Don Franco Galeone dà inizio al ciclo delle celebrazioni eucaristiche in lingua ebraica (rito cattolico)

VENERDÌ PROSSIMO, 31 C. M., ALLE ORE 17:00, IN CASERTA, PRESSO LA CAPPELLA DELL’ISTITUTO SALESIANO

Dopo la pausa estiva, riprende le attività il Gruppo biblico “Le Sante Radici” che, <<attraverso iniziative diversificate, anela a riscoprire le radici del Cristianesimo e incoraggiare il dialogo ecumenico nella convinzione che il Cristianesimo non è sorto “già bello e perfetto come Minerva dal cervello di Giove ed è un non-senso immaginare che il Cristianesimo sia sorto per una specie di generazione spontanea, senza padre né madre. Affermando questi collegamenti, non si vuole negare l’originalità di Cristo e del Cristianesimo, così come per esaltare questa originalità non si deve squalificare o demonizzare o ridicolizzare l’Ebraismo. Si deve, invece, affermare la grandezza e l’originalità del Cristianesimo “con” e “dentro” l’Ebraismo: questo non è il negativo su cui far risaltare il positivo del Cristianesimo. Per operare una svolta nella nostra mentalità, è necessario abituarsi a considerare l’Ebraismo come una realtà autonoma, e non in funzione di Cristo e della Chiesa. Oggi, a distanza di oltre 50 anni dalla Dichiarazione NAe, la “ideologia del disprezzo” (J. Isaac), volta a squalificare l’Ebraismo, è forse perdente; ma se è finita la “ideologia del disprezzo”, continua l’ignoranza nei confronti dell’AT, da molti ancora oggi considerato secondario, propedeutico, tipologico, allegorico, funzionale al NT. Ma dice l’apostolo Paolo: “I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29)>>. Il Gruppo biblico “Le Sante Radici” è animato e coordinato dal padre salesiano don Franco Galeone e dalla dott. ssa Maria Rosaria Fazio, donna di fede e di cultura, studiosa di mistica ebraica, coautrice di libri e saggi sulla mistica, cultura e storia ebraica. Il primo degli otto appuntamenti in calendario è per venerdì 31 c.m., alle ore 17:00, presso la Cappella dell’Istituto Salesiano dove, da oltre 10 anni ci si raccoglie per studiare la Sacra Scrittura nei testi originali (… sin dal 1955, gli israeliani di fede cattolica chiesero al Vaticano di poter utilizzare l’ebraico come lingua liturgica; una concessione che, al tempo della messa in latino, sembrava difficile ottenere; ma, da Roma arrivò il disco verde e l’ebraico poté essere utilizzato nella liturgia perché – si disse – è una lingua antica della Chiesa). Nel corso delle otto celebrazioni eucaristiche in lingua ebraica (rito cattolico!), si procederà a riflettere sulla beatitudine “Beati i poveri nello spirito” attraverso la Lectio Divina sulla Spiritualità dei Salmi (1, 14, 15, 35, 50, 51, 73, 146) dei “Poveri di IHWH” (Eucaristia del Signore, Rito romano, Lingua originale di Gesù di Nazaret). Memori della costante partecipazione e dell’esperienza, unica, vissute negli anni precedenti, i prossimi incontri saranno certamente pari, se non di maggiore intensità e ricchezza dottrinale e culturale: un ulteriore cammino di preghiera con la stessa lingua di Gesù, un singolare richiamo alle radici del cristianesimo, un’eccezionale occasione per intendere i “Salmi”. In questi giorni di vigilia, per non presentarci del tutto impreparati alla celebrazione della prima Eucaristia, abbiamo contattato Maria Rosaria Fazio la quale, con tanta pazienza e dolcezza, ci ha anticipato che “la partecipazione alle Eucaristie nel RITO CATTOLICO è un evento perché ci consente di pregare nella LINGUA DI GESÙ (ebraico), di riflettere sulle radici ebraiche dell’Eucaristia e di capire che tipo di rapporto ci sia fra Pasqua ebraica e Pasqua cristiana; partendo dalle origini, da come cioè gli ebrei celebravano – e continuano a celebrare – la Pasqua ebraica, tenteremo di capire perché è fondamentale, per un cristiano, ripartire dalla chiave di lettura ebraica per comprendere adeguatamente il gesto di Gesù durante l’ultima Cena, il mistero della Pasqua, il mistero della vita e della Risurrezione, vivo in ogni Eucaristia: prezioso sacrificio di Gesù e della Sua vittoria sulla morte, presente in mezzo a noi e fonte della nostra vita; il Cristianesimo delle origini è profondamente radicato nell’Ebraismo e non può essere compreso senza avere contemporaneamente una sincera simpatia e un’esperienza diretta del mondo ebraico; Gesù è un ebreo ed ebrei sono gli apostoli, Maria di Nazareth e Giuseppe; pertanto, non si può dubitare del loro legame alla tradizione dei padri; queste radici sono radici comuni che ci rendono fratelli; la Chiesa e il popolo ebraico sono legati da un profondo vincolo che non distrugge ma valorizza le due comunità e i singoli membri nelle loro specifiche differenze e nei loro valori comuni; Giovanni Paolo II disse che ‘chiunque incontra Gesù Cristo incontra l’Ebraismo’; GESÙ È EBREO E LO È PER SEMPRE. Questa liturgia ci dona l’energia luminosa della speranza”.

Paolo Pozzuoli

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