, ma è un insegnamento teologico: il centro della storia non è Roma o Gerusalemme, ma Dio. La storia della salvezza (kairòs) si innesta sulla storia dell’uomo (krònos), ma ne provoca, al tempo stesso, una svolta decisiva e imprevista. Con la nascita di Cristo comincia davvero un’altra storia e un’altra geografia! “Ecco, Io faccio nuove tutte le cose!” (Ap 21,5).

Prima lettura

2. In Israele, la donna che perdeva il marito o un figlio, indossava gli abiti del lutto, si copriva il capo con un velo. Affranta dal dolore si sedeva per terra, non preparava il cibo, non si lavava e non si ungeva con profumi. Così manifestava il suo dolore! La lettura paragona la città di Gerusalemme a una vedova triste alla quale, con violenza, sono stati strappati dalle braccia i figli: siede sconsolata, ricoperta della veste di lutto e rifiuta ogni parola di conforto. Il riferimento è a uno degli eventi più drammatici della storia d’Israele: la distruzione della città santa, la devastazione del suo territorio e la deportazione dei suoi abitanti. Come una mamma, Gerusalemme ha visto i suoi figli allontanarsi in catene, sospinti dai babilonesi crudeli. Era convinta che non li avrebbe mai più rivisti. Passano molti anni – forse cinquanta – e un giorno Dio fa sorgere fra gli esiliati un profeta, incaricato di recare un messaggio di gioia a colei che un tempo “era la grande fra le nazioni, la signora tra le province” e che ora “è divenuta come una vedova” (Lam 1,1). “Gerusalemme, è finito il tuo lutto! Deponi gli abiti laceri, avvolgiti di un manto splendente, il Signore sta per porre sul tuo capo un diadema di gloria. Non si è mai visto una vecchia avvizzita ringiovanire e tornare a essere una ragazza stupenda e incantevole”. La trasformazione del lutto in gioia – dice Barukh – sarà sotto gli occhi di tutti. Dio manifesterà lo splendore della Gerusalemme rinnovata “a ogni creatura sotto il cielo” e questo sarà il segno che nulla è impossibile per il suo amore.

3. Osea – il profeta che per primo ha impiegato l’immagine di Israele sposa del Signore – alludeva a un altro prodigio. Dio – diceva – si fidanzerà di nuovo con Israele, l’adultera, abolirà completamente il suo passato, con il suo amore le ridarà addirittura la sua verginità (Os 2,21-22). Come segno della trasformazione avvenuta, Gerusalemme riceve nomi nuovi. Dio ama cambiare connotati e nome alle persone, alle città, ai popoli. Ha chiamato Abramo, Sara, Giacobbe, Simone e ha dato loro un nome nuovo. Ha trasformato Gerusalemme – la città in rovina, “la schiava”, la vedova triste e avvizzita” – in una città chiamata “Leggiadra”, “Gioiello”, “Pace della giustizia”. Per un semita il nome non è una semplice designazione convenzionale, è sempre intimamente legato alla persona, s’identifica addirittura con chi lo porta. Fare un censimento significa asservire colui che viene schedato (2Sam 24), cambiare il nome indica l’attribuzione di una nuova personalità (Gn 17,5). Gerusalemme riceve nomi nuovi che indicano il suo destino: diverrà il luogo dove regnerà la vera pace, non quella apparente che è solo oppressione legalizzata, ma quella che è frutto della giustizia, cioè dalla realizzazione del progetto di Dio.

Dal Vangelo

4. Proviamo a mettere a fuoco questi personaggi storici di cui scrive Luca. Anzitutto l’imperatore romano Tiberio, figlio adottivo di Augusto e suo successore. A lui si associa, come emblema del potere romano in Palestina, Ponzio Pilato, governatore della Giudea. Dopo questi due personaggi imperiali, Luca fa sfilare alcuni “reucci” giudei, chiamati “tetrarchi”, un termine greco che indica la sovranità sulla quarta parte del regno di Erode il Grande. Il primo è Erode Antipa, figlio di Erode il Grande: egli governava la Galilea, e sarà lui ad assassinare il Battista. Il secondo è il suo fratellastro Filippo, responsabile di un paio di province a settentrione. Il terzo è Lisania, principe di una zona montagnosa vicino il Libano. A questo punto, Luca presenta le due massime autorità religiose giudaiche: il sommo sacerdote scaduto Anania, deposto dai romani, ma in realtà vera e propria eminenza grigia a Gerusalemme. La carica di sommo sacerdote era tenuta dal suo genero, Caifa; entrambi saranno coinvolti nel processo di Gesù. Grazie a tutti questi personaggi storici, Luca ci offre un Gesù storico, incarnato. Non un’esperienza mitica o mistica, ma reale e verificabile. E’ l’irruzione del divino nella storia, come scriveva il filosofo danese Kierkegaard: i due mondi dell’uomo e di Dio, della terra e del cielo sono entrati in contatto, non per un’esplosione ma per un abbraccio.

5. Giovanni il Battista invita a conversione gli ebrei di ieri e gli uomini di oggi. Noi forse ascoltiamo questo invito come se riguardasse i “lontani”. Noi, praticanti, messa tutte le domeniche, osservanza regolare dei dieci comandamenti, elemosine ai poveri e l’8 per mille alla chiesa … ci consideriamo già dei convertiti. Convertirmi io, nato e vissuto nella religione dei miei padri, diplomato e laureato all’università cattolica? Io cambiare testa, capovolgere i valori, pensare con un’altra logica, invertire la rotta? Sì, però dobbiamo prendere sul serio le parole di Giovanni il Battista, che invita a raddrizzare le strade della vita, ad abbassare i monti dell’orgoglio, a colmare i vuoti di una vita banale, a passare dal “cristiano della domenica” al “cristiano a tempo pieno”, a entrare nel deserto della preghiera, dove tacciono i potenti e le sirene, a valorizzare quelle cose che valgono in eterno e non quelle che si autocombustionano. Che scoperte dolorose e felici vedere che, attorno a noi, molti cristiani si sono già convertiti, come quella coppia che aveva già tre figli e ne ha adottato un quarto in affidamento! Come quell’amico che dedica molte ore del suo tempo libero a chi soffre! Come quella famiglia che invece di mettere i “vecchi” nell’ospizio, ne ha fatto il centro della casa e degli affetti! Sono loro, questi convertiti sconosciuti e feriali, a parlarci nel Vangelo di questa domenica.

6. Noi abbiamo una gerarchia imponente, chiese costose, artistiche e spesso sproporzionate al numero dei fedeli, una letteratura cristiana abbondante, sette sacramenti, un credo teologicamente perfetto, dieci comandamenti divini. La verità, però, è questa: nessuna struttura, per santa che sia, può salvare di per se stessa. Anche la Scrittura, ispirata da Dio, diventa lettera morta e uccide se non viene letta e ascoltata con fede. Lo stesso Cristo, salvava solo quelli che lo accostavano con fede, altrimenti era pietra di scandalo. La nostra religione trasmessa, tradizionale, abitudinaria, può essere il più grande ostacolo della nostra vita. Quando si legge questo, qualcuno pensa: via le strutture, niente leggi e prediche, niente. Certamente una chiesa senza amore ripugna, ma un vero amore produce anche la vera chiesa. Questo è un avvertimento grave per noi che presumiamo di appartenere a Cristo solo perché siamo battezzati. Buona vita!

השּׁרשים הקּדשים Le Sante Radici

Per contatti:francescogaleone@libero.it

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